Per il Nobel Stiglitz l'Italia deve uscire dall'euro: "I vantaggi sono chiari"

Secondo l'economista lasciare la moneta unica non sarebbe necessario se la Germania non impedisse le riforme necessarie e permettesse di ridurre l'austerità, ma in questa situazione tornando alla lira "i benefici probabilmente supererebbero i costi"

La zona euro avrebbe bisogno di una riforma radicale, ma visto che questa non ci sarà a causa dell'opposizione di Berlino, l'Italia farebbe bene a uscire dalla moneta unica, una mossa rischiosa ma che porterebbe vantaggi “chiari, lineari e considerevoli”. Il suggerimento arriva dal premio Nobel all'Economia Joseph Stiglitz, che ha scritto una lunga analisi su Politico in cui, partendo dalla considerazione che Matteo Salvini e Luigi Di Maio fanno bene a richiedere una forte riforma dell'Europa, elenca quelli che ritiene essere i vantaggi dell'abbandono dell'euro per il nostro Paese. Lo studioso americano afferma che la zona euro “ha fortemente bisogno” di essere riformata, ma Bruxelles invece di mettere in moto queste riforme “ha introdotto forti restrizioni su debiti e deficit”, che rappresentano “ ulteriori ostacoli alla ripresa economica”. Quello che c'è da fare “è risaputo”, ma “il problema è la riluttanza della Germania” che impedisce ogni cambiamento, afferma Stiglitz.

La Grecia di Alexis Tsipras, che l'economista definisce “timida e inesperta”, avrebbe a suo dire dovuto rigettare i vari piani di salvataggio e uscire dalla moneta unica, ma non ha avuto il coraggio di farlo, e “il risultato è stata la stagnazione”, con il Pil del Paese che dal 2015 “è crollato del 25 percento dal suo livello pre-crisi”, e da allora “si è mosso appena”. Roma non deve fare lo stesso sbaglio. “In assenza di riforme significative, i benefici per l'Italia di lasciare l'euro sono chiari, lineari e considerevoli”, afferma chiaramente Stiglitz. “Un cambio più basso consentirebbe all'Italia di esportare di più. I consumatori sostituirebbero le merci importate con quelle italiane. I turisti troverebbero il Paese una destinazione ancora più attraente”, tutto ciò “stimolerà la domanda e aumenterà le entrate del governo”, e in questo modo “la crescita aumenterebbe e l'alto tasso di disoccupazione in Italia (che è all'11,2%, con il 33,1% di quella giovanile) diminuirebbe”, scrive Stiglitz.

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Naturalmente il Nobel sa benissimo che ci sarebbero difficoltà non da poco da affrontare in seguito a una scelta del genere, spiegando che la vera sfida sarebbe “lasciare la zona euro minimizzando i costi economici e politici”. Per farlo “sarebbe essenziale una massiccia ristrutturazione del debito”, che sia fatta “con particolare attenzione alle conseguenze per le istituzioni finanziarie” della Penisola. In un mondo ideale, afferma ancora Stiglitz, “l'Italia non dovrebbe lasciare l'eurozona”, e l'Ue potrebbe metter in atto le riforme necessarie, ma “in assenza di un cambio di direzione da parte dell'Ue nel suo insieme, l'Italia deve ricordare che ha un'alternativa alla stagnazione economica e che ci sono modi per lasciare la zona euro in cui i benefici probabilmente supererebbero i costi”. Se il nuovo governo italiano, conclude lo studioso, “dovesse navigare con successo in tale uscita, l'Italia starebbe meglio. E così il resto l'Europa”.

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