Stallo sulle nomine Ue, Sanchez smentisce Conte

Macron: "Basta essere ostaggio dei piccoli". Merkel: "Non solo piccoli, anche l'Italia era contro Timmermans"

L'intesa tra gli Stati europei sul nome del nuovo presidente della Commissione europea è più difficile del previsto e così il primo giorno del Consiglio Europeo straordinario, convocato proprio a questo scopo e durato ben 18 ore, è stato un fallimento con le capitali che si rimbalzano le responsabilità.

Conte: "Contro il pacchetto di Osaka"

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha affermato di essersi schierato contro il principio dello 'Spitzenkandidat', la scelta come presidente del capolista di uno dei partiti europei, sostenuto con forza dal Parlamento comunitario, e quindi di essersi opposto al socialista Frans Timmermans, che al momento resta il candidato con più appoggio. "In sostanza ci siamo ritrovati ieri, dopo lo scorso incontro del Consiglio europeo (il 21 giugno, ndr) in cui si era detto che il criterio degli 'Spitzenkandidat' non ci portava a soluzione; quindi quel criterio lo abbiamo abbandonato perché non funzionava. Dopodiché ci siamo ritrovati qui ieri per un pacchetto che era stato elaborato prima del G20 di Osaka, uno o due giorni prima, e per questo viene chiamato il pacchetto di Osaka”, ha spiegato Conte aggiungendo che quel pacchetto lo ha lasciato “molto perplesso” e quindi l'Italia si è messa alla guida di un blocco di minoranza per affossarlo. “Alla fine ci siamo ritrovati in 10 o 11 paesi” su posizioni critiche ha detto. A infastidire il premier sarebbe il fatto che la scelta di Timmermans sarebbe percepita come una scelta franco-tedesca e non collegiale.

Sanchez: "I popolari hanno fatto fallire l'accordo"

Diversa la ricostruzione del socialista spagnolo Pedro Sanchez che ha negato l'esistenza di un accordo di Osaka alla base dello stallo. “Dall'ultimo Consiglio Europeo siamo usciti" constatando che non c'era la maggioranza "su nessuno Spitzenkandidat", ma dopo i due capilista “uno del Ppe e l'altro del Pse hanno concordato che bisognava salvare la figura dello Spitzenkandidat e che, di conseguenza, la persona che poteva avere maggiore appoggio nel Parlamento Europeo era Frans Timmermans, per la presidenza della Commissione, e Manfred Weber come presidente del Parlamento Europeo”, ha spiegato. "Questo è stato l'accordo un accordo che noi abbiamo convalidato, che avevamo inteso che il Ppe aveva convalidato, e il Partito Liberale entrava nell'equazione in relazione ad un'ipotetica candidatura al Consiglio”, ha continuato, non citando i Verdi che pure sono ritenuti possibili alleati di una coalizione più spostata a sinistra. “Quando siamo entrati in questo Consiglio, ci siamo resi conto che l'accordo non era solido, non aveva l'appoggio della totalità del Ppe", ha poi aggiunto, addossando quindi ai popolari la responsabilità dello stallo.

Macron: "Siamo ostaggio dei piccoli"

“Questo fallimento è legato alle divisioni personali e a volte ad ambizioni personali, che non hanno posto attorno al tavolo”, ha denunciato invece il francese Emmanuel Macron che ha lamentato che il processo decisionale non può essere “ostaggio dei piccoli gruppi".

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Merkel: "Serve compromesso ampio"

Ma Merkel ha parlato dell'importanza di raggiungere un compromesso che abbia il più ampio consenso possibile, sottolineando come anche un Paese grande come l'Italia sia contrario a Timmermans. “Abbiamo dei grandi Stati membri che non hanno potuto accettare nessuna delle proposte fatte oggi e, quando si hanno 440 milioni di abitanti, ci si deve chiedere se sia meglio votare contro 100 milioni oppure prendere più tempo per trovare un compromesso", ha detto la cancelliera tedesca riferendosi alla posizione di Polonia e Italia contro l'olandese Timmermans. "Quello che è importante per me è non approvare con il 65,1% della popolazione europea”, la soglia minima per la maggioranza qualificata, ha spiegato Merkel secondo cui “questo sarebbe un po' poco”, e non basterebbe a evitare "tensioni negli anni a venire".

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