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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Frontex / Ucraina

Ora più ucraini tornano nel loro Paese di quanti ne fuggano

Dall'inizio della guerra 7 milioni di profughi sono arrivati in Europa. Ma 2,3 milioni hanno fatto rientro

Gli ucraini fuggiti dalla guerra stanno, a poco a poco, tornando nel loro Paese. Nelle ultime settimane sono state registrate più persone che rientrano di quelle che lasciano il Paese: tra il 25 e il 31 maggio, infatti, quasi 260mila sfollati hanno lasciato l'Ue. In totale, 2,3 milioni di persone sono tornate nel loro Paese dall'inizio della guerra. In totale, sono circa 5,3 milioni i profughi ucraini che si sono rifugiati nell'Ue dall'inizio del conflitto, numero che sale a 7 milioni se si considerano anche i cittadini non ucraini. Lo riporta l'ultimo bollettino di Frontex, l'agenzia europea per il controllo delle frontiere.

I numeri

Polonia e Romania continuano a registrare il maggior numero di arrivi, con rispettivamente 147mila e 32mila profughi che hanno attraversato i confini dei due Paesi tra il 25 e il 31 maggio. Il traffico alle frontiere rimane stabile e non si registrano grosse congestioni. Ogni giorno entrano nel Paese circa 144 camion con aiuti umanitari. In Italia, invece, i profughi totali sono circa 125mila: 65.481 sono donne, 18.631 uomini e 41.088 minori. Le città principali di destinazione dichiarate all'ingresso sono Milano, Roma, Napoli e Bologna.

Frontex continua a monitorare i flussi di rifugiati per facilitare l'attraversamento delle frontiere e sostenere i corridoi di evacuazione. "Abbiamo dispiegato 477 agenti e personale lungo il confine terrestre orientale dell'Ue, di cui 340 nei Paesi confinanti con l'Ucraina, per sostenere le autorità nazionali nel controllo delle frontiere", si legge nel rapporto.

La situazione, per quanto drammatica, inizia a migliorare un poco anche all'interno del Paese. "Il 23 maggio il numero di sfollati interni in Ucraina è diminuito per la prima volta, per un totale stimato di 7,1 milioni, con una riduzione dell'11% rispetto al 3 maggio", si legge nel bollettino.

Il caso polacco

Ad aver preso la fetta più grande di profughi è stata la Polonia. Si è trattata di una pulsione di solidarietà inusuale, per uno dei governi da sempre più restio all'accoglienza di chi scappa da fame o guerre. Dal 24 febbraio, quando è iniziata l'invasione decisa da Vladimir Putin, 3,5 milioni di persone hanno attraversato il confine polacco e circa la metà sarebbero rimasti nel suo territorio.

“La Polonia rimane il principale Paese di arrivo dei rifugiati dall’Ucraina”, ha dichiarato la portavoce dell’Unhrc Olga Sarrado ai giornalisti durante il consueto briefing con la stampa a Ginevra. Sebbene il ritmo sia rallentato rispetto all’inizio di marzo, quando arrivavano oltre 100.000 persone al giorno, a maggio si è continuato a registrare circa 20.000 arrivi giornalieri.

In risposta all'afflusso senza precedenti Varsavia ha approvato una serie di misure volte ad aiutare gli ucraini, concedendo loro anche un più facile accesso al mercato del lavoro. I permessi precedentemente necessari per tutti gli altri immigrati sono stati aboliti e ora un'azienda deve semplicemente informare l'Ufficio del lavoro dell'assunzione di un rifugiato entro 14 giorni per essere in regola con la legge.

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