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Martedì, 25 Giugno 2024
Balcani

Ancora scintille tra Kosovo e Serbia: Pristina rifiuta l'accordo proposto

Dopo le violenze dei mesi scorsi, con oltre 90 militari della Nato feriti, i leader dei due Paesi non fanno passi avanti rispetto al piano sottoposto dai funzionari Ue

La strada per placare le tensioni tra Kosovo e Serbia si sta rivelando più ardua del previsto. Se ne sono accorti, nuovamente, anche i funzionari dell'Unione europea, che hanno ospitato il 14 settembre a Bruxelles un incontro congiunto tra i leader dei due Paesi. Si è trattato del primo faccia a faccia tra il presidente serbo Aleksandar Vučić e il primo ministro kosovaro Albin Kurti dopo i violenti scontri avvenuti lo scorso maggio in quattro cittadine del Nord Kosovo a maggioranza serba, che hanno causato feriti anche tra numerosi militari della Nato intervenuti per evitare che la situazione degenerasse ulteriormente. Con questo incontro il capo diplomatico Josep Borrell sperava in una svolta verso la normalizzazione dei rapporti, ma così non è stato. Bruxelles teme che senza progressi i Balcani diventino un fronte caldo pronto nuovamente ad esplodere .

Posizioni distanti

Pristina, hanno raccontato i funzionari Ue alla stampa, avrebbe respinto la proposta di compromesso dell'Unione europea, asserendo che il percorso delineato favoriva la linea di Belgrado. Il ciclo di colloqui precedenti risale a giugno scorso, ma Borrell e il rappresentante speciale dell'Ue Miroslav Lajčák avevano visto separatamente gli emissari dei due Paesi balcanici. Anche allora non si erano visti risultati tangibili. Stavolta neppure l'incontro a Bruxelles dei due leader sembra aver aperto ulteriori spiragli. "Ci abbiamo provato, ma sfortunatamente non è stato possibile colmare le differenze oggi", ha dichiarato ai giornalisti Borrell dopo i colloqui nella capitale europea.

Nessun passo avanti

L'obiettivo sarebbe l'attuazione dell'accordo di Ohrid, mediato dall'Unione europea, a completare l'accordo di Bruxelles, mai del tutto realizzato. Il Kosovo insiste nel volere vedere dapprima misure concrete per il riconoscimento ufficiale della sua indipendenza da parte della Serbia, incluso il riconoscimento reciproco dei documenti. Dal canto suo Vučić, prima di cedere, vorrebbe veder progredire la creazione dell'associazione dei 10 comuni a maggioranza serba presenti in Kosovo. All'ordine del giorno erano tre i punti principali da chiarire: la cooperazione nella risoluzione dei casi di persone scomparse, lo statuto dell'Associazione dei comuni serbi e l'istituzione di un comitato congiunto di monitoraggio dell'accordo. Proprio su quest'ultimo punto manca qualunque passo in avanti, restando uno strumento inutilizzato. Le condizioni per attuarlo mancherebbero, hanno svelato i funzionari Ue, a causa delle tensioni troppo elevate nel nord del Kosovo.

Elezioni da ripetere

Il punto cruciale dei colloqui riguarda le elezioni avvenute in quattro comuni del Nord del Kosovo. A causa della mancata partecipazione da parte della maggioranza della popolazione serba, ne sono risultati vincitori i candidati albanesi. Da lì gli scontri esplosi dopo che i sindaci albanesi hanno provato ad insediarsi col supporto delle forze di polizia spedite da Pristina. L'Unione Europea, insieme agli Stati Uniti, avevano chiesto al governo kosovaro varie misure per ridurre le tensioni, come il ritiro della polizia speciale dagli edifici istituzionali e la preparazione di nuove elezioni. Queste non hanno mai avuto luogo. Borrell ha ripetuto che su questa situazione non ci sono stati progressi, ribadendo la richiesta che Pristina organizzi nuovamente le elezioni in quella zona.

L'Europa si allontana

Borrell ha assicurato di aver fatto tutto il possibile affinché le due richieste possano procedere in parallelo, offrendo reciproche garanzie alle parti, così come richiesto dalla comunità internazionale. Il primo ministro kosovaro Kurti avrebbe però rifiutato questa modalità, mentre il presidente serbo Vučić l'ha accettata. Parlando con i giornalisti, Kurti ha accusato i funzionari europei di essere parziali, dicendosi convinto che la posizione della Serbia sia stata di fatto adottata dai governi del blocco europeo. Questo renderebbe impossibile l'accettazione della proposta da parte di Pristina. "È chiaro che Kurti sta semplicemente evitando la formazione dell’Associazione dei comuni [a maggioranza] serbi. Questa è l'essenza di tutto. La Serbia non si sottrae ai suoi obblighi", ha dichiarato al termine dell'incontro Vučić. Più critico verso entrambe le parti Borrell, frustrato nel suo ruolo di mediatore. "La mancanza di azione da parte di ciascuna parte significa che entrambe le parti, sia il Kosovo che la Serbia, sono in diretta e grave violazione degli obblighi di dialogo e delle loro promesse", ha affermato il capo degli Esteri europeo. La mancanza di progressi, ha avvisato il capo della diplomazia, impedirà sia a Belgrado che a a Pristina di progredire nel loro processo di adesione all'Unione europea. Mentre la Serbia gode sin dal 2012 dello status di candidato, con i negoziati di adesione aperti nel 2014, il Kosovo non essendo riconosciuto da diversi Stati europei, inclusa la Spagna e la Bulgaria, non è ancora un candidato ufficiale ma ha avviato comunque una speciale procedura con questa ambizione.

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