Erdogan vuole che l'ex basilica di Santa Sofia a Istanbul torni ad essere una moschea

Il meraviglioso edificio, nato come luogo di culto cristiano e poi riconvertito in musulmano, fu trasformato dal laico Ataturk in un museo ed è diventato da allora simbolo di incontro e dialogo. Ma le cose potrebbero presto cambiare

Foto: wikimedia.commons.org

La Turchia secolare da una parte, quella islamica dall’altra. Il campo di battaglia tra le due anime dell’ex sultanato Ottomano poi trasformato in Repubblica è un’aula di tribunale, amministrativo per la precisione, dove si decidono le sorti dell’ex basilica cristiana Santa Sofia. Convertita in moschea dopo la presa ottomana dell’allora Costantinopoli nel 1453, il luogo di culto divenne infine museo nel 1935 per decisione di Mustafa Kemal Ataturk, fondatore della Repubblica turca e ‘venerato’ ancora oggi come baluardo della laicità dello Stato dai sostenitori del secolarismo. A spigere per la riconversione in moschea è l’Associazione per la protezione dei monumenti storici e dell’ambiente, che ritiene illegittima la decisione di Ataturk e pretende che lo stabile venga tolto ai turisti per tornare in mano ai fedeli. Una mossa che ha l'appoggio del presidente Recep Tayyip Erdogan.

Il piano di Erdogan

Diversi analisti sostengono che Erdogan, che fino allo scorso anno era rimasto neutrale sulla questione, e poi ha più volte pubblicamente rivendicato il diritto di Ankara di prendere attuare la riconversione, ritiene che la conversione del museo in moschea farebbe felici i suoi sostenitori islamisti conservatori e distoglierebbe l'attenzione dai problemi economici del Paese e dall'impatto negativo del coronavirus sul settore turistico. La riconversione sarebbe anche un potente simbolo dei suoi tentativi di respingere la secolarizzazione sostenuta da Ataturk.

Le preoccupazioni dei cristiani ortodossi

Per il leader della Chiesa greco-ortodossa però c'è il rischio di scatenare "milioni di cristiani" contro l'Islam. "Come museo, Hagia Sophia può funzionare come luogo e simbolo di incontro, dialogo e coesistenza pacifica di popoli e culture, comprensione reciproca e solidarietà tra cristianesimo e islam", ha affermato il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, dicendo di sperare che "alla fine prevalgano saggezza e ragione".

La battaglia legale

Nell’ultimo round della battaglia processuale, che come spiega l’agenzia francese Afp è solo l’ultimo di una lunga serie di ricorsi iniziati nel 2005, i giudici hanno optato per il rinvio di quindici giorni, ma la decisione finale potrebbe arrivare anche prima. A contrastare chi vuole il ritorno del luogo di culto ai danni del museo c’è la procura di Istanbul, che ritiene legittima la decisione del leader politico di allora, presa sotto forma di decreto. Paradossalmente, un’eventuale sconfitta in tribunale di chi vuole il ritorno della moschea potrebbe trasformarsi in un ghiotto assist per Erdogan, che ha cercato a più riprese di reintrodurre la religione islamica come elemento caratterizzante del Paese che governa dal 2003, inizialmente come primo ministro e poi come presidente della Repubblica. Dare legittimità al decreto di Ataturk - fanno notare gli osservatori - significa che un'eventuale decisione opposta da parte di Erdogan sarebbe ineccepibile dal punto di vista legale.

Il verdetto

Secondo gli oppositori della riconversione civile del luogo di culto simbolo della vittoria dei musulmani sui cristiani, la trasformazione in museo avrebbe violato il “diritto di proprietà” del sultano Maometto II e dei suoi eredi. Lo status di ‘proprietari’ di Santa Sofia sarebbe stato acquisito, secondo i nostalgici della moschea, con la conquista della città. Il verdetto, hanno fatto sapere i giudici, potrà essere emesso in ogni momento nelle prossime due settimane. In caso di pronuncia a favore di una modifica dello status, sarà comunque necessario un ulteriore intervento normativo da parte dell’esecutivo di Ankara. 

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