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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Braccio di ferro / Ungheria

Stangata di Bruxelles sul "sistema" Orban: stop a 7,5 miliardi di fondi Ue per l'Ungheria

La Commissione ha deciso di sospendere un terzo delle risorse per la coesione destinate a Budapest. Contestate irregolarità negli appalti e nei controlli

Irregolarità sistemiche negli appalti pubblici e nelle procedure di controllo e audit, e poche misure per rafforzare la lotta alla corruzione. Più in generale, il sospetto che la gestione delle risorse sia architettata in modo da favorire il sistema di potere intorno al leader, Viktor Orban, e ai suoi sodali. Con queste accuse la Commissione europea ha proposto di bloccare un terzo dei fondi della politica di coesione all'Ungheria. Si tratta di circa 7,5 miliardi, sui 22 totali destinati a Budapest per il periodo 2021-2027.

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"Regime ibrido"

Lo stop di Bruxelles dovrà ora essere confermato dai governi dei 27 Paesi membri, e arriva a pochi giorni dall'ennesima risoluzione con cui il Parlamento europeo ha chiesto all'Ue di intervenire per proteggere lo stato di diritto in Ungheria. Strasburgo contesta al governo di Orban di perseguire politiche che minano alle basi i principi e i diritti fondamentali del blocco, e di aver trasformato il Paese in un "regime ibrido di autocrazia elettorale". 

Per la maggioranza del Parlamento (ma non per partiti come Fratelli d'Italia e Lega, che hanno votato contro la risoluzione) a Budapest i problemi democratici riguardano "il funzionamento del sistema costituzionale ed elettorale, l'indipendenza della magistratura, la corruzione e i conflitti di interesse e la libertà di espressione, compreso il pluralismo dei media". Altre aree che destano preoccupazione sono "la libertà accademica, la libertà di religione, la libertà di associazione, il diritto alla parità di trattamento, i diritti delle persone Lgbtiq, i diritti delle minoranze, dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati".

Il sistema di potere

Ma al di là di tutto questo, o al di sopra di tutto questo, c'è il modo in cui l'Ungheria ha gestito in questi 12 anni di dominio incontrastato di Orban i fondi arrivati da Bruxelles. Budapest è tra i maggiori beneficiari netti del bilancio comunitario, insieme a Polonia, Romania e Grecia: in altre parole, riceve dall'Ue (e dagli altri Stati membri che sono contributori netti, come l'Italia, almeno fino a prima della pandemia), più risorse di quelle che versa. Per il 2021-2027, l'Ungheria dovrebbe ricevere intorno ai 30 miliardi tra i fondi di coesione e quelli per l'agricoltura. A cui aggiungere i 7,3 miliardi del Recovery fund. Nel complesso, valgono quasi un quarto del Pil annuale ungherese. 

Un bel bottino, su cui aleggia più di un un'ombra. Come emerge dal memorandum della Commissione su cui si basa la decisione di sospendere i programmi della politica di coesione, ci sono diverse evidenze che suggeriscono che le sempre maggiori brecce nello stato di diritto, in particolare nella giustizia, siano funzionali ad alimentare un ben preciso sistema di potere attraverso gli appalti pubblici. La direzione generale Bilancio della Commissione, per esempio, ha commissionato uno studio "su oltre 270.000 appalti pubblici ungheresi tra il 2005 e il 2021". Il periodo copre il prima-Orban (2005-2010) e il dopo-Orban (2010-2021). 

Ebbene, secondo lo studio, prima dell'arrivo del leader ungherese (o meglio del ritorno, dato che era già stato premier prima del 2005), "la probabilità di ottenere appalti pubblici (sia a livello nazionale che finanziati dall'Ue) da parte di aziende che possono essere considerate politicamente collegate sono state tra 1,5 e 2,1 volte superiori alla probabilità di successo per le aziende che non sono considerate politicamente collegate". Con l'arrivo di Orban, questa probabilità è salita a 4,4. Detto in altro modo, ogni 5 appalti pubblici, ben 4 sarebbero andati a imprenditori vicini politicamente al leader ungherese e ai suoi sodali di partito e di governo. 

Orban corre ai ripari

Per ovviare a questa situazione, lo scorso aprile, la Commissione ha avviato, per la prima volta, il meccanismo di condizionalità nei confronti di Budapest. Con tale meccanismo, Bruxelles può sospendere i pagamenti diretti a uno Stato quando le violazioni dello stato di diritto hanno o rischiano di avere un impatto negativo sul bilancio europeo. Le prime proposte del governo di Orban per venire incontro ai dubbi dell'Ue non hanno avuto successo. "La conclusione della Commissione è che le misure correttive proposte" dall'Ungheria "potrebbero in linea di principio affrontare le criticità in questione, ma a patto che vengano correttamente dettagliate in leggi e norme pertinenti, e attuate di conseguenza". Nell'attesa che questo accada, "ritiene che in questa fase permanga un rischio per il bilancio". Da qui, la sospensione di una parte dei fondi.

Orban, secondo quanto riportano i media locali, starebbe correndo ai ripari con un pacchetto di riforme che dovrebbe venire presentato la prossima settimana. Il pacchetto si dovrebbe articolare in diciassette disegni di legge che prevedono, tra l'altro, l'istituzione di un'autorità indipendente per la lotta alla corruzione e la creazione di un gruppo di lavoro per monitorare la spesa dei fondi europei. "La decisione odierna è una chiara dimostrazione della determinazione della Commissione a proteggere il bilancio dell'Ue e a utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione per garantire questo importante obiettivo", dice il commissario Ue al Bilancio, Johannes Hahn. 

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