Domenica, 25 Luglio 2021
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Euro 2020, il rischio "calcolato" di Orban: a Budapest l'unico stadio senza restrizioni per il Covid

Per entrare alla Puksas Arena agli ungheresi basterà dimostrare di essere stati vaccinati, gli altri dovranno mostrare un tampone negativo. In tutto alle partite saranno presenti 68mila persone

Lo stadio Puskas di Budapest - foto archivio Ansa EPA/Tibor Illyes

A Euro2020 ci sarà uno stadio dove la pandemia di Covid-19, almeno guardando gli spalti, sembrerà un lontano ricordo: è la Puksas Arena di Budapest, impianto nuovo di zecca che, grazie a un decreto del governo guidato da Viktor Orban, potrà rimpiere tutti i 68mila posti previsti per i tifosi senza particolare restrizioni, se non l'obbligo di un test per chi non è vaccinato. Un modo, per il leader ungherese, di mostrare all'Europa e al mondo come il suo Paese stia combattendo con successo la pandemia.

A Budapest Francia-Portogallo

L'occasione per Orban, del resto, è ghiotta. La Puksas Arena ospiterà non solo la nazionale ungherese, ma anche le sfide contro la Francia campione del mondo e il Portogallo detentore del titolo continentale, oltre a uno dei match più attesi della prima fase, ossia quello tra i transalpini di Kylian Mbappé e i portoghesi di Cristiano Ronaldo. La cornice sarà  uno stadio nuovissimo, inaugurato nel novembre 2019 dal premier in persona, ma da allora rimasto praticamente vuoto a causa della pandemia.  Con Euro2020 gli spalti potranno essere finalmente riempiti: per entrare nello stadio ai tifosi stranieri sarà necessario mostrare un test Pcr negativo mentre per gli ungheresi basterà poter dimostrare di essersi vaccinati.

I timori degli esperti

Come dicevamo, per Orban è un'occasione importante per autocelebrare il proprio operato.  La campagna di immunizzazione in Ungheria, grazie anche ai vaccini cinesi e russi, sta procedendo a ritmo piuttosto spedito e, a oggi, più della metà della popolazione adulta ha ricevuto almeno una dose del vaccino, il tasso più alto nell'Unione europea dopo Malta.  L'Ungheria sarebbe quindi per Orban il "Paese più sicuro d'Europa".  Ma nonostante l'eccitazione del leader ungherese, la prospettiva di tribune affollate genera comunque preoccupazioni tra gli scienziari . Gabriella Lantos, esperta di salute militante in un partito di opposizione, ha definito "irresponsabile" comportarsi come se il coronavirs fosse scomparso.  "Non abbiamo ancora raggiunto l'immunità collettiva" poiché l'emergere della variante Delta, rilevata per la prima volta in India, "potrebbe innescare una quarta ondata", ha detto Lantos.  Dello stesso parere è anche  Peter Bernau, giornalista sportivo del quotidiano Nepszava, che sostiene che la vaccinazione non è sinonimo di immunità:  "68.000 vite potrebbero essere a rischio in ogni partita", ha dichiarato.

Stadio sold out

Ma l'eccitazione nella popolazione è tanta. "Gli ungheresi non vedono l'ora di ospitare per la prima volta un torneo del genere in quest'arena così moderna", ha sottolineato il caporedattore del quotidiano sportivo Nemzeti Sport, Gyorgy Szollosi. Come riporta l'Indipendant, il giornalista ha ricordato che il massimo splendore della nazionale ungherese c'è stato attorno agli anni '50 e '60, ma "purtroppo i tifosi non potevano viaggiare all'estero per assistere alle partitie a causa del regime comunista". Da quando, con la caduta della cortina di ferro nel 1989, le frontiere sono state riaperte, "l'Ungheria non si è più qualificata per i grandi tornei".  Per questo non stupisce l'entusiasmo degli ungheresi, che si sono precipitati per l'acquisto degli ultimi biglietti disponibili, andati sold-out in due ore sul sito della Uefa. "Dopo 500 giorni di reclusione, finalmente possiamo tornare sulle tribune", ha detto il gruppo ultras della "Brigata dei Carpazi".

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