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 Somministrazione delle dosi Sinopharm a Pechino - foto Ansa EPA/ROMAN PILIPEY

Somministrazione delle dosi Sinopharm a Pechino - foto Ansa EPA/ROMAN PILIPEY

La Serbia si fida della Cina, primo Paese in Europa a utilizzare il vaccino di Pechino

Il ministro della Difesa e 700 membri delle truppe hanno ricevuto la prima somministrazione delle dosi della Sinopharm. Si va ad aggiungere a quelle già somministrate della Pfizer e dello Sputnik V russo

La Serbia è il primo Paese in Europa a utilizzare il vaccino cinese contro il coronavirus prodotto dalla azienda Sinopharm. Negli spazi della Fiera di Belgrado ieri circa 700 membri dell'esercito, insieme allo stesso ministro della Difesa, Nebojsa Stefanovic, hanno ricevuto la prima dose. "Sono stato vaccinato con il vaccino cinese di cui ci fidiamo completamente", ha detto Stefanovic ai giornalisti.  

Le vaccinazioni in Serbia

Nei giorni scorsi le autorità sanitarie serbe hanno approvato l'utilizzo delle dosi provenienti dal gigante asiatico e, secondo quanto riferisce il sito "Vijesti", anche il ministero della Salute del Montenegro ha preso accordi con i rappresentanti di Sinopharm per una "consistente consegna" che dovrebbe arrivare a fine mese. La Serbia aveva avviato già la vaccinazione sulla popolazione con le dosi prodotte dalla Pfizer-BioNTech, e con lo Sputnik V di produzione russa. Nel fine settimana, il presidente Aleksandar Vucic ha spiegato che nei prossimi giorni sono attese altre 250 mila dosi di Sputnik e 20 mila dosi di Pfizer. Il Paese ha iniziato le vaccinazioni a dicembre, partendo dal personale medico e sanitario e dagli anziani, e ad oggi sono state raggiunte solo circa 20 mila persone su una popolazione di quasi sette milioni di abitanti. Con il piano avviato con le fiale cinesi, i primi ad essere vaccinati saranno i lavoratori essenziali e in prima linea come agenti di polizia, insegnanti e militari.   

I Balcani in difficoltà

Nel complesso i Paesi dei Balcani occidentali sono ancora indietro nella vaccinazione, che è iniziata solo in Serbia e Albania, mentre Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Kosovo e Macedonia del Nord non hanno ancora scorte di vaccino. Il premier macedone, Zoran Zaev, ha ringraziato nei giorni scorsi l'omologo serbo, Aleksandar Vucic, per la decisione di inviare a Skopje circa 8 mila dosi serbe del vaccino Pfizer-BioNTech. Anche il presidente di turno ed esponente serbo della presidenza bosniaca, Milorad Dodik, ha dichiarato ieri che chiederà l'aiuto di Belgrado per ottenere delle dosi.  In Serbia dall'inizio della pandemia sono morte per il Covid 3.771 persone mentre 347.111 sono quelle che si sono ammalate. Come riporta l'Agenzia Nova nel Paese sono attualmente disponibili 1,55 milioni di dosi di vaccino provenienti da vari produttori e sono circa 351 mila i cittadini che fino ad oggi hanno fatto richiesta di essere vaccinati attraverso il portale apposito e il call center istituiti nei giorni scorsi dal governo in previsione della vaccinazione di massa della popolazione.      

Il vaccino cinese

La Cina ha approvato il vaccino di Sinopharm a fine di dicembre, ma non sono stati rilasciati dati dettagliati. Ad esempio, non si conoscono il numero di persone a cui è stato somministrato nella sperimentazione né i principali effetti collaterali. L'azienda però ha affermato che il vaccino, che funziona come quelli tradizionali, con una versione depotenziata dal coronavirus che insegna al sistema immunitario a proteggersi da quello vero, è efficace al 79,34% sulla base di dati provvisori. E anche un'altra azienda cinese, Sinovac, sta lavorando al vaccino a cui, come riporta Il Post, guardano diversi Paesi in via di sviluppo. Brasile e Indonesia hanno già ricevuto diverse milioni di dosi di Sinovac da utilizzare se sarà ritenuto sicuro, mentre la Turchia ha ordinato 50 milioni di dosi che Sinovac si è impegnata a consegnare entro febbraio.

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