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Ritorno a scuola, le linee guida Ue anti-Covid

Gli esperti rassicurano sull’incidenza dei contagi in classe, ma avvertono sull’importanza dei test per chiunque riporti sintomi e del tracciamento dei contatti. Apprendimento a rischio nell'anno scolastico che sta per cominciare

Da qui a fine settembre comincerà in tutta Europa un anno scolastico quantomeno incerto e segnato dai rischi di interruzione dovuti ad eventuali seconde ondate di coronavirus. Nella prima fase della pandemia che il Vecchio Continente si è lasciato alle spalle, i Governi Ue si sono sentiti costretti a chiudere le classi nonostante “le scuole e non sembrino svolgere un ruolo importante nella trasmissione del virus”. A metterlo nero su bianco è l’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, che nelle sue linee guide sulla riapertura delle scuole riconosce comunque la pericolosità del contagio “da parte dei bambini asintomatici e presintomatici”.

La carica virale nei bambini

Gli esperti Ue precisano che seppure vi siano “prove crescenti del basso impatto di Covid-19 nei bambini”, “il ruolo generale che i minori giocano nella trasmissione e diffusione del Sars-CoV-2 rimane poco chiaro”. Ad esempio “uno studio recente suggerisce che la carica virale nei bambini di età inferiore ai cinque anni con sintomi Covid-19 da lievi a moderati è maggiore rispetto ai bambini più grandi e agli adulti”. Ma al netto di ricerche e ipotesi da confermare, “una strategia di test ben applicata negli ambienti scolastici potrebbe svolgere un ruolo importante nella prevenzione della trasmissione del virus all'interno dell'ambiente scolastico e della comunità”. Da qui una serie di linee guida di cui gli esecutivi dovranno tenere conto. 

La gestione dei casi a scuola

L’Ecdc raccomanda una strategia incentrata sui test, sul tracciamento dei contatti degli eventuali soggetti positivi e sulle azioni di monitoraggio nei confronti degli individui a rischio. Consigli che potrebbero sembrare banali e ripetitivi rispetto alle norme di prevenzione dei luoghi di lavoro. Ma che nel caso degli istituti scolastici vanno applicati - secondo gli esperti - in maniera ancora più scrupolosa a tutti i soggetti coinvolti: alunni, insegnati, personale scolastico e famiglie. “Tutti gli studenti e il personale che mostrano sintomi compatibili con il Covid-19 dovrebbero essere testati” tenendo conto delle attuali linee guida sui test in laboratorio, specificano gli autori del documento. In caso di avvenuto accertamento di uno o più casi, “la ricerca dei contatti dovrebbe essere avviata prontamente dopo l'identificazione di un caso confermato e dovrebbe includere i contatti nella scuola (studenti, insegnanti e altro personale), nella famiglia e in altre strutture”. “Le persone asintomatiche identificate come contatti (stretti) di casi ad alto rischio durante il tracciamento dei contatti potrebbero essere presi in considerazione per il test SARS-CoV-2. Ciò consente un rapido isolamento di nuovi potenziali casi e una rapida tracciabilità dei contatti”, si sottolinea nel documento.

Tempi della quarantena preventiva

“Ai genitori - prosegue l’Ecdc - dovrebbero essere fornite informazioni sui sintomi nei bambini a cui prestare attenzione, nonché su dove accedere ai test e ai consigli medici”. “I bambini che vivono in una famiglia in cui è stato confermato che qualcuno ha il Covid-19 devono essere messi in quarantena e non frequentare la scuola”, si precisa nelle linee guida che poi fissano i tempi per il ritorno alla normalità dopo l’esposizione al rischio di contagio. “Se il caso familiare è isolato o gestito in ospedale, la quarantena per il bambino dovrebbe essere di 14 giorni dopo la sua ultima esposizione al caso”, precisano gli esperti. “Se il caso è gestito a casa e non isolato, i 14 giorni di quarantena per il bambino dovrebbero essere contati dal giorno in cui tutti e tre i seguenti criteri sono soddisfatti per il caso: otto giorni dopo l'insorgenza dei sintomi, abbassamento della febbre e miglioramento clinico di altri sintomi per almeno tre giorni”. Lunghe assenze individuali e quarantene collettive potrebbero dunque mettere a rischio anche l’anno scolastico 2020/21, dopo la brusca interruzione del precedente. Spetterà alle parti coinvolte ridurre al minimo non solo i rischi per la salute pubblica, ma anche i danni all’attività scolastica, una vittima spesso dimenticata nel contesto degli effetti della crisi pandemica.

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