Domenica, 14 Luglio 2024
Nuove amicizie

Se Macron diventa il miglior alleato di Meloni in Europa

L'incontro all'Eliseo potrebbe sancire una nuova stagione nei rapporti tra i due leader. E portare la premier nella stanza dei bottoni dell'Ue

Gli stracci erano cominciati a volare nel novembre scorso, quando il braccio di ferro sui migranti dell'Ocean viking aveva portato a un vero e proprio scontro diplomatico. E i rapporti sono rimasti tesi per tutto l'inverno. Ma la primavera deve aver sciolto il gelo, e adesso tra la premier Giorgia Meloni e il presidente francese Emmanuel Macron sembra che i rapporti siano decisamente migliorati. Complici sicuramente i dossier 'caldi' in Europa su cui c'è convergenza tra Roma e Parigi (Patto di stabilità, migranti e nucleare, per citarne alcuni). Ma a Bruxelles c'è chi sottolinea anche una convergenza di interessi politici tra i due leader in vista delle elezioni europee del 2024. Una convergenza che potrebbe fare di Macron un alleato nella strategia di Meloni volta a ritagliarsi uno spazio nella futura maggioranza di governo dell'Ue. 

La "pace" dell'Eliseo?

Per il momento si tratta solo di congetture, ma diversi indizi spingono a pensare che dietro il presunto disgelo tra Italia e Francia non ci siano solo ragioni di Stato. L'ultimo segnale in tal senso è l'incontro di oggi all'Eliseo tra i due: Macron accoglierà Meloni per discutere dei rapporti bilaterali, del prossimo vertice europeo di fine giugno a Bruxelles, e dell'attuazione del Trattato del Quirinale, il documento di cooperazione firmato nel 2021 dal presidente transalpino con l'ex premier Mario Draghi. Nel Trattato, si parla di "autonomia strategica" dell'Ue, un tema molto caro a Macron, che vuole rilanciare la produzione industriale francese (ed europea) riducendo la dipendenza dalla Cina, ma anche dagli Stati Uniti. Non è forse caso che negli ultimi tempi, l'autonomia strategica sia entrata con forza nelle dichiarazioni di diversi membri del governo Meloni, come il ministro per le Imprese Adolfo Urso. 

Le battaglie comuni

Connessa all'autonomia strategica c'è un'altra battaglia politica che avvicina Roma e Parigi, quella sul nuovo fondo europeo di sovranità: tale fondo, proposto dal commissario Ue Paolo Gentiloni insieme al collega francese Thierry Breton,  dovrebbe sostenere gli investimenti per la transizione industriale "green" nei vari Paesi membri, con un meccanismo simile ai Pnrr, almeno nelle speranze dei suoi promotori. Altro tavolo di negoziato Ue nel quale Italia e Francia siedono dallo stesso lato è quello della riforma del Patto di stabilità, che la Germania vorrebbe più vincolante per ridurre deficit e debito pubblico, mentre Roma e Parigi chiedono maglie più larghe per non deprimere gli investimenti pubblici. C'è poi la candidatura dell'Italia a ospitare l'Expo 2030 (ma la Francia pare abbia già scelto di dare il suo appoggio all'Arabia Saudita).

Cosa cambia con il nuovo Patto Ue sui migranti

Infine, c'è il nuovo Patto Ue sui migranti: il tema che ha fatto scattare i nervi a Macron nei confronti dell'allora neo premier italiana, sembra adesso segnare una svolta nei loro rapporti. Soprattutto a livello politico. Meloni, come sappiamo, ha dato il suo benestare al nuovo pacchetto di norme per la gestione dei richiedenti asilo: in base a queste regole, in caso di crisi umanitaria, i migranti vanno ripartiti in modo equo tra tutti i Paesi Ue, a prescindere dal luogo in cui arrivano. Ogni Stato membro può scegliere o di accogliere la sua quota di richiedenti asilo, o di pagare la mancata accoglienza versando 20mila euro per ogni migrante rifiutato. Il pacchetto è stato approvata a maggioranza qualificata dai 27 e con il voto determinante dell'Italia (almeno da un punto di vista politico). Tra i contrari, però, ci sono i governi di Polonia e Ungheria, due alleati importanti di Meloni in Europa. 

Le europee del 2024

I dissapori con Varsavia e Budapest, per il momento, sono rimasti sotto traccia. I polacchi del PiS, il partito al governo in Polonia e cardine dell'Ecr, l'alleanza dei conservatori europei guidata proprio da Meloni, non sembrano aver gradito la mossa della premier italiana. Mentre a farsi portavoce dei malumori della destra europea sul nuovo Patto è stata (anche qui non a caso) la grande avversaria di Macron, la leader del Rassemblement national e alleata della Lega in Europa, Marine Le Pen: Meloni ha accettato i "compromessi" sui migranti per paura di perdere i soldi del Pnrr, è il sunto di un suo intervento a FranceInfo.

