Giovedì, 21 Ottobre 2021
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“Puntare sui rimpatri volontari, costano meno di quelli forzati”: la risposta Ue al tema immigrazione

A meno di una settimana dal naufragio che ha causato la morte di 130 persone, la Commissione ricorda "la tragedia europea". Ma poi tira dritto sul programma che mira, con l'aiuto di Frontex, a riportare nel Paese d'origine chi varca illegalmente i confini dell'Europa

Il Servizio di ricerca del Parlamento europeo ha calcolato che ogni rimpatrio forzato di un migrante irregolare dall’Ue al Paese d’origine costa in media 3.414 euro, a fronte dei soli 560 euro necessari per compiere un rimpatrio volontario, ovvero quello di un migrante che collabora per tornare a casa. Questa considerazione, puramente economica, si aggiunge agli altri motivi che hanno convinto la Commissione europea a puntare con forza sulla “prima strategia dell’Ue sui rimpatri volontari” dei migranti privi di permesso di soggiorno. “Non stiamo usando la tragedia delle madri e dei bambini che hanno perso la vita nel Mediterraneo per incoraggiare i rimpatri”, ha risposto la commissaria Ue agli Affari interni, Ylva Johansson, a chi la accusava di aver scelto una tempistica quantomeno sconveniente.

La tragedia europea

Durante la conferenza stampa di presentazione del piano, la commissaria europea è stata costretta più volte a tornare sul naufragio della scorsa settimana. "Il Mar Mediterraneo non è una scacchiera, avere 130 persone a bordo di un piccolo gommone con onde alte sei metri è terribilmente pericoloso”, ha aggiunto la politica Ue, dando l’impressione di voler più rimproverare che ricordare quelle che lei stessa chiama “le vittime di una tragedia europea”. Ma sulle responsabilità dell’ennesima strage del mare, la commissaria ha preferito non puntare il dito contro nessuno, ad eccezione degli scafisti. “Salvare vite, ovviamente, va sempre messo al centro”, ha spiegato “e per questo bisogna investire nel combattere i trafficanti, nella prevenzione dei viaggi pericolosi e in percorsi legali sia per i rifugiati che per coloro che vogliono cercare lavoro nell'Unione europea”. E per chi non rispetta le regole, c’è sempre il rimpatrio.

Sette rimpatri su dieci sono forzati

 “L'Ue sta costruendo un nuovo ecosistema sui rimpatri, cercando di aumentare la cooperazione in materia di riammissione, migliorare il quadro di governance, dotare Frontex di un nuovo mandato operativo e nominare un coordinatore dell'Ue per i rimpatri”, è la sintesi del piano offerta dal vicepresidente della Commissione, Margaritis Schinas. Tre gli ambiti sui quali i funzionari di Palazzo Berlaymont sono convinti si possa migliorare: semplificare il quadro giuridico, favorire il rimpatrio volontario con programmi di reinserimento e rafforzare la cooperazione con i Paesi di partenza o transito dei migranti. La Commissione ha dunque promesso di intervenire su fattori come “le lacune tra le procedure di asilo e di rimpatrio, le difficoltà nella prevenzione delle fughe, le risorse insufficienti, la mancanza di dati e la capacità amministrativa limitata”, si legge nel documento Ue. Tutte difficoltà che “contribuiscono alla scarsa diffusione nei programmi di rimpatrio volontario assistito”, si precisa. “Solo un terzo delle persone senza diritto di soggiorno nell'Ue fanno ritorno nel loro Paese di origine”, ha ricordato Johansson, e di queste “meno del 30% lo fa volontariamente”. Di qui il desiderio di Bruxelles di far scendere la quota di quei sette rimpatri su dieci che oggi vengono compiuti in Europa con l'uso della forza. 

Il Patto che non piace all'Italia

“I rimpatri volontari sono sempre l'opzione migliore: mettono l'individuo al centro, sono più efficaci e meno costosi”, ha spiegato la commissaria europea dalla sala stampa della Commissione. Il piano dei rimpatri si inserisce nel più ampio contesto del nuovo Patto Ue sulla migrazione e l’asilo. La riforma delle regole europee sui flussi migratori presentata a fine settembre non piace - per usare un eufemismo - ai diretti interessati, ovvero i Paesi mediterranei. Un piano, quello dell’Ue, “che dobbiamo cambiare” perché “vogliamo che l'Europa si organizzi e si strutturi in termini di solidarietà e responsabilità nei suoi confini”, ha ribadito ieri durante la trasmissione televisiva Agorà il sottosegretario agli Affari europei, Enzo Amendola. Ma alle richieste di solidarietà l’Ue ha replicato con un piano sul rimpatrio dei migranti. Non proprio l’effetto auspicato dai Governi del Sud Europa. 

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