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La trans Omaira Perdomo, giocatrice di pallavolo professionista in Spagna - foto Ansa EPA/ELVIRA URQUIJO A.

La trans Omaira Perdomo, giocatrice di pallavolo professionista in Spagna - foto Ansa EPA/ELVIRA URQUIJO A.

In Spagna le trans potrebbero presto competere nello sport nella categoria del genere registrato

Una proposta di Podemos mira a eliminare tutti i requisiti biologici, ma la cosa andrebbe in contrasto con gli standard internazionali del Comitato olimpico. Contrarie le femministe: "Non è eliminando il sesso di una persona che si eliminano le discriminazioni"

In Spagna le transessuali potrebbero presto poter partecipare alle pratiche sportive, eventi e competizioni in base “al sesso registrato”, senza che a loro sia imposto alcun test di verifica del genere. Questo è quanto prevede una bozza di legge sull'uguaglianza reale ed effettiva delle persone transessuali voluta da Irene Montero, ministro per le Pari opportunità e membro del partito di estrema sinistra Podemos, che dovrebbe arrivare già in questo mese al Consiglio dei ministri.

Le critiche delle femministe

La giocatrice di pallavolo delle Canarie Omaira Perdomo è stata la prima donna transgender a raggiungere l'élite di uno sport in Spagna, giocando nella “Serie A” del Paese. È successo quattro anni fa, quando il regolamento della sua federazione richiedeva ancora cure chirurgiche e cure ormonali, un intero tormento legale che la nuova legge vuole eliminare. Diverse organizzazioni femministe spagnole hanno espresso però forti perplessità e hanno formato l' “Alleanza contro la cancellazione delle donne” per protestare contro il piano, dicendo che temono che l'eliminazione del sesso come categoria biologica "renda invisibile l'elemento principale su cui si basa la disuguaglianza strutturale contro le donne", e che la cosa renderebbe le politiche sociali rivolto a donne potenzialmente inutili.

Le regole internazionali

Come racconta El Pais il Consiglio superiore dello sport (Csd) non intende al momento commentare gli effetti che questa norma potrebbe avere sulla competizione sportiva, ma alcuni dubbi emergono fin da ora: come il fatto che la decisione sulla partecipazione "secondo il sesso registrato" si scontra con le regole di tutte le federazioni internazionali. Di fatto, potrebbe accadere che una donna trans venga proclamata campionessa di Spagna in uno sport, ma che le venga vietato di partecipare a competizioni internazionali, dove l’obiettivo è la ricerca dell'uguaglianza tra i partecipanti dal punto di vista delle doti fisiche, per garantire una competizione leale. Nei tornei internazionali non si pratica più la verifica diretta del sesso. Fino al 2004 le donne trans che volevano partecipare ai giochi olimpici dovevano sottoporsi a una terapia ormonale e a un intervento chirurgico per rimuovere gli attributi sessuali esterni per passare il controllo. Poi, si è passati allo studio, più discreto, dei cromosomi. Infine, l'ultimo regolamento del Comitato olimpico internazionale, che elimina la necessità di operazioni chirurgiche, stabilisce che chi vuole partecipare come donna deve dichiararsi donna e che non può cambiare sesso per almeno quattro anni per poter praticare lo sport. Inoltre, viene fissato un tetto di dieci nanogrammi per millilitro di testosterone come massimo per una donna che intenda partecipare a eventi femminili e questo le richiederà di prendere farmaci per bloccare il cosiddetto ormone maschile.

Il caso Semenya

Al contrario, per le donne che fanno la transizione verso gli uomini non c'è nessun requisito. Questo perché fisicamente gli uomini sono potenzialmente più forti, e quindi quando diventano donne conservano alcune caratteristiche fisiche di un uomo e questo le avvantaggerebbe. Alcune federazioni internazionali, come l'atletica, il tennis e il ciclismo, sono ancora più severe del Comitato Olimpico Internazionale e hanno abbassato a 5 nanogrammi per millilitro il livello di testosterone per partecipare alla categoria femminile. Altri, come l'unione internazionale di rugby, proibisce rigorosamente ai transessuali di giocare con le donne. L'atletica ha anche fissato il limite di cinque nanogrammi per le donne intersessuali (quelle con un diverso grado di sviluppo sessuale) che pur essendo biologicamente donne sono iperandrogeniche e producono più testosterone di quello che è considerato normale. Famoso il caso della sudafricana Caster Semenya, a cui fu chiesto di prendere farmaci per ridurre il suo testosterone, richiesta contro la quale fece battaglia. La norma è arrivata alle Nazioni Unite, che l'ha definita discriminatoria e ne ha chiesto il ritiro.

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