Premier olandese: "L'Italia impari a farcela da sola". Conte: è quello che faremo

Botta e risposta tra Rutte e il presidente del Consiglio. Per il leader dei Paesi bassi sì alla solidarietà al Belpaese, ma solo con prestiti e non con contributi a fondo perduto: "La prossima volta, però, deve essere in grado di rispondere alla crisi" con i propri mezzi

A sinistra il premier olandese Rutte, a destra il presidente del Consiglio Conte

Solidarietà sì, ma a patto che siano solo prestiti e non contributi a fondo perduto. E la prossima volta che l'Italia si troverà ad affrontare una crisi grave come quella della pandemia Covid-19, dovrà essere in grado di rispondere "da sola". Il premier olandese Mark Rutte torna a parlare del nostro Paese e del Recovery fund, il piano Ue contro la crisi del coronavirus. E lo fa rialzando il livello di scontro e tenendo la barra dritta sui diktat intorno a cui si sono coalizzati, oltre ai Paesi bassi, anche Austria, Svezia e Danimarca, contrari a qualsiasi concessione verso gli Stati membri più colpiti dalla pandemia, Italia, Spagna e Francia in primis.

Lo schiaffo di Rutte

In una intervista al magazine "7" del Corriere della Sera, Rutte premette che "l'Olanda capisce e appoggia l'appello alla solidarietà", per poi specificare: "Dobbiamo solidarietà ai Paesi più colpiti dalla pandemia, sapendo però che anche noi siamo stati colpiti gravemente. Ciò significa che gli Stati i quali necessitano e meritano aiuto devono anche far sì che in futuro siano capaci di affrontare da soli crisi del genere in modo resiliente". Rutte ha poi espresso apprezzamento per gli sforzi del presidente del Consiglio Giuseppe Conte volti a "varare un pacchetto di riforme mirate ad aumentare la produttività e la competitività dell'Italia, incluse misure impopolari". Ciononostante, "è cruciale che la prossima volta l'Italia sia in grado di rispondere a una crisi da sola".

Per quanto riguarda la forma nella quale i fondi dovrebbero giungere all'Italia, Rutte insiste che si deve trattare di prestiti e non contributi. "Un sistema di prestiti - sostiene il capo del governo olandese - è molto più logio. Anche quelli sono aiuti. E dalle analisi della Commissione, sappiamo che la sostenibilità del debito di Italia e Spagna non sarà diminuita da nuovi prestiti".

Le parole di Rutte hanno suscitato le proteste di una buona parte dei partiti italiani. "L'Italia ce la farà da sola, per questo dobbiamo trovare tutto il nostro coraggio e la nostra forza", si è limitato a rispondere Conte. "Abbiamo grandissime potenzialità - ha aggiunto - solo che dobbiamo mettere il Paese in condizione di recuperare un deficit strutturale che ci ha fatto negli ultimi anni muovere al di sotto della media europea per quanto riguarda Pil, produttività. Ecco perché la semplificazione è la madre di tutte le riforme".

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Bruxelles spinge per una rapida impresa

Le parole di Rutte confermano che il negoziato tra i leader Ue sul Recovery fund è ancora in alto mare. Per l'Italia oltre all'entità dei contributi (a fondo perduto, si intende) è importante anche la rapidità con cui il nuovo fondo sarà operativo. Un aiuto in tal senso sembra arrivare dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha invitato i Paesi membri a un pre-summit in vista di quello già in programma a metà luglio: "Raggiungere rapidamente un accordo è cruciale ", ha dichiarato von der Leyen. Da qui l'invito a una riunione il prossimo 8 luglio, giorno in cui la cancelliera Angela Merkel, in quanto presidente di turno del Consiglio dell'Ue, sarà a Bruxelles per parlare dinanzi ai deputati del Parlamento europeo.

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