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Obbligo Ue per pari stipendio tra uomini e donne, ma i deputati di Meloni e Macron dicono ‘no’

I socialisti accusano il centrodestra di aver “annacquato” una parte del testo che avrebbe imposto alla Commissione di “garantire uguaglianza di genere” nei trattamenti salariali

Doveva essere un obbligo forte e chiaro, invece rimane un invito che rischia di diventare lettera morta. La risoluzione approvata oggi dal Parlamento europeo chiede un intervento sul divario retributivo tra uomini e donne, che ancora allontana gli stipendi tra i due generi. La differenza media tra donne e uomini nell’Ue è del 16%, ma sale per i pensionati a quota 37%. Quello che chiedono gli eurodeputati alla Commissione europea - unica istituzione Ue che può proporre nuove norme - sono una serie di disposizioni vincolanti sulla trasparenza delle retribuzioni e sul divario retributivo tra i generi, da applicare sia al settore pubblico che a quello privato, nonché degli obiettivi chiari e un monitoraggio più efficace dei progressi compiuti. 

La polemica 

Sulla carta si tratta di una presa di posizione decisa, che rischia, secondo alcune voci critiche, di risolversi in un nulla di fatto. Il gruppo Socialisti e Democratici (S&D) accusa, infatti, l’intero centrodestra di aver “annacquato un emendamento” presentato dalla sinistra e che avrebbe permesso “di introdurre misure concrete e vincolanti per colmare il divario retributivo di genere”. 

La strana alleanza

I voti ai quali fa riferimento il gruppo S&D sono quattro e riguardano, appunto, lo stesso emendamento. Ma mentre l’Aula ha approvato la prima modifica, le altre tre sono state bocciate di pochi voti con un largo schieramento di contrari che va dai liberali di Renew alla destra nazionalisti di Identità e Democrazia. Una maggioranza che va dagli eurodeputati di En Marche!, movimento politico fondato da Emmanuel Macron, a quelli di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega. 

Il rammarico

“Per avere una reale uguaglianza e un'equa retribuzione, abbiamo bisogno di una direttiva che crei trasparenza, imponga sanzioni e indennizzi le persone colpite”, si rammarica l’eurodeputata socialista Evelyn Regner, presidente della commissione parlamentare per i Diritti della donna e l'Uguaglianza di genere. 

“Sono rimasta delusa nel vedere conservatori e liberali impreparati a colmare il divario retributivo di genere introducendo misure vincolanti”, dichiara la socialista Agnes Jongerius che, con riferimento alla risoluzione approvata, attacca: “Le belle parole non bastano”.

Trasparenza e sanzioni 

“Ciò di cui le donne hanno bisogno - conclude la Jongerius - sono le azioni: piena trasparenza retributiva nelle aziende pubbliche e private, nonché sanzioni e penalità in caso di trasgressioni”.

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