Migranti, Parlamento Ue contro Francia e Germania: “Basta restrizioni alle frontiere interne”

La commissione Libertà civili dell'Eurocamera chiede che i controlli eccezionali ai confini degli Stati membri siano limitati a un anno. In cinque Paesi membri vanno avanti da oltre due anni

I controlli alle frontiere interne all'interno dello spazio Schengen vanno limitati a un massimo di un anno, invece degli attuali due. Lo chiedono gli eurodeputati della commissione Libertà civili del Parlamento europeo, che ieri a Strasburgo hanno approvato un report sul tema. 

La questione è più che delicata, come ha dimostrato la polemica in corso tra Francia e Italia su Claviere. Parigi è tra i cinque Stati membri dell'Ue che da tempo hanno ripristinato i controlli alle frontiere. Tra questi, ci sono anche Austria, Germania, Svezia e Danimarca (a cui s'aggiunge, fuori dell'Ue, la Norvegia, che comunque fa parte dello spazio Schengen). Se la Francia ha giustificato la misura con l'allerta terroristica, gli altri Stati hanno invece motivato il ripristino di fatto delle frontiere interne con la crisi dei migranti. 

I controlli tra Italia-Francia-Austria ci sono costati 50 miliardi

Peccato che, come emerso dagli ultimi dati sugli arrivi in Europa, la crisi è ormai un lontano ricordo. Mentre i controlli ai confini persistono, anche al di là dell'attuale limite di 2 anni previsto dal codice Schengen, attualmente in fase di revisione. Dietro questi “muri” si cela tutto il dibattito Ue che vede contrapposti da un lato i Paesi di primo ingresso come Italia e Grecia e le capitali dell'Europa centrale e del Nord: i primi chiedono che vi sia una gestione comune dei migranti e pertanto di cambiare il regolamento di Dublino, i secondi accusano Roma di non fare abbastanza per evitare che i migranti sbarcati in Italia “fuggano” verso il resto dell'Ue (il cosiddetto fenomeno dei movimenti secondari).

Le proposte del Parlamento

A dare una mano al nostro Paese è il Parlamento europeo, che ha dato il primo ok a una modifica delle regole di Schengen volta a limitare il periodo di ripristino dei controlli alle frontiere, cosa che incide anche sull'economia, dati i ritardi nella libera circolazione non solo delle persone, ma anche delle merci. 

L'Eurocamera chiede che il periodo iniziale per le verifiche di frontiera sia limitato a due mesi anziché al corrente periodo di sei mesi e che i controlli alle frontiere non possa essere prolungati oltre un anno, rispetto agli attuali due anni. Inoltre, tali limitazioni, secondo il testo approvata in commissione Libertà civili, dovranno essere utilizzate solo in circostanze eccezionali e come misura di ultima istanza.

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Infine, gli eurodeputati chiedono che, per esempio, se la Francia decide di chiudere per massimo sei mesi la frontiera con l'Italia, deve prima di tutto fornire una valutazione dei rischi dettagliata e coinvolgere le autorità italiane in tale valutazione. Una volta approvata la restrizione alla frontiere, se la Francia volesse prolungarla oltre i sei mesi dovrà chiedere prima un parere della Commissione e poi dovrà essere autorizzata dal Consiglio dei ministri dell'Ue. Insomma, niente più automatismi “sovrani”. Non è un caso che proprio il centrodestra abbia cercato di bloccare l'approvazione del testo. Ma come dice l'eurodeputata socialista Tanja Fajon, “questi controlli alle frontiere interne violano le leggi Ue e per questo vanno aboliti”.  
 

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