La Russia divide i sovranisti, ecco perché il gruppo europeo di Salvini potrebbe saltare

Il vicepremier invita a Milano i nazionalisti di tutta Europa. Ma il suo piano per cambiare gli equilibri a Bruxelles sembra destinato al fallimento per colpa della vicinanza a Putin che non piace a tutti

Ferite storiche insanabili da una parte, relazioni pericolose dall’altra. Il rapporto privilegiato con la Russia di Vladimir Putin, ostentato in più occasioni sia dalla Lega che da Marine Le Pen, potrebbe rivelarsi un ostacolo alla creazione del “supergruppo” sovranista in Parlamento europeo. Mentre Milano si prepara a ospitare la kermesse nazionalista organizzata da Matteo Salvini, c’è chi ha iniziato a fare i conti delle defezioni annunciate e quelle nell’aria tra le file dei sovranisti. Il gruppo che il leader leghista spera di mettere in campo a Strasburgo dopo il voto del 26 maggio abbraccerebbe gli euroscettici dei 28 Paesi Ue, unendo dagli ungheresi di Viktor Orban ai polacchi di Jaroslaw Kaczynski, passando per gli estoni del partito Ekre e gli spagnoli di Vox. Eppure, secondo alcune delle parti chiamate in causa, non se ne parla neanche.

Danesi perplessi

Il ‘no’ al “dream team” anti Unione europea è motivato da molti Paesi orientali per via della simpatia delle destre degli Stati occidentali nei confronti di Mosca. Un dettaglio per niente trascurabile per tutte quelle nazioni dell’Est Europa il cui nazionalismo e spirito patriottico è fortemente ancorato al sentimento antisovietico e antirusso.  “Siamo molto preoccupati per un'aggressione russa”, sostiene il deputato Anders Vistisen, del Partito del popolo danese, un’altra formazione che si riconosce nelle battaglie di Salvini contro Bruxelles, ma che non condivide il suo feeling con il Cremlino. “Un orso ferito è pericoloso”, ha sentenziato dopo aver partecipato a un precedente incontro, sempre a Milano, promosso dalla Lega in vista delle europee. In quell’occasione a declinare l’invito furono i polacchi del Pis, il partito Diritto e Giustizia fondato da Jaroslaw Kaczynski. Quest’ultimo ha espresso dei dubbi sull’alleanza con qualsiasi politico filo-russo, incluso Viktor Orban.

Orban non piace ai polacchi

Ma proprio il leader ungherese sarebbe il partner numero uno della nuova “internazionale sovranista” se il suo partito Fidesz venisse cacciato definitivamente dal Partito popolare europeo all’indomani delle elezioni (https://europa.today.it/attualita/juncker-orban-valori-cristiani.html). Radoslaw Fogiel, consigliere politico di Kaczynski, ha dichiarato al Guardian lo scorso febbraio: "Sono d’accordo [con Orban ndr] su molte cose quando si tratta delle politiche sull’immigrazione o del modo in cui l'Ue dovrebbe andare in futuro, ma non nascondiamo mai la posizione ungherese nei confronti della Russia e di Putin, che noi non approviamo”.

I finanziamenti a Le Pen

Fogiel ha inoltre escluso ogni collaborazione tra i polacchi del Pis e la Le Pen, in parte a causa dei collegamenti con Putin. “Non solo è finanziata dalla Russia - ha sottolineato - ma ha anche posizioni troppo di destra quando si tratta di questioni sociali. È troppo estrema per noi”.  Gli estoni di Ekre, partito di estrema destra al Governo della repubblica baltica, sostengono di essere al fianco di Salvini. Ma a Jaak Madison, candidata all’Europarlamento, non sono mai andate giù le voci sui fondi russi ricevuti da Marine Le Pen e dal suo Rassemblement National.  “Quando ci incontreremo - assicura la candidata - avrò la possibilità di chiederle: ‘Se hai ottenuto un prestito, lo hai restituito?’ Se ha le prove che ha restituito tutto, allora va bene”. Non certo lo spirito unitario che i sostenitori del “supergruppo” sovranista vorrebbero vedere tra le delegazioni di diversi Paesi.

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