Lunedì, 26 Luglio 2021
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Mosca respinge le richieste della Corte dei diritti dell'uomo: non riconosceremo le unioni gay

Putin rivendica che la maggioranza dei cittadini del Paese è contrario a qualsiasi apertura alle coppie omosessuali: “Sul punto non c'è nessuna possibilità di compromesso”

La Russia non ha alcuna intenzione di riconoscere in alcun modo le coppie omosessuali, nonostante la richiesta arrivata ieri dalla Corte europea per i diritti dell'uomo (Cedu). "Non c'è bisogno di cercare alcuna forma di registrazione di compromesso. Abbiamo una formulazione assolutamente inequivocabile nella Costituzione e un'immagine assolutamente inequivocabile dei cittadini della Federazione Russa che sostengono una posizione così inequivocabile", ha tagliato corto il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov.

La Cedu ha stabilito ieri che la Russia ha violato l'articolo della Convenzione relativo al rispetto della vita privata e familiare, rifiutando di registrare le unioni omosessuali in nessuna forma. A questo proposito, il tribunale internazionale con sede a Strasburgo ha chiesto alle autorità russe di legalizzare la registrazione delle unioni omosessuali, non per forza con un matrimonio, ma nella forma che ritiene opportuna. In base a degli emendamenti costituzionali adottati lo scorso anno, Mosca ha bandito per legge le unioni omosessuali stabilendo che "l'istituto del matrimonio è un'unione tra un uomo e una donna", e basta. La nuova Costituzione russa è stata approvata con voto popolare e gli emendamenti hanno ricevuto il sostegno di quasi il 78 per cento degli elettori, e questo ha portato Vladimir Putin a rivendicare il sostegno popolare dell'opposizione a ogni unione tra persone dello stesso sesso e a rispedire al mittente le richieste del tribunale. "Abbiamo un nuovo articolo della costituzione, in base al quale il matrimonio è l'unione di un uomo e una donna, punto", ha dichiarato il vicepresidente del Consiglio della Federazione, Konstantin Kosachev all'emittente radio "Sputnik", invitando anche la Cedu a “non invadere il campo costituzionale” della Russia.

Il caso era stato portato a Strasburgo da tre coppie omosessuali russe dopo che i funzionari della Federazione hanno respinto i loro tentativi di sposarsi. Nella sentenza di martedì la Corte ha stabilito che la Russia potrebbe dare alle coppie dello stesso sesso "l'accesso al riconoscimento formale dello status delle loro coppie in una forma diversa dal matrimonio”, sostenendo che ciò "non sarebbe in conflitto con la tradizionale concezione del matrimonio" che prevale in Russia. La corte ha anche respinto l'argomento di Mosca sulla diffusa disapprovazione pubblica delle unioni omosessuali, che sarebbe dimostrata dai risultati del referendum, affermando che "l'accesso ai diritti per una minoranza non può dipendere dall'accettazione della maggioranza". Natalia Zviagina, direttrice dell'ufficio di Amnesty International a Mosca, ha affermato che la storica decisione del tribunale sottolinea che la Russia "è dalla parte sbagliata della storia" e sta privando le persone Lgbt+ dei loro diritti umani fondamentali. Nel 2018, prima della riforma costituzionale, una coppia gay sposata in Danimarca, riuscì a far riconoscere a Mosca la propria unione. Quando la cosa divenne pubblica i due sposi cominciarono a subire minacce e persecuzioni, finendo alla fine per essere costretti a scappare in Olanda dove hanno chiesto asilo politico.

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