Sabato, 16 Ottobre 2021
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In Russia boom del Partito comunista (grazie a Navalny). Ma alle elezioni vince ancora Putin

I primi risultati confermano la leadership del presidente. In crescita la formazione marxista-leninista su cui hanno puntato anche i sostenitori dell'oppositore in carcere

Quasi un quinto dei russi ha votato il Partito comunista alle elezioni per il rinnovo del Parlamento. È forse questa l'unica vera novità di una tornata elettorale che si è chiusa domenica 19 settembre e che ha visto ancora una volta lo strapotere di Russia Unita, la formazione che fa capo al presidente Vladimir Putin. Uno strapotere che dovrebbe attestarsi sul 50% dei consensi, in leggero calo rispetto alle elezioni del 2016. Forse anche per via dell'appello al voto tattico lanciato alla vigilia dal grande oppositore di Putin, Alexei Navalny.

Navalny, che si trova in carcere, ha chiesto ai suoi sostenitori di appoggiare quei partiti che hanno dimostrato una certa autonomia da Russia Unita. Se l'appello ha funzionato, pare che ad avvantaggiarsene siano stati i comunisti da Gennadij Zjuganov, che finora sono stati considerati parte della "opposizione sistemica" a Putin, ossia quelle formazioni politiche che, pur non aderendo a Russia Unita, hanno in questi anni appoggiato dall'esterno il presidente. 

Il partito di Zjuganov, dopo anni di opposizione morbida, si sarebbe allontanato di recente da Putin, in particolare contrastandone il progetto di riforma della Costituzione grazie al quale il presidente potrà candidarsi ancora alla guida del Paese per altri due mandati (ossia potenzialmente fino al 2036). Da qui, la decisione di Navalny di invitare i suoi sostenitori a "turarsi il naso" e votare comunista dopo che il suo movimento è stato escluso dalla corsa elettorale. Che l'invito sia stato seguito o meno, fatto sta che il Partito comunista ha aumentato i suoi consensi rispetto alle ultime presidenziali e dovrebbe attestarsi sul 20% dei voti, in netta crescita rispetto al 2016, quando si fermò poco sopra il 13%.

A farne le spese, oltre a Russia Unita, sembrano essere gli altri due partiti dell'opposizione sistemica, ossia il Partito liberal democratico e Russia Giusta, entrambi al 7%. L'avanzata comunista a spese delle forze pro-Putin, secondo gli analisti, potrebbe anche essere effetto del malessere crescente della popolazione per quanto riguarda l'andamento dell'economia e dell'occupazione. Un malessere che, secondo i sostenitori di Navalny, è stato nascosto alle urne grazie a una serie di brogli elettorali che avrebbero gonfiato il risultato di Russia Unita. 

Le autorità elettorali, scrive la Reuters, hanno respinto le accuse, dichiarando di aver annullato qualsiasi risultato nei seggi elettorali dove c'erano state evidenti irregolarità. Golos, una ong russa attiva nel monitoraggio delle elezioni (ma che per Mosca sono al soldo di agenti stranieri), ha segnalato migliaia di violazioni, tra cui minacce contro gli osservatori e gli scrutatori. Alcuni individui sono stati ripresi dalle telecamere mentre depositavano blocchi di schede elettorali già compilate nelle urne. 

Anche la Commissione europea ha accusato il Cremlino di brogli: "L'Unione europea crede all'importanza di elezioni libere e giuste" e "quello che abbiamo visto in Russia è che queste elezioni si sono tenute in un clima di intimidazione delle voci critiche e indipendenti e senza una credibile osservazione internazionale", ha detto Peter Stano, portavoce di Bruxelles. Al netto dei potenziali brogli, va segnalata la scarsa affluenza dei russi, ferma al 47%. 

Chiuso il capitolo delle elezioni del Parlamento, si apre quello della corsa alla presidenza del Paese: l'appuntamento è nel 2024, ma già in queste ore Putin dovrebbe annunciare se parteciperà ancora una volta da candidato leader o se lascerà il passo a un suo successore. L'ex spia del Kgb ha 68 anni. Ma grazie alle modifiche alla Costituzione varate da Russia Unita, potrebbe potenzialmente governare per altri 15 anni. 

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