Sempre più Tory contro la violazione dei patti sulla Brexit, Cameron quinto ex premier a dire no

Johnson pronto a scavalcare l'accordo sul divorzio per quanto riguarda l'Irlanda del Nord, un'eventualità che potrebbe creare un precedente pericoloso per il Paese mettendo in pericolo la sua reputazione nello scacchiere internazionale in vista di nuovi accordi commerciali

Boris Johnson e David Cameron nel 2015 - foto archivio Ansa EPA/WILL OLIVER

Vantaggioso o svantaggioso che sia un patto resta un patto e se è stato sottoscritto va rispettato. Per i britannici questo è sempre stato un punto d'onore, ed è anche un principio fondamentale del capitalismo, di cui il Regno Unito è da sempre uno degli alfieri nel mondo. Eppure Boris Johnson sta facendo di tutto per dimostrare di non essere affatto spaventato dall'idea di violare gli accordi da lui stesso negoziati lo scorso anno e sottoscritti a gennaio con l'Unione europea sulla Brexit.

Ex premier critici

Un'eventualità contro cui si è schierato anche David Cameron, secondo cui "approvare un atto in Parlamento e poi violare gli obblighi di un trattato internazionale è veramente l'ultima cosa da fare. Dovrebbe essere assolutamente l'ultima spiaggia”. Cameron, l'uomo che ha dato di fatto il via alla Brexit proponendo il referendum, è così il quinto ex premier a schierarsi contro i piani di BoJo. Prima di lui lo avevano già fatto i laburisti Tony Blair e Gordon Brown, e altri due conservatori, Theresa May e John Major. È stato proprio quest'ultimo il critico più severo dell'idea. "Per generazioni, la parola della Gran Bretagna, data solennemente, è stata accettata da amici e nemici. La nostra firma su qualsiasi trattato o accordo è stata ritenuta sacrosanta”, mentre ora “se perdiamo la nostra reputazione di popolo che onora le promesse fatte, avremo perso qualcosa di inestimabile e che potrebbe non essere mai più riguadagnato", ha detto a Johnson la settimana scorsa.

Internal Market Bill

Ai Comuni è in discussione l'Internal Market Bill, il disegno di legge che regola il mercato interno britannico dopo il divorzio da Bruxelles, che contiene anche una clausola per dare al governo il potere di violare l'accordo di recesso dall'Ue per quanto riguarda alcuni dettagli del commercio tra la Gran Bretagna e l'Ulster. Una cosa che lo stesso Segretario di Stato per l'Irlanda del Nord ha ammesso sia in “violazione del diritto internazionale”, anche se “in maniera molto specifica e limitata”. Un precedente del genere sarebbe molto pericoloso perché Londra, che ha appena portato a casa il suo primo importante accordo di libero scambio con il Giappone, dovrà stringere accordi commerciali con molti altri Stati, che potrebbero essere scettici all'idea di negoziare con qualcuno che è solito violare quanto sottoscritto. Tra questi gli Stati Uniti, soprattutto nel caso a vincere le prossime elezioni dovesse essere Joe Biden, che sarebbe un presidente molto più europeista (e meno amico di Johnson) di Donald Trump.

Opposizone in Aula

L'iter parlamentare del Bill non sarà privo di ostacoli ed è in crescita la truppa dei conservatori pronti a votare contro e ad appoggiare un emendamento, che dovrebbe essere votato martedì della settimana prossima, che punta a dare a Westminster il potere di veto sui piani del premier. Stasera i primi dissensi si vedranno nel numero di astensioni che ci saranno alla seconda lettura del testo, prima del suo passaggio all'esame delle Commissioni. Al momento sembra siano tra i 20 e i 30 i ribelli, e visto che la maggioranza in Aula per i conservatori è di 80, Johnson deve assicurarsi che il numero non cresca perché altrimenti saranno guai. Molti al momento restano a guardare, perché quella di Johnson potrebbe essere (cosa non improbabile) una radicale tattica negoziale per strappare più concessioni all'Ue.

Il punto di attrito con l'Ue

Il punto di maggiore attrito è l'elenco di merci ritenute da Bruxelles “a rischio” e che quindi per entrare in Irlanda del Nord dalla Gran Bretagna dovranno essere soggette a tariffe (qui un botta e risposta su Twitter tra i negoziatori di Bruxelles e Londra per gli amanti dei dettagli tecnici). Questo perché secondo gli accordi l'Ulster resterà allineato a diversi regolamenti comunitari in modo da evitare la necessità di un confine rigido sull'isola. Una cosa che Johnson aveva sottoscritto ma ora vuole cambiare affermando che l'Ue sarebbe pronta a usare una interpretazione “estrema” del patto addirittura per bloccare l'afflusso di cibo britannico in Irlanda e dividere il Regno Unito. Tattica o meno l'eventualità non piace neanche a molti dei conservatori.

Rischio "danni permanenti"

Anche l'ex procuratore generale Geoffrey Cox, un conservatore convinto fautore della Brexit e autore dell'accordo di divorzio di Londra ai tempi di May ha già avvertito che voterà contro. Violare la legge internazionale provocherebbe "danni permanenti alla reputazione del paese", ha avvertito in un intervento sul Times. Il segretario alla giustizia Robert Buckland per ora ha appoggiato il disegno di legge, ma ha avvertito che si dimetterà se il primo ministro alla fine andrà avanti e violerà il diritto internazionale, cosa che ritiene "inaccettabile".

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