Sgomberato il Liebig 34, simbolo delle occupazioni di sinistra di una Berlino che non c'è più

Il centro sociale era stato fondato nel 1999 e si definiva un progetto abitativo "anarchico-queer-femminista"

Il Liebig 34 - foto Ansa EPA/FILIP SINGER

Berlino ha perso un altro squat, un altro di quei luoghi che un tempo erano uno dei marchi di fabbrica della città dall'anima alternativa e che adesso sono sempre più soltanto un ricordo del passato. La polizia tedesca ha sgomberato il Liebig 34, nel quartiere Friedrichshain, un centro sociale che era stato occupato più di 30 anni fa e che era una delle ultime roccaforti della sinistra radicale nella capitale tedesca. Lo sgombero non è stato semplice e per metterlo in atto le forze dell'ordine hanno inviato 1.500 agenti da otto diversi Stati della federazione, tra cui unità speciali.

All'interno del palazzo erano barricate 57 persone e all'esterno centinaia di manifestanti sono scesi in piazza per proteggere uno dei simboli dei movimenti autorganizzati che prima pullulavano nella città un tempo divisa tra il blocco occidentale e quello comunista. Dopo la caduta del muro nel 1989, molti studenti, giovani e gruppi di comunisti e anarchici radicali avevano iniziato ad occupare edifici abbandonati in diverse zone della parte orientale della città, contribuendo alla loro trasformazione in quartieri alternativi. Tra i dimostranti, in gran parte vestiti di nero e con i volti coperti, e la polizia sono scoppiati anche violenti scontri.

Gli occupanti di Liebig34 hanno affermato che al loro avvocato è stato proibito di entrare in casa o di parlare con l'ufficiale giudiziario, e per questo a loro avviso "lo sfratto è ancora illegale". "È contrario ai diritti umani buttare persone per strada nel mezzo di una pandemia, quando non possono pagare l'affitto", ha dichiarato l'avvocato all'Agence France-Presse. Liebig 34 si definiva un progetto abitativo "anarchico-queer-femminista", e nell'edificio coperto di bandiere e graffiti era stato offerto rifugio a donne, trans e intersessuali dal 1999. Gli occupanti utilizzavano un bar gestito autonomamente e un centro culturale per raccogliere i soldi per pagare l'affitto, dopo che nel 2008 l'edificio era stato acquistato da un'investitrice che aveva lasciato agli occupanti il diritto di restare ma facendogli un contratto di affitto decennale.

Come racconta la DW la proprietaria del palazzo, Gijora Padovicz, ha rifiutato di rinnovare il contratto nel 2018 e ha avviato un procedimento giudiziario per sfrattare gli abitanti. Secondo l'agenzia di stampa AFP, Padovicz possiede diverse centinaia di case a Berlino ed è stato accusato di aver lasciato deteriorare le sue proprietà per rinnovarle e poi aumentare gli affitti. Ad agosto era stato già sgomberato il bar Syndikat, altro simbolo dei movimenti radicali di sinistra e che era diventato uno dei centri principale delle campagne contro la gentrificazione dei quartieri più alternativi della città è stato ripulito ad agosto nonostante le grandi proteste in città.

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