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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Stato di diritto

Orban rieletto, l'Ue si prepara a bloccare i fondi all'Ungheria

Gli osservatori Osce criticano le regole della campagna elettorale che ha visto il trionfo del premier uscente. Ma la Commissione ha preferito rinviare a dopo le elezioni lo scontro con Budapest

A meno di 48 ore dal trionfo alle urne del premier magiaro Viktor Orban, la Commissione europea ha annunciato che attiverà il meccanismo che permette di bloccare i fondi Ue ai Paesi che non rispettano lo Stato di diritto. La Commissione, in quanto guardiana del rispetto delle norme Ue, avrebbe potuto - secondo il Parlamento europeo, dovuto - attivare il meccanismo dalla sua entrata in vigore, ovvero dal primo gennaio 2021, per rispondere ai tanti casi di corruzione nel Paese e alle violazioni contro i diritti delle minoranze, l’indipendenza della stampa e della magistratura. Tuttavia, Bruxelles ha preferito attendere oltre un anno e tre mesi prima di agire.

Come previsto da diversi osservatori, l’esecutivo Ue ha aspettato la chiusura delle urne prima di notificare l’attivazione della procedura che potrebbe portare allo stop dei fondi europei al governo di Budapest. L’annuncio, di per sé ancora privo di valore legale, è arrivato durante il question time al Parlamento europeo con la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Interrogata per l’ennesima volta dagli europarlamentari sulle azioni della Commissione per far rispettare i principi europei sanciti dai trattati, von der Leyen ha annunciato che il commissario europeo al Bilancio, Johannes Hahn, ha informato le autorità ungheresi dell’intenzione della Commissione di “passare al passo successivo” e dunque di “lanciare formalmente il meccanismo di condizionalità dello Stato di diritto” per proteggere il bilancio dell’Ue. 

L’annuncio è stato accolto dall’applauso liberatorio della parte dell’Aula che chiede da tempo il rispetto delle norme per mettere un freno alla corruzione in Ungheria, in parte alimentata dal bilancio comunitario. Le polemiche sul governo di Budapest negli ultimi giorni hanno riguardato addirittura l’esito delle elezioni parlamentari che, secondo gli osservatori dell’Osce - "sono state ben amministrate e gestite professionalmente, ma viziate dall'assenza di condizioni di parità” tra i diversi candidati. 

“La mancanza di trasparenza e l'insufficiente supervisione dei finanziamenti della campagna”, secondo gli osservatori, “hanno ulteriormente avvantaggiato la coalizione di governo” mentre “la parzialità e la mancanza di equilibrio nella copertura giornalistica monitorata e l'assenza di dibattiti tra i principali concorrenti hanno limitato significativamente le opportunità degli elettori di fare una scelta consapevole”. Parole che hanno provocato l’ira del governo di Budapest, che ha accusato gli osservatori di essersi recati in Ungheria con il solo obiettivo di “accusare” l'esecutivo.

Con la rielezione di Orban sembra dunque destinato a riaprirsi lo scontro con Bruxelles messo in stand-by per evitare di trasformare le elezioni in Ungheria in una sorta di referendum tra l’Ue e il governo di Budapest. Tuttavia, la tattica dilatoria della Commissione non ha fatto altro che rendere palese l’influenza delle considerazioni di natura politica sulle attività di tutela dei principi fondanti dell’Unione. Un dovere della Commissione che, stando ai trattati, andrebbe svolto senza guardare al calendario delle scadenze elettorali. 

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