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Sanità italiana ancorata al passato, siamo ventesimi in Ue per servizi digitali

In altri Paesi una visita dal medico si può prenotare comodamente online e si può interagire con l'ospedale usando solo lo smartphone

L'Italia è molto indietro per quanto riguarda la digitalizzazione dei servizi sanitari e si piazza addirittura ventesima in Europa, nettamente staccata dai primi della classe Olanda, Danimarca e Finlandia, e lontana anche dall'altra nazione mediterranea, la Spagna (sesta), nonché da Germania (undicesima) e Francia (quindicesima).

Il rapporto

È questa la fotografia scattata dal rapporto "Innovative Europe. The way forward" con focus sulla digitalizzazione della sanità presentato a Bruxelles dall'Istituto per la Competitività (I-Com). Il rapporto si concentra, in particolare, sullo sviluppo della cosiddetta eHealth, la possibilità di prenotare visite mediche online o di utilizzare lo smartphone per interagire con gli ospedali e le strutture sanitarie. O ancora la disponibilità di una semplice password per svolgere tutte le possibili procedure, da quelle più semplici a quelle più complesse. Da noi è ancora necessario telefonare o più probabilmente recarsi di persona alle strutture sanitarie.

Pochi investimenti

"La mancanza di coordinamento" tra governo centrale e regioni, "insieme a un trend decrescente degli investimenti pubblici, spiega il ritardo dell'Italia" ha detto il presidente dell'istituto Stefano da Empoli. Per il presidente il dato mostra un “limite che non riguarda solo la salute ma che si estende anche ad altri settori della pubblica amministrazione italiana che avrebbe bisogno di puntare con decisione sulla digitalizzazione per aumentare l’efficienza e migliorare la qualità dei servizi offerti ai cittadini”. Secondo i dati diffusi dalla Commissione europea, in Italia la digitalizzazione cresce a ritmi troppo lenti rispetto alla media. Si tratta di una trasformazione in cui l’economia dei dati è centrale: nel 2018 il suo impatto è stato pari a 377 miliardi di euro in Europa e si stima che, da qui al 2025, possa arrivare a sfiorare i 680 miliardi, con una crescita di oltre l’80%. Nella classifica generale siamo al diciottesimo posto in Europa, nettamente al di sotto della media Ue.

Intelligenza artificiale ed energia

A mostrare mancanza di innovazione anche il fatto che nell'ambito dell'intelligenza artificiale, delle oltre 760 start-up europee attive nel settore, solo 22 sono italiane. Come Paese facciamo meglio nel capitolo dedicato all'energia. In un contesto in cui il divario tra le politiche intraprese e gli obiettivi di riduzione delle emissioni prefissati al 2050 è ancora ampio, la Penisola è, tra i maggiori Stati europei, quella con la quota più alta di energia da rinnovabili, il 18% dell'energia prodotta.

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