Sabato, 13 Luglio 2024
Sicurezza internazionale

La più grande minaccia globale del 2024 è la disinformazione

L'allarme del World economic forum: la manipolazione delle informazioni rischia di provocare enormi danni socioeconomici, soprattutto in un anno in cui quasi metà della popolazione mondiale si recherà alle urne

Tra le principali minacce all'economia globale nel breve termine, al primo posto troviamo la disinformazione, particolarmente pericolosa in un anno, come quello in corso, in cui circa la metà della popolazione mondiale andrà a votare in un qualche appuntamento elettorale. Nel lungo periodo, invece, preoccupano soprattutto il cambiamento climatico e le sue conseguenze, tra cui l'aumento degli eventi climatici estremi.

Questo almeno è quanto raccolto in un report del World economic forum, pubblicato lo scorso 10 gennaio in vista del summit annuale che è iniziato oggi, lunedì 15 gennaio, a Davos, in Svizzera, e che durerà per tutta la settimana. Stando al rapporto, che raccoglie le opinioni di oltre 1400 esperti di rischi globali e sicurezza internazionale nonché policy maker, la crescente frammentazione dell'ordine multipolare nel prossimo decennio renderà più complessa la cooperazione tra gli Stati sulle questioni più urgenti dell'agenda globale.

Secondo Saadia Zahidi, amministratrice delegata del Forum, "un ordine globale instabile, caratterizzato da narrazioni polarizzanti e da insicurezza, l'aggravarsi degli impatti degli eventi climatici estremi e l'incertezza economica stanno accelerando lo sviluppo di alcuni rischi, come quelli legati alla misinformazione e alla disinformazione".

L'outlook mondiale nel breve termine è piuttosto negativo in termini generali, e le previsioni parlano di un possibile peggioramento nel lungo periodo. Se circa il 30% degli esperti intervistati ritiene probabili delle "catastrofi globali" nel giro di un paio d'anni, quando la prospettiva si allarga al 2034 i pessimisti aumentano fino a due su tre. Ai primi cinque posti della classifica dei rischi nel prossimo biennio troviamo misinformazione e disinformazione, seguite da eventi atmosferici estremi, polarizzazione sociale, cyber "insecurity" e conflitti armati tra Stati. La top five del decennio, invece, comprende quattro rischi legati all'ambiente (eventi climatici estremi, cambiamenti critici negli ecosistemi, perdita di biodiversità, carenza di risorse naturali) e di nuovo misinformazione e disinformazione.

Entrambe le liste sono quindi dominate dalle preoccupazioni per i risvolti sociali dei fenomeni di misinformazione e disinformazione. La differenza tra le due, in estrema sintesi, è che nel primo caso non c'è l'intenzionalità nella diffusione di informazioni false o fuorvianti, mentre nel secondo tale diffusione avviene in maniera deliberata e intenzionale. In un mondo in cui le tecnologie digitali si sviluppano rapidamente e in cui l'intelligenza artificiale (Ai) fa passi da gigante mentre la legislazione fatica a tenersi aggiornata, è evidente come il potenziale per la destabilizzazione sociale di questi strumenti sia in continua crescita, soprattutto considerando il costo relativamente basso e sostenibile da una moltitudine di attori malintenzionati, statali e non.

Del resto, da anni ormai siamo abituati a sentire parlare di guerra ibrida: secondo il Forum, la situazione è destinata a peggiorare, e considerando la quantità di elezioni che si terranno nel 2024 i pericoli sono estremamente reali, con le tornate elettorali in Ue e negli Stati Uniti tra i bersagli più ghiotti, soprattutto per i famigerati collettivi di hacker russi, spesso sponsorizzati indirettamente dal Cremlino.

Ma i rischi legati alla manipolazione delle informazioni non riguardano esclusivamente il settore pubblico e governativo. Al contrario, possono coinvolgere anche le aziende nel settore privato, dato che le azioni di attori malintenzionati mettono a rischio le catene di approvvigionamento globali e pongono minacce dirette agli operatori economici.

In questo quadro, suggerisce il rapporto, vanno ripensate le strategie per affrontare i rischi globali, rifocalizzando gli sforzi di cooperazione sulla definizione tempestiva di meccanismi di protezione contro le minacce più pericolose, puntando ad esempio su accordi di regolamentazione dell'utilizzo dell'Ai nei processi decisionali legati ai conflitti armati. Ma il report menziona anche altri approcci che gli Stati possono adottare autonomamente, come ad esempio delle campagne di alfabetizzazione digitale e di contrasto alla manipolazione delle informazioni.

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