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Giovedì, 30 Marzo 2023
Il documento

Sbarchi in Africa e confini sbarrati: sui migranti prove di intesa tra Meloni e Weber

I popolari europei presentano un documento programmatico contro i flussi irregolari che contraddice la linea di von der Leyen e getta le basi per la futura alleanza con la destra Ue

Un piano che strizza l'occhio alla destra Ue. Il Partito popolare europeo (Ppe) mercoledì approverà un documento in contrasto con la linea sui migranti finora adottata da Ursula von der Leyen. Il Ppe chiederà invece alla Commissione di finanziare "barriere fisiche" ai confini dell'Ue, introdurre un codice di condotta europeo sulle ong che compiono salvataggi in mare e di tornare al vecchio progetto delle "piattaforme regionali di sbarco dei migranti in entrambe le sponde del Mediterraneo". Quest'ultimo punto apre agli hotspot nel Nord Africa chiesti da tempo dalla premier italiana Giorgia Meloni, che certamente apprezzerà anche le altre misure proposte dal primo partito dell'Eurocamera.

Il tabù sui confini

Sul punto più controverso, quello dei muri e delle barriere ai confini, il Ppe si muoverà in disaccordo con la linea tenuta finora dal Parlamento europeo di non finanziare con denaro Ue le infrastrutture che bloccano in migranti. "È ingiusto che la presidente della Commissione von der Leyen definisca prioritaria la difesa del confine esterno tra la Bulgaria e la Turchia e poi che nessuno nell'Ue voglia prendersi responsabilità per quella protezione", ha lamentato Jeroen Lenaers, europarlamentare del Ppe. Presentando il documento alla stampa, l'eurodeputato non ha risparmiato critiche all'esecutivo europeo. "Per troppo tempo - ha aggiunto - l'idea di finanziamenti europei per le infrastrutture fisiche ai confini, come le barriere, sono state un tabù a Palazzo Berlaymont", dove ha sede la Commissione europea. "Questo non è più sostenibile".

La maggioranza 'Manfred'

Paradossalmente il Ppe è anche la casa politica di Ursula von der Leyen. Ma quando si tratta di gestione dei flussi migratori, i popolari sono ormai apertamente all'opposizione della Commissione. La forza parlamentare guidata dal tedesco Manfred Weber, ex candidato alla presidenza dell'esecutivo Ue poi scavalcato da von der Leyen, preferisce aprire a destra. Magari immaginando una maggioranza europea che vada da Renew Europe di Macron ai Conservatori di Meloni e del polacco Morawiecki. 

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Un disegno politico alternativo a quello attuale - oggi impossibile, numeri alla mano - che potrebbe realizzarsi all'indomani delle prossime elezioni europee. "Per l'Eurobarometro di gennaio, il 70% dei cittadini è preoccupato dell'impatto dell'immigrazione sulla propria vita e su quella dei loro cari", ha detto Lenaers.

Stretta sulle ong

Di qui l'azione del Ppe mirata a cavalcare le soluzioni proposte da anni dalle forze più conservatrici, dalla stretta sulle ong agli hotspot in Africa. Nel documento che il Ppe si prepara ad approvare c'è infatti la richiesta "alla Commissione di proporre un Codice di condotta per le organizzazioni della società civile che partecipano a operazioni di ricerca e salvataggio". "Non è sostenibile - ha spiegato l'esponente del Ppe - lasciare alle ong il controllo dei confini marittimi dell'Europa". Di qui la richiesta di "una politica chiara per evitare le morti in mare e garantire un approccio unitario che scoraggi il traffico di essere umani". Il codice di condotta Ue "prenderà alcuni elementi di quello italiano", ha precisato Lenaers.

Tornano gli hotspot

Infine, il Ppe chiede di "riprendere le discussioni sulle piattaforme regionali di sbarco, anche nella parte meridionale del Mar Mediterraneo, dove i richiedenti asilo possano essere ricevuti in sicurezza e la loro domanda possa essere valutata in modo dignitoso ed efficiente", ha evidenziato l'eurodeputato. A cavalcare questa idea nel 2018 era stato l'allora cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, che aveva incassato anche l'appoggio di Antonio Tajani, attuale vicepremier nel governo di Meloni. Allora il progetto delle piattaforme di sbarco si era rivelato un flop e, con la riduzione dei flussi migratori, era caduto nel dimenticatoio. Ma con 330mila arrivi irregolari nell'Ue nello scorso anno il tema sembra pronto a tornare sotto i riflettori della politica europea. 

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