Brexit, ci sarà un nuovo referendum nel Regno Unito?

Un milione di persone sono scese in strada per chiederlo e 5 milioni e mezzo di cittadini hanno sottoscritto una petizione per cancellare il divorzio. Ma la strada per una nuova consultazione popolare resta impervia

EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA

Con la data effettiva della Brexit che si avvicina sempre di più, e con il governo di Theresa May che non pare in grado di far approvare il suo accordo sul divorzio, rendendo lo scenario No Deal sempre più probabile, cresce l'opposizione popolare all'uscita del Regno Unito dall'Unione europea.

La pressione popolare

Sabato un milione di persone sono scese in piazza per chiedere un secondo referendum in quella che è stata la manifestazione più partecipata del Paese almeno dal 2003, quando i britannici manifestarono per opporsi alla partecipazione del paese alla guerra in Iraq, al fianco degli Usa di George W. Bush, decisa dall'allora premier Tony Blair. La petizione poi che che chiede al governo britannico di revocare l'articolo 50 che regola l'uscita del Paese dall'Unione Europea e di ripensare alla decisione di lasciare l'Ue ha superato i cinque milioni e mezzo di firme. Numeri impressionanti che non possono certo essere ignorati, anche se la possibilità che il Paese torni a dare la parola sulla Brexit direttamente ai cittadini resta ancora difficile.

Chi chiede il secondo referendum?

Liberali, Verdi, scozzesi e gallesi lo chiedono con forza ma il Labour, il principale partito dell'opposizione, non ha mai davvero appoggiato questa battaglia con il suo leader, Jeremy Corbyn, che punta piuttosto a nuove elezioni con lo scopo di provare a riaprire le trattative con Bruxelles e concordare una Brexit soft, con una forma di partecipazione sia al mercato unico che all'unione doganale. Solo se la strada di nuove elezioni generali dovesse fallire i laburisti appoggerebbero allora compatti un secondo referendum.

Tempi ristretti

Ma il tempo stringe. I leader dei 27 hanno concesso una proroga dell'uscita del Paese dal 29 marzo al 12 aprile, che potrà essere allungata al 22 maggio solo a patto che il Parlamento approvi l'accordo di May. Ma questa eventualità pare al momento impossibile visto che gli unionisti nord irlandesi del Dup e l'ala dura dei Tory non hanno cambiato idea e non sono intenzionati a votarlo.

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Controllo al Parlamento

La strada per un nuovo referendum sembra quindi più tortuosa che mai e al momento sembra poter passare solo da un “colpo di mano” del Parlamento. I deputati dovrebbero questa settimana votare una serie di emendamenti al testo di May, tra cui uno, presentato da un gruppo trasversale di parlamentari che si oppone a un No-Deal, che chiede di dare all'Aula il controllo diretto delle trattative con Bruxelles. In caso di vittoria i Comuni potrebbero quindi forzare il governo a chiedere una estensione lunga della proroga, che comporterebbe anche una partecipazione del Paese alle europee di maggio, e l'ipotesi del referendum tornerebbe sul tavolo, seppur non come prima scelta. Ma ogni previsione in questo momento risulta davvero difficile, il caos a Londra in questi giorni regna sovrano più che mai.

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