Mercoledì, 28 Luglio 2021
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Il giallo dello Sputnik in Slovacchia: i vaccini consegnati da Mosca diversi da quelli valutati da Lancet

Secondo i media locali, l'agenzia del farmaco di Bratislava avrebbe trovato una composizione diversa delle dosi comprate dal governo, e costate il posto al premier, rispetto a quelle che avevano ricevuto l'ok di uno studio internazionale a inizio febbraio. Mentre l'Ema indagherebbe sulla presunta violazione degli standard etici da parte del produttore russo

Continua a essere avvolto dal mistero il vaccino russo contro il Covid-19, lo Sputnik V. In Slovacchia, dove il premier Igor Matovic si è dimesso dopo le polemiche scaturite per l'acquisto di 2 milioni di dosi dalla Russia mai utilizzate, spunta adesso un nuovo giallo: le fiale consegnate al governo di Bratislava e conservate in un magazzino non conterrebbero lo stesso medicinale che era stato valutato positivamente a inizio febbraio da uno studio pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica Lancet.

I dubbi sullo Sputnik

Secondo il quotidiano slovacco Dennik, un'analisi condotta dall'agenzia del farmaco nazionale sul primo lotto di 200mila dosi consegnate a Bratislava, avrebbe rivelato una composizione diversa da quella riportata nello studio di Lancet, secondo cui l'efficacia del vaccino russo è quasi del 92%. Un dato che, insieme ai ritardi nelle consegne di Astrazeneca, aveva portato l'Ungheria e la Slovacchia a ordinare lo Sputnik nonostante il vaccino non sia stato ancora autorizzato dall'Ema, l'agenzia Ue del farmaco. L'Austria è in trattative per acquistarne 1 milione di dosi. E anche in Italia e Spagna, alcune forze politiche e autorità regionali avevano fatto pressioni per spingere i rispettivi governi ad accaparrarsi le dosi del vaccino russo.

Se l'Ungheria ha assicurato di aver già somministrato delle dosi di Sputnik, lo stesso non è avvenuto in Slovacchia, dove le fiale sono rimaste chiuse in un magazzino in seguito ai dubbi degli esperti sanitari del governo. Dubbi aumentati dopo la fuga di notizie sui test che ha condotto l'agenzia slovacca del farmaco, la quale, sempre secondo il quotidiano Dennik, sarebbe orientata a consigliare lo stop alla somministrazione del vaccino russo, per via di informazioni incomplete o imprecise da parte del produttore. Inoltre, l'agenzia di Bratislava chiede di attendere l'esito dei test che sta conducendo l'Ema.

L'accusa di violazioni etiche

Proprio l'Ema, secondo il Financial Times, starebbe inoltre indagando sulle presunte violazioni degli standard etici internazionali da parte del produttore russo. Secondo il quotidiano britannico, che ha ascoltato alcune persone vicine al dossier, i test sullo Spuntnik non sarebbero stati gestiti  nel rispetto del Gcp, lo standard concordato a livello internazionale volto a garantire che le sperimentazioni sui farmaci siano progettate e condotte correttamente. La Russia aveva già reso noto che i militari e gli impiegati statali erano stati coinvolti nei test del vaccino sviluppato da un laboratorio statale e finanziato dal Fondo russo per gli investimenti diretti, il fondo sovrano del Cremlino. Reuters aveva riferito che alcuni dei partecipanti avevano dichiarato di essere stati sotto pressione dai loro superiori. Ma Kirill Dmitriev, capo del Fondo russo, ha negato l'uso della coercizione: "Non c'era pressione e Sputnik V ha rispettato tutte le pratiche cliniche", ha dichiarato al Financial Times. Sempre il Fondo russo ha anche assicurato che i ritardi nella produzione del vaccino, che sarebbe stato approvato da 58 Paesi nel mondo, verranno recuperati nei prossimi mesi. 

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