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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Diplomazia / Russia

La Russia corteggia gli Stati africani (e promette la fine della crisi alimentare)

Il ministro degli Esteri Lavrov in missione in Egitto, Congo, Etiopia e Uganda rassicura sul ritorno delle esportazioni di grano, fondamentali per il continente, e parla di fine del mondo "unipolare"

La Russia ha iniziato una charm offensive sull'Africa. Il compito di conquistare (o meglio rinsaldare) l'alleanza con i Paesi del continente è stata affidata al ministro degli Esteri Sergey Lavrov, che ieri ha iniziato un mini tour in Egitto, Etiopia, Uganda e Repubblica del Congo. E il suo compito non sarà molto difficile, la maggior parte dei governi i Africa e del Medio Oriente hanno cercato di tenersi fuori dal conflitto in Ucraina e finora, nonostante le pressioni degli Stati Uniti e dell'Occidente in generale, nessuno di loro ha imposto sanzioni contro Mosca.

Il mese scorso il capo dell'Unione africana, il presidente del Senegal Macky Sall, ha anche incontrato Vladimir Putin, a cui ha chiesto di far ripartire le esportazioni di grano ucraino. E a facilitare le trattative del braccio destro del Leader del Cremlino nella sua missione c'è l'accordo raggiunto venerdì scorso con l'Ucraina, che sarà centrale nelle discussioni, visto che la preoccupazione principale degli Stati del continente è che le esportazioni di grano ricomincino al più presto, anche perché secondo la Banca Africana di Sviluppo, Ucraina e Russia forniscono di solito più del 40 percento del grano africano.

Nonostante l'attacco al porto di Odessa, che ha fatto dubitare sulla buona fede di Mosca, la Russia accusa l'Occidente per la crisi alimentare. "Sappiamo che i colleghi africani non approvano i tentativi non celati degli Stati Uniti e dei loro satelliti europei di avere il sopravvento e di imporre un ordine mondiale unipolare alla comunità internazionale", ha scritto Lavrov in un articolo pubblicato sui giornali dei quattro Paesi che avrebbe visitato. Nel suo intervento il titolare della diplomazia ha respinto l'accusa che la Russia stia "esportando la carestia" e ha puntato il dito contro la propaganda occidentale, sostenendo che le sanzioni imposte alla Federazione hanno esacerbato le "tendenze negative" del mercato alimentare internazionale.

Ieri a Il Cairo, prima tappa del tour, Lavrov ha incontrato il presidente Abdel Fattah al-Sisi e il ministro degli Esteri, Sameh Shoukry, a cui ha dato rassicurazioni sulla tenuta del patto con l'Ucraina raggiunto grazie alla mediazione di Onu e Turchia che dovrebbe sbloccare 22 milioni di tonnellate di grano. L'Egitto è normalmente un grande consumatore di grano ucraino, e nel 2019 ne ha importato 3,62 milioni di tonnellate, più di ogni altro Paese. Le relazioni tra Egitto e Russia "sono storiche, caratterizzate dall'amicizia e si estendono in molti campi, dal punto di vista politico, economico e culturale", ha dichiarato ier Shoukry in conferenza stampa dopo l'incontro con Lavrov. "Ci auguriamo di proseguire una stretta collaborazione basata sul rispetto reciproco e sulla condivisione degli interessi", ha poi aggiunto.

E poco prima dell'arrivo di Lavrov, la società nucleare statale russa Rosatom ha iniziato la costruzione della prima centrale nucleare egiziana, un progetto da 25 miliardi di dollari che si annuncia come la più grande impresa economica tra Mosca e Il Cairo degli ultimi decenni. Nella capitale egiziana Lavrov ha anche incontrato Ahmed Aboul Gheit, segretario generale della Lega Araba, e ha tenuto un discorso ai 22 rappresentanti permanenti del blocco panarabo, nel quale ha elogiato l'accordo sul grano con l'Ucraina, affermando che avrebbe spinto "i Paesi occidentali a rimuovere le limitazioni e a smettere di impedire la consegna del grano russo agli acquirenti". Il minitro ha anche salutato "l'inizio di una nuova era", sostenendo: "Andiamo verso un vero multilateralismo diverso da quello che vuole imporre l'Occidente".

Poi il ministro è volato in Congo, altri Paese che si è definito “neutrale” rispetto al conflitto, e oggi avrà un bilaterale con il presidente Denis Sassou Nguesso. La costruzione del nuovo “multilateralismo” continua.

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