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L'attacco di Le Pen è significativo e potrebbe essere legato a quanto sta bollendo nella pentola delle alleanze Ue. Attualmente, a governare il Parlamento europeo è una maggioranza che mette insieme Ppe (di cui fa parte Forza Italia), socialdemocratici (di cui fa parte il Pd) e i liberali di Renew (i quali fanno riferimento al presidente francese e tra le cui fila ci sono i partiti di Calenda e Renzi), con il sostegno esterno dei verdi. Stando ai sondaggi, se si votasse oggi, questa maggioranza sarebbe risicata. Più o meno tutti perdono consensi, a differenza di quanto sta avvenendo a destra.

Allargare a destra (ma anche arginare)

La destra europea ha essenzialmente tre anime: i moderati del Ppe (di cui fa parte Forza Italia), i già citati conservatori dell'Ecr e i sovranisti di Identità e democrazia (Id), di cui fa parte la Lega. Come è noto, da tempo il leader del Ppe, il tedesco Manfred Weber sta cercando di avvicinare Meloni ai moderati, anche per coprire il vuoto che potrebbe lasciare Forza Italia dopo la morte di Silvio Berlusconi. Per Weber il dialogo con i conservatori italiani (e altri pezzi dell'Ecr) ha un duplice scopo: puntellare la perdita di consensi a destra e erigere un argine contro i sovranisti (Le Pen e Salvini, ma anche l'Afd tedesca). Ed è proprio qui che gli interessi di politica interna di Macron potrebbero convergere.

MAPPA PARTITI STATI UE

Per Macron, lasciare l'avversaria più temibile ai margini delle stanze dei bottoni dell'Ue potrebbe aiutarlo ad allontare l'ipotesi di un asse tra moderati e sovranisti in Francia, e a ottenere quegli appoggi nel centrodestra necessari per portare a termine il mandato con più serenità. Il presidente transalpino mostrerebbe ai suoi cittadini che una destra di governo con cui dialogare può esistere (Meloni), ma che Le Pen non ne fa parte. E se eletta all'Eliseo, metterebbe la Francia fuori dalla maggioranza Ue.

Quale maggioranza?

Ecco perché tra i liberali di Renew il dialogo con i conservatori non è più un tabù. A maggio hanno fatto scalpore le parole di Macron secondo cui le politiche ambientaliste del Green deal andrebbero messe in pausa, che è poi uno degli obiettivi dell'asse tra Ppe e Ecr. I liberali sanno anche che bisogne fare i conti con quanto sta avvenendo nei governi nazionali: dopo l'Italia, l'asse Ppe-Ecr è salito al potere anche in Svezia e Finlandia. E proprio in questi giorni in Spagna, i moderati e i conservatori di Vox hanno stretto un patto per governare le amministrazioni locali che potrebbe portare alla conquista di Madrid. Il duo funziona, insomma, tranne che in un Paese: la Polonia. Qui, conciliare moderati e conservatori del PiS è pressoché impossibile.

L'avanzata delle destre in Europa

Ecco perché difficilmente, nel 2024, l'Ecr, almeno nella sua attuale formazione in cui il PiS è azionista di maggioranza, potrà entrare al completo nella nuova coalizione di governo europeo. Più probabile che l'attuale coalizione (Ppe-socialisti-liberali) faccia un patto di collaborazione con Meloni e altri pezzi dei conservatori, così come successe nel 2019 con verdi e M5s (all'epoca a Palazzo Chigi). La leader italiana, dal canto suo, potrebbe dover fare una scelta che incrinerebbe i rapporti con il PiS. Il supporto di Roma alle nuove regole europee sui migranti è senza dubbio un segnale preoccupante per i polacchi. 

Tanto più se si guarda a quanto successo all'indomani del via libera al Patto sui richiedenti asilo: Meloni è andata in Tunisia accompagnata dalla presidente Ursula von der Leyen e dal premier olandese Mark Rutte. Von der Leyen è del Ppe, Rutte dei liberali di Renew. La foto dei tre insieme potrebbe essere profetica, ma i sondaggi non bastano a costruire coalizione. Tra i liberali stessi ci sono diversi mal di pancia circa l'ipotesi di un allargamento ai conservatori. Ma Macron non è il solo ad avere bisogno di cedere a patti con un pezzo di destra, per arginarne il resto. Proprio Rutte ha visto il partito degli agricoltori (Bbb) diventare la prima forza politica nel suo Paese nel nome della lotta alle misure ecologiste di Bruxelles, e c'è chi dice che Bbb potrebbe entrare a far parte della famiglia dell'Ecr. Se non puoi combatterli, fatteli amici.

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