Migranti, gli arrivi diminuiscono. In Italia poco più di 20mila nel 2018

Il rapporto sulla gestione dei flussi mostra segnali positivi. Timmermans: “Passare da risposte ad hoc alla modifica del sistema comune di asilo”

Il numero degli arrivi dei migranti in Europa è sceso ai livelli pre-crisi, due delle tre rotte del Mediterraneo sono state chiuse, e gli accordi tra l’Ue e i Paesi terzi per i rimpatri adesso è salito a 23, rendendo più fluido il processo dei ritorni. Le cose tutto sommato vanno bene, secondo il rapporto sulla gestione dei fenomeni della Commissione europea, che invita gli Stati membri a non perdere tempo e procedere alla riforma del regolamento di Dublino, l’impianto normativo alla base del sistema comune di asilo.

Numeri alla mano, la situazione è cambiata. Non è risolta del tutto, ma è comunque cambiata. Lungo la rotta del Mediterraneo centrale, quella che interessa l’Italia, i flussi irregolari sono stati ridotti dell'80% rispetto al periodo di massima crisi. Si è passati da 630mila migranti irregolari sbarcati tra il 2011 al 2016, ai 119.310 del 2017, numero ridotto a 20.250 unità a inizio settembre di quest’anno. Sempre lungo la stessa rotta del Mediterraneo centrale, da gennaio 2017 è stata evitata la partenza di oltre 43.500 persone, assistite volontariamente nel rientro dalla Libia e dal Niger.

Sulla rotta del Mediterraneo orientale tiene l’accordo tra Ue e Turchia siglato a inizio 2016. Sulle coste elleniche gli arrivi sono diminuiti del 97% dall’entrata in vigore di tale accordo, con gli arrivi medi scesi da 6.572 a 650 migranti al giorno.

“Gli arrivi irregolari sono tornati ai livelli pre-crisi”, sottolinea il primo vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, secondo cui “quattro anni dopo il picco della crisi gli Stati membri e il Parlamento europeo dovrebbero passare da risposte ad hoc al completamento delle riforme per un sistema di migrazione e asilo sostenibile a prova di futuro”.

La Commissione chiede di procedere alla riforma del sistema comune di asilo, e invita gli Stati membri ad approvare tutti quei file che possono essere adottati entro fine legislatura, vale a dire entro maggio 2019. Si tratta del sistema europeo per il confronto delle impronte digitali dei richiedenti asilo (Eurodac), del meccanismo di reinsediamento da Paesi terzi a Paesi dell’Ue per chi ha diritto alla protezione internazionale, del completamento della riforma del sistema di guardia costiera e di frontiera dell’Ue (Frontex). Tutte cose la cui approvazione “è possibile a inizio 2019”.

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Gli stati devono inoltre “istituire programmi di rimpatrio volontario”, poiché nel 2016 e nel 2017 meno della metà delle decisioni di rimpatrio è stata eseguita. Segno che bisogna ancora lavorare con i Paesi terzi, e migliorare le procedure a livello nazionale.

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