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Rimpatriare irregolari e dare più visti ai Paesi che li riprendono: la nuova strategia Ue sui migranti

Nella riunione 'jumbo', ministri degli Esteri e degli Interni danno via libera alla Commissione per dialogare direttamente con i Paesi d'origine e di transito dei migranti. L'obiettivo è quello di combattere gli arrivi 'clandestini' per privilegiare i canali regolari

Il Patto Ue sull’immigrazione e l’asilo, per vedere la luce, ha bisogno del sostegno dei Paesi d’origine e di transito dei migranti. A mettere in chiaro la dura realtà è stato l’Alto rappresentante Ue per la politica estera, Josep Borrell, al termine dell’affollata riunione ‘jumbo’ tra i ministri degli Esteri e degli Interni degli Stati Ue. Una sessantina di politici - tra rappresentanti dei Governi, del Consiglio Ue e della Commissione europea - hanno partecipato alla riunione organizzata per affrontare i nodi da sciogliere sulla strategia pubblicata dall’esecutivo Ue lo scorso settembre, che ancora fatica a trovare il consenso dei Paesi membri. Tanto che, al termine dell’incontro, Borrell stesso ha ammesso: “Non possiamo aspettare altri sei anni per avere un'altra riunione congiunta per parlare d'immigrazione coi ministri degli Interni e degli Affari esteri”.

"Necessaria la collaborazione"

Il riferimento è al precedente meeting nello stesso formato e sullo stesso tema, ma con protagonisti e priorità assai differenti. Nel 2015 l’Europa era infatti al centro della cosiddetta crisi migratoria scatenata soprattutto dal conflitto in Siria, di cui si è ricordato proprio in questi giorni il triste decennale dall’inizio della guerra. “La migrazione - ha detto ieri Borrell - è un fenomeno che mette in relazione un Paese con un altro” e quindi “è impossibile risolvere i problemi senza la collaborazione dei Paesi d'origine e di transito”. In altre parole, “utilizzeremo tutti i mezzi a nostra disposizione per fare passi in avanti nella cooperazione”, ha detto l’Alto rappresentante. 

Il 'do ut des' sull'immigrazione

Per fare ciò “serve un approccio generale e completo che copra tutti i pilastri del Patto Ue per la migrazione”, ha aggiunto il politico spagnolo in conferenza stampa. Tale approccio “rappresenta il modo più efficace ed efficiente per fare progressi sui rimpatri e per una gestione migliore dell’immigrazione”. In sostanza, l’idea delle istituzioni di Bruxelles è quella di siglare nuovi accordi coi Paesi d’origine o di transito dei migranti affinché tali Stati si assumano più responsabilità nel controllo delle frontiere e nella gestione dei flussi migratori in arrivo dalle nazioni vicine. La domanda sorge spontanea: e i Paesi che collaborano che ci guadagnano? Occorrono “possibilità di immigrazione legale”, ha spiegato Borrell, che “devono essere parte integrante dell'equazione per costruire un partenariato” coi Paesi d'origine o di transito e “rimuove gli incentivi per le rotte illegali”. Un 'do ut des' nel quale potrebbero giocare un ruolo anche i preziosi fondi per la cooperazione, che Bruxelles potrebbe iniziare a collegare al raggiungimento di obiettivi sul controllo dei migranti.

I problemi nella gestione dei migranti nell'Ue

"Dobbiamo fare di più per la gestione dell'immigrazione e dei rifugiati” che rappresenta “un ambito importante del nostro impegno”, ha concluso Borrell, con una parziale ammissione degli attuali problemi interni all’Ue nel fronteggiare un flusso di persone, sulla carta per nulla impossibile da organizzare in modo ordinato e dignitoso per un continente come l’Europa.

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