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Lunedì, 28 Novembre 2022
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Il Paese africano che guadagna accogliendo i rifugiati (e fa affari anche con l'Europa)

Il Ruanda ospita migliaia di profughi da Burundi, Congo, Eritrea, Somalia e Sudan. Ora anche Regno Unito e Danimarca vogliono inviare nella nazione migranti irregolari, stringendo patti col governo di Kigali che gli permettono di guadagnare soldi e aumentare la sua influenza geopolitica

C'è uno Paese africano che sta facendo dell'accoglienza dei migranti un affare sia in termini economici che dal punto di vista geopolitico. È il Ruanda di Paul Kagame, con cui da poco due Stati europei, il Regno Unito e la Danimarca, hanno stretto dei patti per inviare nella nazione i richiedenti asilo che arrivano sul loro territorio. Già al momento il Ruanda ospita decine di migliaia di rifugiati provenienti da Paesi come Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea, Somalia e Sudan. Ha accolto centinaia di altri rifugiati africani espulsi da Israele e ha accolto studentesse afghane in fuga dai talebani, nonché tantissimi rifugiati catturati in Libia prima dei loro viaggi verso l'Europa e rimandati indietro.

Secondo i dati dell'Unhcr, l'agenzia Onu per i rifugiati, 127.326 persone sono ospitate nel Paese, tra queste vi sono soprattutto persone provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo (60,05%) e dal Burundi (39,37%). Da quando nel 2019 è stato lanciato l'Emergency Transit Mechanism (Etm) , in totale dalla Libia sono arrivate 1.279 persone. Secondo l'Unhcr il Paese “offre in generale un ambiente favorevole alla protezione”, e i rifugiati vengono ospitati luoghi come il centro di transito di Gashora, a circa 40 miglia a sud della capitale Kigali, che offre camere spoglie ma pulite con letti matrimoniali. Come racconta il New York Times nella struttura recintata i rifugiati ricevono tre pasti al giorno e legano tra loro preparando cibi tradizionali come la focaccia injera o il doro wat (pollo speziato etiope). Ricevono anche consulenza professionale, prima del tramonto sono soliti giocare a pallavolo e a calcio e si riuniscono sotto un albero per recitare le preghiere quotidiane.

Il presidente Kagame ha dichiarato che il suo governo è motivato a fornire questa accoglienza dall'altruismo e dalla responsabilità morale di fornire una soluzione a "un problema molto complicato in tutto il mondo". Ma i critici sostengono che lo Stato sta cercando solo di trarre vantaggi finanziari e geopolitici dagli accordi e si sta offrendo come rifugio per distogliere l'attenzione dai suoi problematici risultati in materia di diritti umani. Gli accordi migratori con l'Occidente fanno parte della "spinta del Ruanda a riciclare la propria immagine all'estero", ha dichiarato al giornale statunitense Toni Haastrup, professore di politica internazionale presso l'Università di Stirling in Gran Bretagna. Il Ruanda, una nazione senza sbocco sul mare, è uno dei Paesi più piccoli e più densamente popolati dell'Africa. Kagame è il leader de facto di questa nazione di 13 milioni di abitanti dalla fine del genocidio del 1994, quando furono massacrate fino a un milione di persone in 100 giorni.

Per finanziare l'accoglienza tramite i programmi Onu sono stati stanziati a favore della nazione 86 milioni di dollari, anche se finora ne sono stati effettivamente esborsati quasi 29 milioni. Ma molti di più ne arriveranno grazie all'accordo con il Regno Unito. Ad aprile, il governo guidato allora da Boris Johnson, ha annunciato un'intesa per inviare i migranti arrivati sui barconi attraverso il Canale della Manica in Ruanda, promettendo al Paese 120 milioni di sterline. L'anno scorso anche la Danimarca ha firmato un patto triennale con il Ruanda per migliorare la cooperazione in materia di migrazione e ad agosto ha negoziato un accordo per la creazione di un centro per richiedenti asilo a Kigali. Le cifre dell'accordo saranno note quando verrà formalizzato ufficialmente, ma non dovrebbero essere molto distanti da quelle britanniche.

Questi accordi però hanno fatto storcere il naso non solo alle Ong, ma anche a diversi organismi internazionali. Il primo volo di deportazione dal Regno Unito, che era previsto a giugno, è stato bloccato da un'ingiunzione dell'ultimo minuto della Corte europea dei diritti dell'uomo, che ha scatenato uno scontro politico e legale tra Londra e Strasburgo. Il responsabile delle Nazioni Unite per i rifugiati ha definito "catastrofica" la politica di deportazione e anche la leadership della Chiesa d'Inghilterra l'ha denunciata come immorale, vergognosa e “contraria al giudizio di dio”. "Il nostro governo sta semplicemente mentendo quando dice che il Ruanda è sicuro per i rifugiati", ha dichiarato Clare Moseley, fondatrice di Care4Calais, una delle associazioni di beneficenza britanniche che hanno fatto causa per fermare le deportazioni. Le prove, ha detto, dimostrerebbero che "non c'è assolutamente alcun dubbio che questa politica sia stata una cosa brutale e moralmente sbagliata da fare".

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