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Giovedì, 22 Febbraio 2024
Diritti delle donne / Spagna

Il "sessismo" spacca il centrodestra in Spagna

Una candidata del Partito popolare rifiuta accordi con l'estrema destra di Vox, perché nega la violenza maschile. A poche settimane dalle elezioni le coalizioni restano in bilico

Non governo con un partito "sessista". Questa in sintesi la posizione di María Guardiola, candidata del Partido Popular (Pp) di centrodestra alla presidenza della regione autonoma dell'Estremadura. La politica si riferisce ad una possibile coalizione col partito di estrema destra Vox. Guardiola è stata eletta in Estremadura, ma le mancano gli eletti per governare con una maggioranza stabile. Vox sta facendo la voce grossa sapendo di poter fungere da ago della bilancia. Sia in Estremadura sia alle prossime elezioni generali, previste tra meno di un mese. In alcune aree gli accordi tra Pp e Vox sono già in atto, ma non tutti gli esponenti locali del centro-destra sono convinti di questa alleanza. Le coalizioni saranno un nodo centrale per il voto fissato il 23 luglio e i diritti delle donne così come quelli della comunità Lgbt+ potrebbero rappresentare la "soglia rossa" per orientare i voti tra conservatori e destra estrema.

Linea rossa

María Guardiola è la candidata di 44 anni del Partito polare in Estremadura. Collocata nella zona centro-occidentale della penisola iberica, rappresenta la quarta regione più povera della Spagna. In un'intervista pubblicata su El País, la politica rifiuta di condividere il governo con un partito che, tra le altre cose, nega la violenza maschile. "In Estremadura non avrei messo Vox al governo. Non puoi ingoiare (accettare, ndr) tutto”, ha dichiarato. Guardiola incarna la ritrosia di una parte dei popolari a stringere la mano a Vox, un partito che nega politiche di uguaglianza e i diritti delle donne, oltre ad un approccio razzista sul tema dei migranti. Un accordo tra popolari e Vox è già stato siglato invece nella Comunità valenciana, dove la formazione guidata da Santiago Abascal ha ottenuto importanti ministeri regionali.

Adesso i vertici del partito di estrema destra sono determinati ad entrare anche nel governo dell'Estremadura. A fine maggio in questa regione si è consumata una sorta di pareggio, con 28 seggi per i popolari e altrettanti per i socialisti del Psoe. Il disaccordo tra il due partiti di destra avvicina la possibilità di nuove elezioni. Per evitarle Guardiola ha chiesto a Vox di fare marcia indietro sulle sue richieste di entrare nel governo regionale, per facilitare il governo del Pp. La politica insiste sulla strada della coerenza, dato che in diverse occasioni la candidata aveva spiegato che nel suo governo non c'è posto per un partito che nega la violenza maschile, disumanizza gli immigrati e minaccia i diritti delle persone Lgbtq+. Le porte della regione, a suo dire, restano chiuse per Vox.

Decisioni salomoniche

La decisione di Guardiola sta mettendo in crisi i vertici del Pp a Madrid, dove il leader del centro-destra, Alberto Núñez Feijóo è combattuto se sostenere la scelta valenciana dell'accordo con Vox o il "cordone sanitario" posto da Guardiola per isolare Vox e i suoi valori. La battaglia non è solo di natura ideologica. Feijóo alla stampa ha sottolineato come le richieste di Vox in Estremadura risultino "sproporzionate". Con appena l'8% dei voti e cinque parlamentari, l'estrema destra chiede di ottenere la presidenza del parlamento, controllare la maggioranza dell'Ufficio di presidenza e al contempo ricoprire incarichi ministeriali. Il leader del Pp sembra quindi avallare la scelta di Guardiola non tanto in base a principi condivisi, ma sulla scorta di calcoli elettorali.

Secondo il leader conservatore, dato che nella Comunità Valenciana il partito di Santiago Abascal ha ottenuto il 12% dei voti, risulta giutificata la coalizione nonché i ministeri regionali di spicco ottenuti da Vox. Feijóo resta dunque salomonico nell'approccio, sperando Guardiola riesca a trovare una soluzione idonea per governare. Ad approfittare di questa indecisione potrebbe essere il Partito socialista, che spera in nuove elezioni locali per poter rimediare alla sconfitta del 28 maggio scorso. Una batosta così eclatante da spingere il leader Pedro Sanchez ad anticipare il voto nazionale al 23 luglio anziché a dicembre, come prevedeva la naturale fine della legislatura.

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