Sponsorizza un rifugiato: il modello di accoglienza canadese che l'ONU vuole esportare in Europa

Gruppi di persone raccolgono fondi per assicurare affitto e cibo per un anno a uno o più rifugiati, oltre ad aiutarli nel processo di integrazione. Un sistema nato nel 1979 ma rilanciato da Justin Trudeau sulle ali della crisi siriana. Ed è un successo

Rifugiati siriani da re-insediare. © European Union , 2017 / Source: EC - Audiovisual Service

Sponsor comunitari per aiutare, economicamente ed emozionalmente, un rifugiato. E' questo il modello canadase che ha permesso di accogliere oltre 300 mila persone e che l'UNHCR, l'Agenzia dell'Onu per i rifugiati, sta provando ad esportare in Europa.

Fondi e integrazione

Per poter fare da padrino a un rifugiato bisogna in primo luogo raccogliere una somma tale da permettere di appoggiare la persona durante un anno, la cifra varia a seconda del numero di persone che si accolgono, ma per un individuo possono andar bene 10-12 mila dollari canadesi, dai 6.650 agli 8.000 euro.

C'è chi, come Felisa Ponce, figlia di rifugiati e co-fondatrice di Toronto Friends of Refugees organizza concerti, pranzi e cene ed anche corsi di yoga per recuperare i soldi con cui pagare una stanza in un appartamento e riempire il frigo, per esempio, a Selam Andemichael, profuga eritrea scappata dal suo paese a 16 anni ed ora felicemente installata in Canada. I membri di Toronto Friends for Refugees aiutano il rifugiato che sponsorizzano anche con corsi di lingua, spiegandogli la vita del quartiere e cercando di integrarlo nella comunità in cui è accolto. 

L'effetto Trudeau

Canada è pioniere in questo tipo di programma di patrocinio dei rifugiati, lanciato nell'ormai lontano 1979, esperienze simili sono state poi riprodotte in Regno Unito, Argentina e Irlanda, ma è nel 2015 che il progetto ha trovato nuovo slancio proprio nella sua culla natale. L'allora candidato a premier Justin Trudeau promise di accogliere 25 mila rifugiati siriani, dal novembre 2015 ad oggi i siriani ricollocati in Canada sono stati 40 mila, di questi il 45% è arrivato grazie al patrocinio comunitario o a quello misto, in questo caso una parte dei costi viene pagata dalla comunità che si fa carico del rifugiato e una parte dallo Stato. 

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Comunitario è meglio

Il modello del patrocinio funziona meglio perché, spiega Kate O'Malley, vice direttrice del programma mondiale di reinsediamento dei richiedenti asilo dell'UNHCR, "richiede la partecipazione di tutta la società e per questo crea legami più resistenti con i nuovi arrivati e facilita la loro integrazione". 

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