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Giovedì, 29 Febbraio 2024
Il caso

Export in Russia attraverso Turchia e Serbia: così le imprese Ue (e italiane) aggirano le sanzioni

Il caso di un'azienda elettronica olandese ha alzato il velo sull'elusione delle misure europee anti-Putin. La proposta dei Paesi Bassi per chiudere le scappatoie

Pochi giorni fa, la polizia olandese ha arrestato un imprenditore che ha continuato a vendere apparecchiature elettroniche alla Russia in violazione delle sanzioni Ue, che hanno bloccato l'export verso Mosca di componenti tecnologiche che potrebbero essere usate anche per scopi militari. Un rapido controllo a un database dell'Onu da parte del quotidiano Volkskrant ha mostrato che con le sanzioni, anziché diminuire, le vendite di questo tipo di prodotti dai Paesi bassi alla Russia sono passate da un valore mensile di 21 milioni di dollari a 27 milioni. E questo grazie a una rete commerciale che passando da Serbia o Turchia raggiunge gli Stati alleati di Mosca, come il Kazakistan. Adesso, è proprio l'Olanda a chiedere che l'Ue attui una stretta sui casi di elusione che stanno riducendo l'impatto delle sanzioni occidentali alla Russia. 

Secondo il ministro degli Esteri Wopke Hoekstra, noto alle nostre latitudini per essersi opposto al piano europeo di ripresa post-Covid chiesto dall'Italia, Bruxelles dovrebbe istituire un organismo che vigili sulla applicazione delle misure punitive contro Mosca. Tali sanzioni "vengono eluse su vasta scala", ha affermato Hoekstra. "Attualmente disponiamo di una capacità insufficiente nell'Ue per analizzare, coordinare e promuovere nuove sanzioni, ecco perché vorrei che istituissimo un quartier generale delle sanzioni a Bruxelles, finalizzato al contrasto all'elusione", ha spiegato ancora il ministro.

L'Aja ha stilato una proposta che avrebbe già ricevuto il sostegno di Germania, Francia, Italia e Spagna. Al centro c'è la creazione di un nuovo ente di vigilanza che permetterebbe agli Stati membri di "mettere in comune informazioni e risorse sull'efficacia (delle sanzioni, ndr) e sulla loro elusione". Tale ente dovrebbe innanzitutto stilare una lista di settori e flussi commerciali a più alto rischio di elusione. Le aziende di questi settori, continua Hoekstra, "saranno obbligate a includere clausole sull'uso finale (dei prodotti esportati, ndr) nei loro contratti, in modo che i loro prodotti non finiscano nella macchina da guerra russa".

Non è la prima volta che il tema dell'elusione delle sanzioni sale alla ribalta. Di recente, gli Usa hanno avvertito le imprese dei Paesi partner, comprese quelle europee, di possibili ritorsioni contro chi cerca di aggirare le restrizioni al commercio con Mosca. Ieri, il segretario di Stato Antony Blinken, nel suo viaggio in Turchia, avrebbe sollevato il disappunto di Washington nei confronti di Ankara, che sarebbe diventata la piattaforma commerciale usata dalle imprese occidentali per aggirare le sanzioni. L'Italia, per esempio, nel 2022 ha aumentato di oltre il 30% il suo export verso la Turchia, e secondo alcuni analisti una parte di questo aumento è legato a prodotti con destinazione finale proprio la Russia.

Lo scorso maggio, la Commissione Ue era stata in qualche modo premonitrice, proponendo di introdurre un reato Ue specifico per chi viola le sanzioni. Ma la proposta è stata bloccata dagli Stati membri, preoccupati di una misure vista come un'ingerenza di Bruxelles sui loro ordinamenti penali nazionali. Uno dei punti deboli delle sanzioni riguarda il congelamento e il sequestro dei beni dei cittadini russi sanzionati, ma anche su questo pesano le differenti legislazioni dei Paesi Ue. Malta, per esempio, è stata per anni un punto di riferimento per gli investimenti degli oligarchi russi in Europa grazie alla sua politica di visti d'oro. Ma finora, secondo il Guardian, ha sequestrato beni per un valore di appena 200mila euro. 

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