"La didattica a distanza non basta, serve riapertura totale delle scuole": l'appello dei pediatri belgi

Secondo gli esperti di una task force apposita istituita per far fronte alle conseguenze della pandemia di Covid-19 sull'istruzione, è inutile far rispettare il distanziamento di 1,5 metri tra i bambini: "Tornare sui banchi è un rischio minore delle conseguenze psicosociali del lockdown"

Studenti in una scuola di Bruxelles

"La didattica a distanza non basta. Occorre dotare le scuole dei mezzi, sia logistici che umani, per consentire una riapertura totale e per offrire un'istruzione a tempo pieno a tutti i bambini". E' l'appello lanciato dai pediatri della task force istituita dal Belgio per affrontare le conseguenze sull'istruzione del Covid-19 e delle relative misure antipandemia. Un appello che arriva a poche settimane dalla riapertura degli istituti scolastici, prevista per l'1 settembre.

In una lettera aperta, i pediatri mettono sulla bilancia i rischi sanitari e quelli psicosociali per i bambini tenuti a casa durante il lockdown: i secondi sono molto più gravi dei primi, a loro giudizio. "Diversi studi hanno già evidenziato la gravità dei rischi psicosociali rappresentati dalla chiusura delle scuole per bambini e adolescenti, in particolare quelli appartenenti a gruppi vulnerabili - si legge nella lettera - I giovani con problemi di salute mentale o altre vulnerabilità, come una situazione familiare precaria o bisogni speciali in termini di assistenza o apprendimento, vengono lasciati ai margini".

I pediatri tirano le orecchie al governo per quanto fatto nei mesi più difficili della pandemia: "Nell'ambito della strategia messa in atto per l'uscita dal Covid-19, sono stati concessi significativi sussidi alle imprese, sussidi, assegni di disoccupazione temporanea. La pronta riapertura delle imprese e il rilancio dell'economia sono stati le priorità. L'istruzione e le esigenze di bambini e adolescenti sono state prese in considerazione solo in seguito". In Belgio, a inizio giugno, è stato deciso di riaprire le scuole per 3 settimane, lasciando però ai singoli istituti la libertà di decidere se farlo o meno. "Purtroppo, una scuola su tre non è stata in grado di rispondere in modo ottimale e quindi un bambino su tre è rimasto indietro - sottolineano i pediatri - Per gli studenti delle scuole secondarie la situazione si è rivelata ancora più delicata, la maggior parte di loro non è tornata a scuola dopo metà marzo. Senza volerlo, la nostra società ha permesso ai bambini del nostro Paese di dubitare del significato e dell'importanza dell'educazione. Tenere i bambini lontani dalle scuole in questo modo suggeriva ulteriormente che fossero luoghi pericolosi, un'idea totalmente sbagliata che dobbiamo correggere molto rapidamente".

Ecco perché la task force suggerisce di evitare le mezze misure e prevedere stavolta una riapertura totale: "Sulla base degli ultimi progressi scientifici internazionali, chiediamo di rendere la riapertura delle scuole la priorità principale. L'istruzione obbligatoria e il diritto all'istruzione devono essere implementati. Fare il 50% e anche l'80% NON è sufficiente. L'istruzione a distanza NON è sufficiente. Alle scuole devono essere forniti i mezzi, sia logistici che umani, per consentire una riapertura totale e per offrire un'istruzione a tempo pieno a TUTTI i bambini", scrivono.

Nei prossimi giorni, il governo belga diramerà le linee guida per il ritorno in classe. Servono "regole di sicurezza realistiche, ragionevoli e chiare. Misure eccessive o inefficaci impediranno a molte scuole di seguire nella pratica le linee guida e quindi di riaprire", avvertono i pediatri. Che propongono due semplici misure: "nessuna distanza minima di 1,5 m tra gli alunni all'interno delle classi (ma tra alunni e adulti e tra adulti)" e un "uso razionale della maschera per la bocca per i bambini più grandi (sopra i 12 anni) come generalmente raccomandato", ossia quando non si è in classe ma negli spazi comuni agli altri bambini dell'istituto. Va chiarito che già nella prima riapertura delle scuole, il governo ha stabilito che gli istituti più grandi creino delle zone ad hoc (le "bolle") con un tetto massimo di studenti in modo da ridurre i contatti tra gli alunni di diverse classi. 

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Al fianco di queste misure, i pediatri ricordano l'importanza delle precauzioni, come lavarsi frequentemente le mani, ventilare regolarmente i locali, pulire bene le superfici e starnutire nel gomito o in un fazzoletto. "Nessun rischio non esiste. Ma l'equilibrio tra i benefici e il rischio della scolarizzazione in tempi di coronavirus giustifica mettere al primo posto bambini e adolescenti e investire nel loro benessere e nel loro futuro. I bambini di oggi sono gli infermieri, gli imprenditori, i fornai, i politici e gli scienziati di domani. Tutti i bambini devono tornare a scuola a tempo pieno", concludono i pediatri. 

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