Una donna si 'candida' a fare il vescovo: "Serve una rivoluzione nella Chiesa cattolica"

La provocazione della teologa francese Anne Soupa che pensa che la Chiesa debba ritrovare "la grande tradizione emancipatrice di Gesù che ha smantellato i codici culturali della sua epoca"

Anne Soupa

Ha voluto lanciare una sfida, per quanto simbolica, a una Chiesa che ritiene abbia bisogno di modernizzarsi. E così una donna in Francia ha deciso di 'candidarsi' alla carica di arcivescovo, in una istituzione dove le donne sono ancora relegate a ruoli marginali.

La sfida di Soupa

Si tratta della teologa Anne Soupa che vorrebbe sostituire l'ormai 'emerito' monsignor Barbarin, che lo scorso marzo ha lasciato la guida dell'arcidiocesi di Lione. Una sua, a dir poco improbabile, nomina “sarebbe una rivoluzione ma c'è bisogno di questa rivoluzione” nella Chiesa cattolica, ha detto parlando a France 2. La teologa fondatrice nel 2008 del “Comité de la Jupe” (Comitato della gonna), creato per rivendicare un maggiore riconoscimento del ruolo delle donne nel Vaticano, ritiene che “non si può pretendere nel 2020 di governare una Chiesa come se fossimo ancora nel Diciottesimo secolo”. Soupa lamenta che, a differenza di quanto avviene ad esempio nella Chiesa anglicana, in quella Cattolica “nessuna donna è prete, diacono, vescovo o può far sentire la sua voce nei sinodi”, e insomma “nessuna ha una posizione importante”.

Donne "invisibili"

A loro è consesso dedicare la propria vita all'apostolato, ma soltanto come suore o monache, ma gli è precluso il sacerdozio, come ribadito nella lettera apostolica "Ordinatio sacerdotalis" di Giovanni Paolo II del 1994, un cui papa Wojtyla stabilì che “la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l'ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa”. A causa di questo impedimento per Soupa di fatto le donne “sono invisibili”.

Il problema delle molestie

E a suo avviso questo è un problema anche alla luce delle tante denunce di abusi sui minori che sono state fatte negli ultimi anni. Per lei la presenza delle donne “sarebbe preziosa” e “romperebbe il cameratismo degli uomini” che spesso “si difendono tra di loro, non denunciano” creando un clima che ha portato “alla legge del silenzio”.

Vescovi laici

Al di là del suo essere donna la sua candidatura non ha un vero senso, se non provocatorio, come lei ben sa. La nomina di un arcivescovo non segue alcuna candidatura: è il papa a scegliere tra i nomi proposti dal nunzio apostolico. Questo ruolo però teoricamente le sarebbe precluso in quanto donna, ma non in quanto laica. Quella dei porporati laici, vescovi non scelti tra preti o diaconi, è una pratica in disuso ma non estranea alla storia della chiesa, anche se dal Settecento è progressivamente diminuita fino a sparire nel 1858, quando il beato Pio IX creò l'ultimo cardinale laico: Teodolfo Mertel, un avvocato della Rota romana, figlio di un panettiere bavarese e ministro dello Stato pontificio.

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Gesù emancipatore

Soupa non è nuova a posizioni progressiste e sferzanti. In passato affermò che la Chiesa doveva ritrovare “la sua grande tradizione emancipatrice” ricordando che “Gesù ha smantellato i codici culturali della sua epoca”. Per lei dare un maggior ruolo alle donne non sarebbe “una concessione di moda, allo spirito del tempo, ma un ritorno coerente al messaggio originale, alla sua tradizione ugualitaria”.

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