Corruzione, la Romania resta osservata speciale Ue. Promossa la Bulgaria

Sofia fuori dal meccanismo di monitaraggio di Bruxelles per i suoi progressi nella lotta alla criminalità organizzata. Bucarest bocciata per lo stato di diritto

La corruzione in Romania è ancora a livelli alti e per questo il Paese resterà sotto stretta osservazione della Commissione europea. La Bulgaria, invece, ha fatto progressi sufficienti, tanto che Bruxelles ha deciso di escluderla dal meccanismo di monitoraggio istituito dall'Ue nel 2007 per promuovere la lotta alla criminalità nei due ex Paesi del blocco sovietico.

La decisione è arrivata dopo la pubblicazione delle ultime relazioni sulle misure adottate da Sofia e Bucarest riguardo agli impegni presi sulla riforma giudiziaria e la lotta contro la corruzione (e nel caso della Bulgaria sulla lotta alla criminalità organizzata). Per quanto riguarda la Romania, dove il governo a guida socialdemocratica si è da poco dimesso, la Commissione ricorda che "ha dovuto sollevare più volte preoccupazioni relative allo stato di diritto con le autorità rumene, in relazione agli sviluppi delle riforme giudiziarie e alla lotta contro la corruzione. La Commissione si rammarica che la Romania non si sia impegnata con le raccomandazioni aggiuntive formulate nel novembre 2018. Queste raccomandazioni devono essere seguite".

La relazione, anche se non lo cita espressamente, fa riferimento al braccio di ferro tra Bruxelles e Sofia degli ultimi due anni, con il partito di governo, il Psd, che si è pian piano spostato sulle posizioni del gruppo dei Paesi di Visegrad e ha portato avanti riforme contestate dalla Commissione Ue perché, a suo giudizio, lesive dello stato di diritto. Il tutto a fronte di una serie di scandali e inchieste giudiziare che hanno riguardato esponenti di spicco del Psd e che hanno suscitato proteste accese della società civile. Di contro, l'ex capo dell'anticorruzione di Bucarest, Laura Kovesi, è stata 'promossa' dall'Ue alla guida della neonata Procura europea.

Bucarest, secondo quanto annunciato dal presidente Jean-Claude Juncker, avrebbe dovuto essere esclusa dal programma di monitoraggio a fine 2019, come successo alla Bulgaria. Il meccanismo di cooperazione e verifica, questo il nome ufficiale del monitoraggio speciale, era stato imposto ai due Paesi dell'Europa orientale nel 2007 tra le proteste soprattutto di Bucarest, che lamentava l'uso di due pesi e due misure.

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Sofia, secondo l'Ue, è l'unico dei due Stati membri 'osservati speciali' ad avere fatto in pieno i compiti a casa: "La Commissione ritiene che i progressi compiuti siano sufficienti a soddisfare gli impegni assunti al momento della sua adesione all'Ue", si legge nel report. La Bulgaria, tuttavia, "dovrà continuare a lavorare in modo coerente sulla traduzione degli impegni in una legislazione concreta e una continua attuazione".

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