menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
HUGO PHILPOTT - ANSA

HUGO PHILPOTT - ANSA

Agente infiltrato andava a letto con la donna che spiava, ora lei vuole che sia processato

Un'attivista ambientalista ha avuto una relazione con un poliziotto sotto copertura e chiede che sia condannato per reati sessuali: “Se avessi saputo chi era non avrei potuto avere un rapporto consenziente”

Sono stati insieme per sei mesi e hanno avuto una “relazione intensa”, fisica e sentimentale. Peccato che lui non fosse quello che lei credeva, ma un agente sotto copertura che aveva il compito di spiarla. Un'attivista ambientalista britannica vuole portare in tribunale per crimini sessuali la spia che era stata mandata a controllare lei e il suo gruppo politico, e che l'aveva anche convinta ad avere una relazione intima con lui. Come racconta il Guardian Monica, nome di fantasia dato alla donna per proteggere la sua identità, è la prima donna a intraprendere un'azione legale per ribaltare la posizione della procura che finora è stata quella di non procedere con casi come il suo, che a quanto pare non sono affatto isolati.

"Se avessi saputo che Jim Boyling (questo il nome dell'infiltrato, ndr) era un funzionario di polizia in servizio - pagato per ingannare, controllare e manipolare il gruppo di azione diretto ambientalista di cui facevo parte - non avrei mai potuto consentire l'intimità sessuale con un tale individuo", ha dichiarato la donna. Alla corte di Londra, la sua rappresentante legale, Phillippa Kaufmann, ha detto che si trattava di un caso "veramente eccezionale". "Boyling non mentiva su alcune caratteristiche personali come la sua ricchezza o le sue amicizie. Il suo inganno era sponsorizzato dallo Stato e riguardava ogni aspetto della sua identità a parte il suo corpo”, ha affermato. Monica incontrò Boyling nel 1997 mentre faceva parte del gruppo ambientale Reclaim the Streets. Quando la loro storia finì l'agente ebbe una relazione sessuale con altre due altre attiviste del gruppo.

Il difensore dell'agente, Gareth Patterson, ha ribattuto che “l'inganno di Boyling sul nome e sull'occupazione non dimostra di per sé che la donna non fosse consenziente. L'inganno non è stato effettuato per ottenere rapporti sessuali, ma piuttosto era un requisito obbligatorio del suo impiego come ufficiale sotto copertura che agiva nell'interesse pubblico".

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

EuropaToday è in caricamento