rotate-mobile
Venerdì, 21 Giugno 2024
Il caso

Lo scandalo che potrebbe complicare i piani di Meloni in Europa

Un'indagine per corruzione sta mettendo in imbarazzo Weber, il capo del Ppe che lavora a un'alleanza in Europa con la premier italiana

Il 4 aprile la polizia belga ha fatto irruzione nella sede del principale partito europeo, il Ppe (Partito popolare europeo), per sequestrare alcuni pc. Nel mirino degli investigatori c'è un politico tedesco, Mario Voigt, accusato in patria di aver intascato una tangente da una società di comunicazione in cambio di un incarico nella campagna elettorale delle Europee del 2019. La notizia è passata in sordina, a dispetto dell'impatto mediatico del Qatargate. Ma potrebbe avere un impatto non da poco sulle prossime elezioni Ue, previste nel 2024. Controbilanciando in qualche modo gli effetti dello stesso Qatargate.

Il giovane rampante

Il motivo è legato a un altro tedesco, Manfred Weber, il capo del Ppe e candidato nel 2019 per la presidenza della Commissione europea. Nel formare il team della sua campagna elettorale, secondo quanto ricostruito da Euractiv, Weber avrebbe scelto per chiamata diretta il giovane e rampante Voigt, come lui esponente del blocco moderato di centrodestra una volta guidato da Angela Merkel, la Cdu/Csu. Il compito di Voigt è stato quello di coordinare le attività per la comunicazione digitale, ossia uno dei pezzi chiave della campagna. 

Sempre Euractiv sostiene che il ruolo di Voigt andasse anche al di là delle strategia per il digitale: "Nulla poteva andare avanti senza il via libera di Voigt durante la campagna", ha detto una fonte del Ppe. La stessa fonte ha aggiunto che Voigt avrebbe legami personali anche con Udo Zolleis, l'attuale capo dell'unità strategica del Ppe e braccio destro di Weber. "Weber pagherà un prezzo politico a causa di questa storia", prevede la fonte.

La strategia di Weber

Il riferimento è molto probabilmente legato alle divisioni interne nel Ppe: una parte dei popolari, che tra le fila contano Forza Italia, vuole restare fedele all'attuale maggioranza che regge le sorti di Commissione e Parlamento, ossia l'alleanza con i Socialisti e democratici (il centrosinistra di cui fa parte il Pd) e i liberali (di cui fanno parte Calenda e Renzi). Un'altra parte del Ppe, però, guarda al futuro e ai sondaggi, che danno in ascesa l'Ecr, il partito dei conservatori europei guidato da Giorgia Meloni e che attualmente vede il Pis polacco come azionista di maggioranza all'Eurocamera.

Stando alle proiezioni attuali, e visti anche i recenti successi dei partiti dell'Ecr in Svezia e Finlandia, l'ipotesi di un'alleanza tra Ppe, Ecr e liberali (pur con qualche defezione e magari con qualche innesto esterno) potrebbe avere i numeri per conquistare il Parlamento. E una volta fatto questo, facendo sponda con il Consiglio degli Stati membri, potrebbe anche determinare il futuro presidente della Commissione europea, spegnendo il sogno di una riconferma di Ursula von der Leyen.

Lo smacco del 2019

Per Weber, si tratterebbe di una sorta di rivincita personale: nel 2019, era lui il candidato del Ppe al posto più alto dell'esecutivo Ue. Ma nonostante la vittoria alle urne dei popolari, i governi gli preferirono un'altra esponente del Ppe, tedesca come lui, ossia von der Leyen. Uno smacco che Weber sembrò incassare, "accontentandosi" della guida del partito. Ma forse in questo caso vale l'adagio per cui la vendetta si serve su un piatto caldo.

Dopo aver fedelmente sostenuto von der Leyen in questi anni Weber ha cominciato a picconare la Commissione, soprattutto sui temi più cari del Green deal, come la normativa sulle auto a benzina o la direttiva sulle prestazione energetiche degli edifici. Temi che non sembrano scelti a caso, dato che sono gli stessi su cui l'Ecr di Meloni, cosi come i sovranisti (il gruppo Id guidato dalla Lega), insistono di più nella loro opposizione all'attuale maggioranza.

La strategia di Weber sembra puntare soprattutto sul costruire ponti con Meloni, cosa che sta infastidendo non poco Forza Italia, ma anche la delegazione polacca, che a Varsavia è in netta contrapposizione con il Pis, l'alleato di ferro della premier italiana in Europa. Funzionale a questa strategia è stata anche la cronaca giudiziaria: lo scoppio del Qatargate, che ha coinvolto figuro di spicco dei Socialisti e democratici, ha portato acqua al mulino di chi, nel Ppe, vuole sganciarsi dall'attuale grande alleanza con il centrosinistra. Weber si è tenuto fuori dal puntare il dito contro i socialisti, ma lo stesso non hanno fatto alcuni eurodeputati a lui vicini. 

"Fare chiarezza"

Ora, i ruoli potrebbero invertirsi. Il Ppe, in una nota ufficiale, ha tenuto a precisare che l'inchiesta è portata avanti dalle autorità giudiziarie della Turingia (land centro-orientale tedesco), e che la vicenda è comunque un fatto "regionale". Ma se dovesse venire confermata l'accusa a Voigt di avere intascato una mazzetta, per Weber sarebbe difficile sfuggire alla responsabiità politica di averlo nominato per un ruolo così delicato. Tanto più che i soldi del Ppe non sono solo fondi del partito, ma pubblici: i partiti europei, infatti, ricevono lauti finanziamenti dall'Ue per portare avanti le loro attività politiche, in particolare quelle della comunicazione.

Se i soldi della presunta tangente dovessero provenire dal bilancio Ue, oltre all'indagine tedesca, dovrebbe per forza scattarne una della nuova Procura europea. Amplificando lo smacco mediatico per Weber. Inoltre, non è detto che la procura di Bruxelles, la stessa che sta indagando sul Qatargate, non colga l'occasione per dare un'occhiata ai pc sequestrati. “Il Ppe deve urgentemente chiarire cosa sta succedendo. Se ci sono state violazioni del diritto europeo o nazionale, ci dovranno essere delle conseguenze", ha detto a Politico l'eurodeputato socialdemocratico tedesco Udo Bullmann. 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Lo scandalo che potrebbe complicare i piani di Meloni in Europa

Today è in caricamento