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"Usare i servizi dei trafficanti di esseri umani sarà un reato penale Ue", la proposta di Bruxelles

La Commissione presenta la nuova strategia contro il business della tratta. Dito puntato contro chi offre lavoro ai clandestini, ma non solo

Usare "i servizi derivanti dallo sfruttamento delle vittime della tratta" potrebbe essere presto un reato penale valido in tutta l'Ue. È questa una delle proposte centrali dell nuova strategia per la lotta alla tratta di esseri umani (2021-2025) presentata dalla Commissione europea e "incentrata sulla prevenzione della criminalità, la consegna dei trafficanti alla giustizia e la protezione e l'emancipazione delle vittime", come si legge in una nota dell'esecutivo Ue.

Tra il 2017 e il 2018, spiega Bruxelles, le vittime di tratta registrate nell'Unione europea "sono state più di 14mila". A livello mondiale, i trafficanti realizzano profitti stimati intorno ai 29,4 miliardi di euro in un solo anno. "In previsione del fatto che la domanda di sfruttamento dovrebbe continuare, che i trafficanti trasferiranno online le loro attività e che la pandemia potrebbe creare le condizioni per un aumento dello sfruttamento", la Commissione ha deciso di lanciare un nuovo pacchetto di proposte.

La riduzione della domanda

La prima riguarda "la riduzione della domanda che favorisce la tratta di esseri umani". Come? Secondo la Commissione, un mezzo adeguato potrà essere quello "di stabilire norme minime valide in tutta l'Ue per qualificare come reato l'utilizzo dei servizi derivanti dallo sfruttamento delle vittime della tratta". Ma chi è che utilizza tali servizi? Su questo il testo elaborato da Bruxelles resta vago, ma dovrebbero rientrare in questo dominio lo sfruttamento a fini sessuali e l'utilizzo di clandestini come forza lavoro. La Commissione cita i settori dell'agricoltura, del tessile, delle costruzioni e dell'hospitality tra quelli maggiormente colpiti dal fenomeno dello sfruttamento lavorativo, ma come mostrato da un recente studio, non vi sono dati sufficienti a livello Ue per quantificare l'ampiezza di questo sfruttamento (mentre quello a fini sessuali genererebbe un business di 7 miliardi di euro all'anno).

La precedente direttiva

La criminalizzazione dell'uso dei servizi frutto del traffico di esseri umani era già stata richiesta dall'Ue agli Stati membri in una precedente direttiva. Ma finora, stando a un documento del 2016 della stessa Commissione, solo 9 Stati membri hanno dato seguito all'invito di Bruxelles. L'Italia si è adeguata nel 2019, prevedendo il carcere per i datori di lavoro fino a 3 anni di reclusione, ma solo se la vittima di tratta proviene da un Paese extra-Ue. Adesso, l'esecutivo comunitario vuole che questa forma di reato penale venga riconosciuta in tutta l'Ue. Inoltre, la Commissione "valuterà la possibilità di rafforzare la direttiva sulle sanzioni nei confronti dei datori di lavoro, proporrà una legislazione sul governo societario per chiarire le responsabilità delle imprese e fornirà orientamenti in materia di dovere di diligenza per contribuire a prevenire il lavoro forzato".

Smantellamento del modello commerciale dei trafficanti

Altro punto della nuova strategia di Bruxelles riguarda lo smantellamento del modello commerciale dei trafficanti: "la Commissione - si legge in una nota - avvierà un dialogo con le imprese di Internet e le imprese tecnologiche per ridurre l'utilizzo delle piattaforme online per il reclutamento e lo sfruttamento delle vittime. La Commissione incoraggerà la formazione sistematica delle autorità di contrasto e degli operatori giudiziari in materia di individuazione e lotta contro la tratta di esseri umani".

Protezione, sostegno ed emancipazione delle vittime 

La strategia, si legge ancora, "mira a migliorare l'identificazione precoce delle vittime", con particolare attenzione alle donne e ai bambini, "e la loro segnalazione ai fini di un'ulteriore assistenza e protezione, a rafforzare i programmi di emancipazione delle vittime e ad agevolare il reinserimento. La Commissione finanzierà inoltre una formazione specifica di genere e attenta ai minori per aiutare la polizia, gli assistenti sociali, le guardie di frontiera o il personale sanitario a individuare le vittime".

Promozione della cooperazione internazionale 

Poiché la metà delle vittime identificate nell'Ue è costituita da cittadini di Paesi terzi, "la cooperazione con i partner internazionali è fondamentale per affrontare la tratta di esseri umani", scrive ancora la Commissione. "L'Ue utilizzerà una serie di strumenti di politica estera e di cooperazione operativa per contribuire a combattere la tratta di esseri umani nei Paesi di origine e di transito, anche attraverso dialoghi specifici in materia di diritti umani e sicurezza, una cooperazione rafforzata con il Consiglio d'Europa e una comunicazione, un'azione e uno scambio di informazioni regolari e mirati con le delegazioni dell'UE nei paesi partner". Il prossimo piano d'azione contro il traffico di migranti contribuirà a smantellare le attività dei trafficanti nel trasferimento delle vittime a fini di sfruttamento in Europa.

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