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Venerdì, 21 Gennaio 2022
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A settembre l'Ue ha registrato più morti in eccesso di un anno fa (anche in Italia)

L'indicatore dell'Eurostat valuta l'impatto del Covid sulla mortalità della popolazione

L'eccesso di mortalità nell'Unione europea è tornato a salire, ma non in Italia. A settembre, i 27 Paesi Ue hanno registrato nel complesso un aumento di tale indicatore, salito a +12% a settembre 2021 (rispetto alle medie degli stessi mesi 2016–2019). La situazione è gradualmente peggiorata nella maggior parte degli Stati membri, variando dal +50% della Bulgaria a meno del +4% in Belgio, Svezia e Ungheria. L'Italia è in controtendenza, con un leggero calo tra agosto e settembre, quando l'eccesso di mortalità è stato del 6,4% più alto rispetto al triennio 2016-2019. Sia il tasso Ue che quello italiano dello scorso settembre sono comunque più alti di quelli registrati nel settembre 2020, che erano stati rispettivamente del +8% e del +6,2% (sempre rispetto al triennio 2016-2019). 

E' quanto emerge dai dati pubblicati da Eurostat, l’agenzia di analisi statistica dell’Ue, che con lo scoppio della pandemia ha cominciato ad aggiornare periodicamente tale indicatore, che mostra l'impatto del Covid-19 sulla mortalità della popolazione europea.

Come funziona l’indicatore

L’eccesso di mortalità si riferisce al numero totale delle morti (per qualunque causa) in un dato intervallo di tempo, per vedere se supera la media osservabile in condizioni “normali”. Questo indicatore è stato sviluppato dall’Eurostat l’anno scorso per monitorare l’evoluzione della pandemia, ed è costruito a partire dai dati settimanali trasmessi dagli istituti statistici nazionali dei Paesi europei. Sono considerati tutti i decessi avvenuti tra gennaio 2020 e settembre 2021, mentre il termine di paragone è il quadriennio 2016-2019. Tramite l’analisi di questi dati, è possibile farsi un’idea dell’impatto della crisi sanitaria sul tasso di mortalità: visto che i dati sono aggregati (non si distinguono le cause dei decessi), si tratta di un’operazione meno ambigua rispetto all’analisi dei dati sui soli morti da Covid, in quanto i criteri per rilevare questi ultimi variano da Paese a Paese mentre il numero totale delle morti è fisso.

La pandemia in Ue

I dati raccolti da Eurostat mostrano che il numero dei decessi nell’Ue a 27 inizia a salire nel mese di marzo 2020, per raggiungere un primo picco (+25,3%) ad aprile. Da quel momento, diversi Paesi hanno iniziato ad adottare vari tipi di restrizioni, portando ad un rallentamento dell’incremento della mortalità (sceso a +3% a maggio) che è rimasto sostanzialmente stabile durante l’estate. Ma da ottobre la seconda ondata ha travolto nuovamente il continente, facendo aumentare i decessi del 40% a novembre rispetto al periodo 2016-19. Il dato si è poi riavvicinato alle medie “normali”, diminuendo fino al +5,9% di febbraio 2021.

In generale, in Ue nel 2020 c’è stato un eccesso di mortalità dell’11,9%, con circa 550mila decessi in più rispetto a quelli registrati annualmente tra il 2016 e il 2019. Naturalmente questa media europea nasconde le varianze nazionali: Paesi come l’Italia, la Spagna, la Polonia e la Slovenia hanno visto un eccesso del 18%, mentre altri come Estonia, Lettonia e Danimarca non hanno superato il +2%. In termini assoluti, la popolazione europea è calata leggermente da 447,3 a 447,0 milioni, interrompendo un lungo periodo di crescita supportato da una migrazione netta positiva (immigrati-emigrati).

I singoli Paesi

Come si diceva, ogni Paese ha seguito un percorso diverso, venendo colpito più o meno duramente dal virus, e non necessariamente nello stesso periodo. L’Italia, ad esempio, ha registrato il primo picco a marzo 2020 (e non ad aprile), toccando il +49,6%, mentre il secondo picco di novembre 2020 è stato ancora peggiore: +51,6%. Insieme al nostro Paese, la prima ondata ha colpito maggiormente Spagna (+80,5% ad aprile), Belgio (+71,3%), e Paesi Bassi (+53,7%). La seconda ondata è stata invece mediamente più dura nell’Europa orientale: Polonia (+97% a novembre), Bulgaria (+94,4%), Slovenia (+93,2%) e Repubblica Ceca (+75,8%).

Verso una recrudescenza?

Nel corso del 2021, nonostante l’impiego massiccio dei vaccini anti-Covid, i decessi sono tornati a salire in tutta Europa a marzo per toccare un nuovo picco ad aprile (+20,6%). La curva è scesa nuovamente fino al +5,1% di luglio, per poi risalire fino al +12,1% registrato lo scorso settembre, l’ultimo dato Eurostat disponibile. In generale, alla fine dell’estate la situazione è peggiorata in tutti gli Stati membri, tanto che gli esperti parlano ormai di quarta ondata del virus.

Anche qui, i numeri variano grandemente da Paese a Paese. Alcuni Stati hanno registrato nuovi picchi ad aprile, come la Bulgaria (+76,7%), la Polonia (+65,3%) e la Repubblica Ceca (+61,5%). A settembre in Bulgaria i decessi sono stati il 50,2% in più, mentre in Romania, Grecia e Lituania l’eccesso di mortalità si è attestato intorno al 30%. Di contro, in Belgio, Svezia e Ungheria il tasso è rimasto compreso tra il 2% e il 4%. Nel 2021, l’Italia è rimasta costantemente al di sotto della media Ue tranne che nel mese di marzo (con uno scarto di quasi 7 punti percentuali): a settembre il dato era fermo al +6,4%, quasi la metà della media europea. Altri Stati come la Francia, la Spagna, la Germania, i Paesi Bassi e l’Austria avevano tutti incrementi compresi tra il 10% e il 12,4%.

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