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Domenica, 26 Maggio 2024
NextGenerationEU / Spagna

La Spagna raddoppia sul Pnrr: chiesti altri 95 miliardi di fondi

Madrid non è preoccupata dalla mole di progetti del piano di ripresa, e adesso vuole anche la fetta di prestiti non riscossa. Una mossa che "impoverisce" l'Italia indirettamente

Se in Italia i recenti ritardi nell'attuazione del Pnrr hanno spinto alcuni esponenti del governo a proporre di rinunciare a una parte delle risorse del piano di ripresa europeo (quella alimentata con i prestiti Ue), la Spagna prende tutt'altra strada: l'esecutivo di Pedro Sanchez ha chiesto alla Commissione europea di poter ottenere 95 miliardi di euro di finanziamenti aggiuntivi nell'ambito del NextGenerationEU, raddoppiando così la sua dotazione complessiva.

Si tratta in gran parte dell'ammontare dei prestiti che Bruxelles aveva assegnato a Madrid quando ha diviso la torta del piano di ripresa tra gli Stati. La Spagna aveva inizialmente rifiutato di attivare tali prestiti, preferendo concentrarsi sui sussidi a fondo perduto. Stando al regolamento del NextGenerationEU, Madrid aveva comunque tempo fino al 2023 per richiedere i fondi aggiuntivi. Il precipitare della situazione politica, con la decisione di Sanchez di convocare le elezioni anticipate a giugno, ha spinto il governo spagnolo di centrosinistra ad affrettare decisione e tempi. La richiesta di accedere ai prestiti prevede l'impegno a portare avanti ulteriori 18 riforme e 25 grandi piani di investimento, con 28 miliardi destinati a progetti industriali strategici.

Il nuovo carico di lavoro non sembra impensierire Madrid. Finora, la Spagna ha incassato dall'Ue circa 37 miliardi di sussidi sui 77 previsti nel complesso, ossia poco meno del 50% del bottino complessivo degli aiuti a fondo perduto. L'Italia, contando i soli sussidi, è ferma a 28 miliardi, tanto per fare un paragone. Certo, non mancano neanche in Spagna le difficoltà nel portare avanti i progetti, ma per il momento non ci sono stati ritardi sul ruolino di marcia, e l'ultima tranche di fondi è stata sborsata da Bruxelles lo scorso marzo.

Ora, la sfida di spendere altri 95 miliardi, di cui 84 in prestiti. Per Madrid, il fatto di aver ritardato la richiesta della seconda parte dei fondi del suo Pnrr potrebbe essere stato un vantaggio rispetto, per esempio, al nostro Paese: il nuovo piano tiene infatti conto dello scenario economico determinato dalla guerra in Ucraina e dall'inflazione. Due fattori che non c'erano quando l'Italia contrattò il suo Pnrr con Bruxelles, e sui quali il governo di Giorgia Meloni sta facendo leva per modificare gli accordi presi dal suo predecessore Mario Draghi.

Per Meloni, poi, la richiesta spagnola di accedere ai prestiti potrebbe essere una cattiva notizia: tali risorse, infatti, se non utilizzate da chi ne aveva per primo diritto (ossia Madrid), potevano essere richieste da altri Stati per portare avanti i progetti del RePowerEU, il piano per la transizione energetica lanciato dalla Commissione in risposta alla crisi ucraina. Non a caso, insieme all'attivazione dei nuovi fondi, la Spagna ha presentato un capitolo di progetti e riforme proprio su questo piano: 8 miliardi "volti a emancipare ulteriormente il Paese dai combustibili fossili russi", scrive la Commissione. 

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