Stop a dividendi in piena recessione? Ue: “Divieto non necessario”

Bruxelles fa appello alle banche perché usino tutte le risorse a disposizione per sostenere l’economia reale, prestando denaro a imprese e famiglie. Ma nessun giro di vite sulla distribuzione degli utili, come raccomandato dalla Bce

Source: EC - Audiovisual Service

Non pagare dividendi relativi agli anni finanziari 2019 e 2020, almeno fino al primo ottobre 2020”. Le raccomandazioni della Banca centrale europea di un mese fa lasciavano pochi spazi alle interpretazioni. Per far fronte al coronavirus, responsabile della crisi economica più profonda dalla nascita della moneta unica, i banchieri centrali sostengono con forza che tutte le risorse nelle casse degli istituti bancari vadano usate per “sostenere i prestiti a famiglie, piccole aziende e imprese durante la pandemia”. Un messaggio condiviso solo a parole dalla Commissione europea, che nel pacchetto di norme bancarie adottate oggi non ha previsto alcuno stop al pagamento degli utili, nonostante la piena recessione. 

"Mantenere aperti i rubinetti"

Nel pacchetto presentato ai giornalisti dal vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovkskis, ci sono invece una serie di modifiche mirate ad alleviare le norme prudenziali relative al settore bancario. Decisioni prese dall’esecutivo comunitario al fine di “massimizzare la capacità delle banche di erogare prestiti e assorbire perdite dovute al coronavirus”, come spiega una nota dell’esecutivo Ue. Bruxelles ha anche deciso di intervenire sul calendario di applicazione di nuove disposizioni in materia di contabilità, assicurando un trattamento più favorevole relativo alle garanzie pubbliche concesse durante la crisi e il rinvio della data di applicazione della riserva del coefficiente di leva finanziaria, oltre alla modifica delle modalità di esclusione di determinate esposizioni dal calcolo di tale coefficiente. Deroghe specifiche al settore, per consentire alle banche di “mantenere aperti i rubinetti di liquidità, in modo che le famiglie e le aziende possano ottenere i finanziamenti di cui hanno bisogno”, sostiene Dombrovkskis in conferenza stampa. 

Il divieto? Non è necessario

E a chi gli chiede per quale motivo l’esecutivo Ue non abbia deciso di vietare la distribuzione degli utili, il commissario lettone risponde: “Restrizioni su dividendi sono state raccomandate dalle autorità bancarie europee, ma vediamo che, al momento, il settore bancario sta seguendo tale raccomandazione senza ridurre la capacità di prestiti”. “Quindi non vediamo al momento la necessità di prendere provvedimenti legislativi, ma monitoriamo la situazione”, sottolinea Dombrovkskis. In altre parole, le banche - secondo il vicepresidente e commissario alla Stabilità finanziaria - starebbero rispettando quanto chiesto da Francoforte e ribadito dalla Federazione bancaria europea (Ebf), la lobby che riunisce 32 associazioni di categoria e rappresenta migliaia di istituti in tutta Europa. “In queste difficili circostanze, le banche, più che mai, stanno con i loro clienti”, afferma Jean-Pierre Mustier, presidente dell’Ebf. “Speriamo che le condizioni economiche si siano normalizzate entro ottobre - prosegue Mustier - e a quel punto i consigli delle banche europee dovrebbero essere in grado di rivalutare il loro dividendo”.

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Le raccomandazioni della Commissione

Rassicurazioni che hanno sortito l’effetto di convincere la Commissione europea a non introdurre un divieto esplicito, ma solamente di raccomandare lo stop alla distribuzione nella sua comunicazione interpretativa, un documento di 13 pagine per chiarire l’orientamento di Palazzo Berlaymont con riferimento a una serie di temi caldi del settore bancario. “Il numero sempre crescente di banche che hanno deciso di sospendere il pagamento dei dividendi - si legge nel documento - è encomiabile e tutte le banche dell'Unione sono esortate ad astenersi dal fare distribuzioni di dividendi e effettuare riacquisti di azioni finalizzati alla remunerazione degli azionisti durante il periodo della crisi Covid-19”. “Il settore bancario - auspica la Commissione - invierebbe quindi un segnale forte che è collettivamente impegnato a fare la sua parte per far fronte all’emergenza”.

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