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Lunedì, 28 Novembre 2022
L'allarme

"Senza navi Ue rischio nuove stragi di migranti nel Mediterraneo"

Msf, Sos Méditerranée e Sea-Watch lanciano un appello a Bruxelles: servono "urgentemente" mezzi di ricerca e soccorso

Nel Mediterraneo centrale il rischio di nuove tragedie di migranti è molto alto. Le partenze sono ricominciate e le organizzazioni umanitarie fanno fatica a tenere il passo delle richieste di aiuto. Ecco perché servono le "navi civili di ricerca e soccorso" messe a disposizione dai Paesi Ue. È l'appello lanciato da Medici senza frontiere Sos Méditerranée e Sea-Watch.

Le ong chiedono all'Europa di rimettere "urgentemente" in mare mezzi per la ricerca e soccorso nel Mediterraneo o vi saranno altri morti tra i migranti che tentato la traversata. In cinque giorni la Geo Barents e la Ocean Viking hanno salvato sedici imbarcazioni in difficoltà, mentre la settimana precedente la Sea-Watch 3 aveva soccorso cinque imbarcazioni per un totale di 444 persone. "Senza la presenza di navi civili di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale - affermano le tre ong - i bambini, le donne e gli uomini soccorsi durante queste operazioni di salvataggio sarebbero stati abbandonati al loro destino nelle acque internazionali al largo della Libia, sulla rotta migratoria marittima più letale al mondo dal 2014. Il mancato impegno a livello europeo di un'attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale, oltre ai ritardi nell'assegnazione di un luogo sicuro di sbarco, hanno minato l'integrità e la capacità del sistema di ricerca e soccorso e quindi la possibilità di salvare vite umane".

In estate, quando le condizioni meteorologiche sono più favorevoli per tentare un viaggio così pericoloso, le partenze dalla Libia, spiegano le ong, sono "più frequenti ed è quindi necessaria una flotta di ricerca e soccorso adeguata". "Attualmente, dato lo stato di necessità, sono 659 le persone a bordo della Geo Barents, un numero superiore alla capacità della nave. Abbiamo continuato a ricevere richieste che erano rimaste senza risposta o ad avvistare barche in pericolo dal nostro ponte ed è nostro dovere legale e morale non lasciar annegare queste persone".

Considerati i bisogni, "limitarsi a colmare il vuoto delle istituzioni nella conduzione di un'operazione di ricerca e soccorso non è più sufficiente e accrescere la capacità di risposta nel Mediterraneo centrale si pone come una necessità imprescindibile", dice Juan Matias Gil, capomissione SAR di Msf. Mentre la Sea-Watch 3 il 30 luglio ha completato le operazioni di sbarco di 438 persone presso il porto di Taranto e la Ocean Viking l'1 agosto ha fatto sbarcare a Salerno 387 donne, bambini e uomini soccorsi tra il 24 e il 25 luglio, la Geo Barents è ancora in attesa di una soluzione per i sopravvissuti soccorsi sette giorni fa. "Tenere le persone soccorse bloccate in mare per giorni in attesa di sbarcare in un luogo sicuro è un'ulteriore violenza imposta a chi è già estremamente vulnerabile", aggiunge Gil.

"I sopravvissuti salvati dalla Ocean Viking negli ultimi sei anni - afferma Xavier Lauth, direttore delle operazioni della ong - hanno raccontato ai nostri team storie strazianti di violenze e abusi. L'ultima e unica speranza che hanno è quella di riuscire a fuggire dalla Libia, che spesso definiscono un inferno sulla terra, attraversando il mare a prescindere dai rischi che corrono. La rimozione di operazioni di ricerca e soccorso europei adeguati e competenti nelle acque internazionali al largo della Libia si è rivelata letale e inefficace nel prevenire pericolosi attraversamenti". Proprio questa settimana, la Corte di giustizia dell'Ue ha chiarito gli obblighi degli Stati membri rispetto allo sbarco e alla prima accoglienza dei migranti salvati dalle ong.

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