Si va verso un ulteriore rinvio della Brexit, ma la Francia frena

Parigi vuole la linea dura e concedere un'estensione di soli pochi giorni, ma il paese potrebbe avere bisogno di altri 3 mesi per tornare alle urne ed eleggere un nuovo governo che guidi la transizione

Boris Johnson ha avuto l'ok dei Comuni al suo accordo con l'Unione europea ma la Brexit non è destinata comunque ad avvenire nei tempi sperati dal premier che sarà costretto a richiedere un ulteriore rinvio, nonostante abbia sempre promesso che non lo avrebbe fatto.

La sconfitta ai Comuni

Ieri i deputati hanno approvato l'intesaraggiunta a Bruxelles la scorsa settimana con 329 voti a 299, la prima volta che i Comuni hanno formalmente approvato un piano Brexit. Tuttavia, solo 20 minuti dopo, i parlamentari hanno dato uno schiaffo al governo e respinto la cosiddetta mozione di programma, che fissava un calendario accelerato per il disegno di legge per assicurare un'uscita il 31 ottobre, con 308 voti a favore a 322 contro (Johnson aveva chiesto ai parlamentari di esprimersi entro oggi sul testo di 110 pagine). La palla ora passa di nuovo nel campo europeo.

Europa divisa

Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha chiesto agli Stati membri dell'Unione europea di accettare un terzo rinvio del divorzio. In un tweet gli ha chiesto di "accettare la richiesta britannica di un ulteriore rinvio della data di uscita" del Regno Unito e ha proposto che "si decidesse mediante procedura scritta", ovvero senza convocare un vertice. Tusk non ha fatto riferimento alla durata di un'eventuale proroga che resta al momento l'incognita. La strada della procedura scritta per concedere l'estensione è infatti percorribile se tutti i Paesi sono d'accordo, ma per il momento tra i 27 sembrano esserci due diverse scuole di pensiero: c'è chi è pronto a concedere un'estensione di tre mesi, e chi invece un mese soltanto o anche meno. La Francia di Emmanuel Macron è quella che sta al momento facendo maggiore resistenza. Parigi è favorevole solo a un rinvio "tecnico di qualche giorno, per permettere al parlamento britannico di completare la procedura parlamentare", ma "al di fuori di questa prospettiva, è esclusa un'estensione intesa a risparmiare tempo o a ridiscutere l'accordo", ha detto il ministro degli Affari europei Amelie de Montchalin. Più morbida la posizione di Berlino. Prima di decidere però "abbiamo bisogno di sapere: quale sarà la ragione?" ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, all'emittente televisiva N-tv. "Se si tratta di rinviare la scadenza di due o tre settimane per consentire ai parlamentari di Londra di attuare la ratifica della legislazione di uscita in modo ragionevole, penso che non sarebbe un problema", ha aggiunto. Incontro a Londra è venuto anche il Parlamento europeo.

L'Ok del parlamento Ue

"Dopo il voto del Parlamento britannico e l'annuncio del primo ministro, Boris Johnson, di bloccare la procedura di ratifica, sul tavolo resta la richiesta del governo britannico di una estensione fino al 31 Gennaio”, ha detto il presidente, David Sassoli, in una dichiarazione in cui afferma di pensare che "sia raccomandabile”, concedere il rinvio per permettere al Regno Unito “di chiarire la propria situazione e, per quanto riguarda il Parlamento europeo, di esercitare le proprie prerogative”. Anche il taoiseach irlandese, Leo Varadkar, ha lasciato intendere che un'estensione della Brexit al 31 gennaio sarebbe il modo migliore per uscire dall'ulteriore impasse nella strada per evitare il No Deal, un parere quest'ultimo di grande peso, visto che solo un accordo risolverebbe la questione del confine nord irladese.

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Possibili elezioni anticipate

Quello che resta da capire è a cosa servirà il rinvio. Molto probabilmente a permettere al Paese di indire nuove elezioni per fare in modo che il futuro governo possa negoziare gli ultimi dettagli ma soprattutto le nuove relazioni che il Paese intende avere con l'Unione europea (l'accordo di Johnson riguarda solo il recesso e non la nuova partnership). A questo scopo il premier potrebbe incontrare a breve il leader dell'opposizione, Jeremy Corbyn, per trovare una soluzione.

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