Venerdì, 22 Ottobre 2021
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"Ronaldo e Messi testimonial" dei vaccini anti-Covid: il piano di Bruxelles anti no-vax

Secondo Politico, la presidente von der Leyen avrebbe annunciato ai leader Ue l'intenzione di coinvolgere alcune star del calcio per favorire la campagna di vaccinazione. E ha rassicurato sull'acquisto di dosi: potranno immunizzare 700 milioni di persone, anche i cittadini di Albania e Nord Macedonia

Cristiano Ronaldo e Lionel Messi nella stessa squadra? E' il sogno che la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen vorrebbe realizzare per convincere gli europei più scettici a farsi somministrare il vaccino anti-Covid. Tanto più viste le quantità acquistate da Bruxelles, che, secondo quanto riferiscono alcune fonti sentite da Politico, sono sufficienti per vaccinare "tra i 700 e i 750 milioni" di persone. Bel oltre la popolazione europea, tanto che le dosi in eccesso dovrebbero venire utilizzate per aiutare Paesi extra Ue, in particolare quelli dei Balcani occidentali.

Il piano anti no-vax

E' quanto emerso dal piano anti-Covid presentato dalla presidente von der Leyen. Secondo due diplomatici, la leader Ue intende coinvolgere le star del calcio come testimonial per la campagna di vaccinazione, in modo da vincere le resistenze dei no-vax. Secondo un recente Eurobarometro, ben il 15% della popolazione europea è contraria ai vaccini. E oltre la metà pensa che tali farmaci possano avere effetti collaterali gravi per la salute umana. Da qui il pensiero a Ronaldo e Messi (anche se non si se i due campioni effettivamente faranno parte del team di testimonial). Il piano di comunicazione di von der Leyen avrà due fasi: nella prima, si "spiegherà il prodotto” in tutte le lingue. Una volta avviato il lancio dei vaccini, la campagna mirerà a incoraggiare le persone a farsi vaccinare con l'aiuto di influencer come le "stelle del calcio della Uefa", ha detto von der Leyen.

La diplomazia sanitaria

Von der Leyen ha anche esortato i Paesi Ue ad accelerare i loro preparativi per il lancio della campagna di vaccinazione: il primo che dovrebbe essere approvato dall'Ema, l'Agenzia europea del farmaco, è quello del duo americano-tedesco Pzifer/BioNTech, già in somministrazione nel Regno Unito. Proprio su questo punto, il premier polacco Mateusz Morawieck ha bacchettato Bruxelles, chiedendo che l'iter di approvazione venga accorciato di almeno una settimana. Nei giorni scorsi, la Commissione europea aveva spiegato che la strada intrapresa dall'Ue è quella di una approvazione "condizionale", ossia con una serie di verifiche più profonde per la sicurezza umana di quelle che avrebbe condotto Londra, che ha invece optato per una approvazione di emergenza. Battendo sul tempo la burocrazia europea, tanto odiata dai brexiter duri e puri come il premier Boris Johnson.

E' chiaro che dietro questa corsa al vaccino vi siano anche i bracci di ferro diplomatici dentro e fuori l'Ue. E la Polonia, che ha preso il posto del Regno Unito nella guida dei conservatori europei al Parlamento Ue, ha tenuto a segnalare il presunto smacco patito da Bruxelles. "Perché le agenzie dell'Ue non sono più veloci?", avrebbe detto al tavolo dei leader. Dal canto suo, l'agenzia in questione, l'Ema (che ha lasciato la sua sede di Londra proprio in seguito alla Brexit) ha assicurato che il farmaco sarà autorizzato entro il 29 dicembre. Sempre che tutto vada bene.

Dosi Ue anche per Albania e Macedonia

Von der Leyen, però, ha tenuto a ricordare agli Stati membri che non basta approvare il vaccino: serva anche essere pronti a distribuirlo. Quello della Pzifer/Biontech, per esempio, necessita di capacità di stoccaggio e distribuzione speciali, in particolare per quel che riguarda la catena del freddo. La presidente della Commissione ha poi rassicurato sulle disponibilità di dosi: gli accordi sottoscritti in questi mesi (e che alcuni hanno criticato per la scarsa trasparenza) dovrebbero consentire la vaccinazione di oltre 700 milioni di persone. L'Ue ha 450 milioni di cittadini. Il resto dovrebbe servire alla "diplomazia sanitaria" di Bruxelles, ossia ad aiutare i Paesi extra Ue più in difficoltà con l'acquisto di questi costosi farmaci, "principalmente quelli dei Balcani occidentali" come Albania e Nord Macedonia, avrebbe detto al summit.

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