La rivoluzione verde può attendere: in Italia la ripresa post-Covid sarà spinta dalle fonti fossili

Lo rivela il Guardian in un’inchiesta che analizza i nuovi contributi dei Paesi all’energia inquinante dovuti alla necessità di evitare la crisi economica post-pandemica

Il denaro che l’Italia assegnerà alle fonti energetiche fossili per far fronte alla crisi economica dovuta alla pandemia avranno un impatto maggiore agli eco-incentivi previsti per la transizione verde. Il bilancio negativo dei contributi ‘green’ avrà così l’effetto di trainare la ripresa italiana con le fonti fossili. Questa è la fotografia scattata dal giornale britannico The Guardian, che ha stilato il ‘ranking’ dei Paesi che dedicano più fondi alla transizione verde, salvo poi elargire contributi maggiori per mantenere i posti di lavoro delle fonti fossili. Tra le principali economie Ue, come evidenzia la tabella pubblicata dalla testata inglese, l’Italia è quella che darà maggiori contributi all’energia fossile. 

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La ripresa fossile

“Le promesse di una ripresa a basse emissioni di carbonio non si stanno concretizzando”, nota con rammarico il giornale britannico da tempo impegnato nella sensibilizzazione sui temi ambientali. “Solo un pugno di grandi Paesi sta pompando fondi di salvataggio in una ripresa a basse emissioni di carbonio” che sostenga “l'energia rinnovabile, i veicoli elettrici e l'efficienza energetica”.

Cina e Usa: aspettando il fattore Biden

Dall’altra parte della classifica c’è la Cina che dedica meno di 1,5 miliari di euro in progetti verdi. Negli Stati Uniti solo 26 miliardi di dollari sono dedicati allo sviluppo di fonti energetiche pulite a fronte dell’impegno Ue superiore ai 50 miliardi. Ma il presidente eletto Joe Biden ha già annunciato un ambizioso piano di investimenti ‘green’ che catapulterebbero gli Stati Uniti in cima alla classifica per spesa sostenibile in fonti rinnovabili. 

I più virtuosi

Al momento solo Francia, Spagna, Regno Unito e Germania, assieme all’Ue, possono vantare piani di contributi alle fonti energetiche che assegnano più fondi all’economia ‘green’ che a quella fossile. L'Agenzia internazionale dell'energia ha calcolato per il Guardian che i Paesi stanno pianificando tagli alle emissioni che ammontano solo al 15% delle riduzioni necessarie per rispettare l'accordo di Parigi. L’Agenzia ha anche scoperto che le emissioni della Cina, diminuite bruscamente nelle fasi iniziali della pandemia, sono già rimbalzate ai livelli del 2019 che verranno presto sorpassati.

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