Salvini: "Non voglio uscire dall'Euro". E apre a una nuova forza di destra in Ue

Il leader della Lega chiude la porta alle posizioni anti-moneta unica e al progetto dei mini Bot, inviso alla Germania. E sogna un soggetto politico capace di porsi come "interlocutore" di Bruxelles. Sullo sfondo, la competizione con Giorgia Meloni nella corsa a Chigi

Il leader della Lega, Matteo Salvini, e la presidente di FdI Giorgia Meloni

No all'uscita dall'Euro, né tantomeno dall'Unione europea. E stop al progetto dei mini Bot, la proposta lanciata dalla Lega nella breve stagione di governo con il M5s e che aveva fatto storcere il naso a Bruxelles, ma anche a Germania e Olanda. Dinanzi alla stampa estera, Matteo Salvini ha deciso di fare chiarezza sulla posizione del Carroccio su Europa ed economia. Precisazioni che potrebbero provocare non pochi malumori nel partito, ma che sembrano in linea con il progetto dall'ex vicepremier di smarcarsi dal cordone sanitario stretto intorno ai sovranisti in Ue. E proporsi come leader di una nuova destra. Meno radicale, ma più di governo. In Italia come in Europa.

Si' Euro

"Non abbiamo la priorità di uscire da niente e da nessuno, non stiamo lavorando né per uscire dalla moneta unica, né dall'Unione europea", ha detto chiaramente incontrando i corrispondenti della stampa estera in Italia. Quanto alla controversa proposta dei 'mini Bot', Salvini li colloca al passato dicendo che "erano uno strumento per pagare i debiti della Pubblica amministrazione" e soprattutto assicura che "la nostra priorità è la crescita economica. Tutti i nostri sforzi sono per il rilancio dell'economia italiana". E per creare una nuova forza di destra in Europa.  

Una nuova destra

Salvini lo dice chiaro e tondo: "Voglio un grande gruppo (al Parlamento Ue, ndr) con una visione dell'Europa più moderna, alternativo a Ppe e Socialisti". A oggi, la Lega guida il gruppo Identità e democrazia (Id), al cui interno siedono partiti come le Rassemblement national di Marine Le Pen e l'AfD tedesco. Tutti partiti sui quali grava il cordone sanitario dei popolari di Angela Merkel, dei socialisti e dei liberali di Emmanuel Macron. Un cordone che ha di fatto escluso Id dalle cariche istituzionali dell'Eurocamera, ma che pesa anche sulle dinamiche nazionali: il caso della Turingia, dove un accordo tra popolari e AfD per la guida del Land tedesco è stato fermato dalla cancelliera Merkel, lo dimostra. E lo ha sperimentato anche lo stesso Salvini nei mesi di governo, quando fatico' a trovare sponde politiche in Ue nel braccio di ferro con la Commissione sulla manovra di bilancio (a differenza di quanto avvenne l'anno successivo con il Pd in maggioranza). 

La competizione con Meloni

Il leader del Carroccio, dunque, vuole smarcarsi da questa zona d'ombra e proporsi come uomo di governo credibile ed europeista (seppur sempre da posizione critica rispetto alla grande coalizione popolari-socialisti-liberali). Del resto, i numeri per salire a Palazzo Chigi li ha, se si andasse oggi al voto. Ma il rischio è di consegnare la guida del governo a un nome più rassicurante per Bruxelles, quello di Giorgia Meloni

Già, perché la leader di Fratelli d'Italia in Ue puo' contare su appoggi politici più solidi. FdI, infatti, siede nel gruppo Ecr, quello dei conservatori, che a differenza di Id non solo non ha l'impaccio di cordoni sanitari, ma puo' far leva su diverse cariche di peso nel Parlamento e persino su un proprio commissario nell'Esecutivo Ue. L'Ecr è guidato dal PiS polacco, il partito che governa Varsavia e che pertanto ha potuto avere un posto nella Commissione, oltre a esercitare influenza sul Consiglio degli Stati membri. L'Ecr, poi, sembra destinato a fornire nell'Eurocamera una sorta di appoggio esterno alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen per equilibrare il fronte progressista a sinistra. 

A dare ancora più forza al gruppo conservatore, poi, potrebbe arrivare il leader ungherese Viktor Orban, che oggi siede nel Ppe, ma che è da tempo in rotta di collisione con la dirigenza popolare. Proprio un eventuale addio di Orban a Merkel e soci potrebbe riaprire le danze delle alleanze nella variegata destra europea. Danze alle quali la Lega vuole partecipare, proponendo la costruzione di un nuovo soggetto politico. Non sarà facile, come ha ammesso Salvini, perché in questo quadro eterogeneo "ciascuno dovrebbe rinunciare a un pezzetto del proprio ego". Il vantaggio, pero', sarebbe il fatto che all'Eurocamera "con un gruppo di 140/150 deputati europei saremmo un interlocutore più pesante". Attenzione, "un interlocutore" e non un avversario senza se e senza ma della maggioranza. 

I rapporti con Germania e Francia

Una svolta del genere avrebbe ripercussioni anche sulle alleanze tra Stati, in particolare sui rapporti con Berlino e Parigi. Salvini non lo cita, ma se un "nemico" in questo potenziale processo permane, quello è il presidente francese Macron. "Avere migliori rapporti con Germania e una priorità non solo economica ma anche geo-politica", dice. Lo dimostra a suo avviso la Libia, dove "una parte dei problemi dipende dalle mire di alcuni Paesi, come la Francia, che hanno interessi economici e strategici diversi se non contrapposti da quelli italiani e dell'Unione europea. Migliori rapporti fra Italia e Germania sarebbero utili anche per arginare la prepotenza di qualcuno", ha aggiunto. 

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