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Giovedì, 6 Ottobre 2022
La crisi umanitaria / Francia

Londra dice no ai rifugiati ucraini che non hanno parenti nel Regno Unito

Proteste della Francia: "Mancanza di umanità". Le ong denunciano difficoltà burocratiche anche per chi ha diritto al visto

Prima il rifiuto di concedere visti agevolati agli ucraini in fuga dalla guerra, sul modello di quanto fatto dai Paesi Ue. Poi la decisione di estendere tali visti, ma solo a chi può dimostrare di avere parenti residenti da tempo in Regno Unito. Una misura che starebbe causando confusione e "ulteriore angoscia" a "persone già vulnerabili", secondo le ong. E che la Francia ha duramente criticato, accusando il governo di Boris Johnson di "mancanza d'umanità".

Il problema, secondo quanto denunciato dal ministro degli Interni francesi Gérald Darmanin, è che Londra starebbe respingendo anche gli ucraini che avrebbero diritto all'accoglienza nel Regno Unito. Darmanin ha raccontato che a Calais, porta d'ingresso francese verso il territorio britannico, le autorità di Sua Maestà hanno rimandato indietro almeno 150 ucraini, invitandoli a recarsi a Parigi o a Bruxelles (che distano rispettivamente 300 e 200 chilometri da Calais) per provare a ottenere il visto un consolato del Regno Unito. 

"È imperativo che la vostra rappresentanza consolare - eccezionalmente e per tutta la durata di questa crisi - sia in grado di rilasciare visti per il ricongiungimento familiare in loco a Calais", si legge in una lettera inviata da Darmanin alla ministra dell'Immigrazione britannica, Priti Patel. La quale ha replicato a stretto giro che il suo governo "non sta respingendo nessuno" e che sta "facendo tutto il possibile" per accelerare gli sforzi per concedere i visti ai rifugiati ucraini. Gli "sforzi", però, sono stati finora poco produttivi: delle circa 12mila persone che fino a domenica avevano presentato richiesta di visto, appena l'1 per cento ha ottenuto il via libera all'ingresso nel Paese, secondo il Guardian. 

Lo scontro tra Parigi e Londra ha riacceso le polemiche degli scorsi mesi, quando decine di migranti sono morti nell'attraversamento della Manica per cercare di raggiungere clandestinamente il Regno Unito. La tragedia più eclatante si è verificata a novembre, quando 27 persone sono annegate non lontano dalle coste britanniche. "Le nostre coste sono state teatro di troppe tragedie umane, non aggiungiamo quelle delle famiglie ucraine", ha detto Darmanin a Patel, alludendo al rischio che gli ucraini potrebbero cercare di affidarsi ai trafficanti o a mezzi improvvisati per attraversare la Manica. 

Il vice primo ministro, Dominic Raab, ha difeso l'approccio del suo governo, affermando che aprire la porta a tutti gli ucraini avrebbe "minato il sostegno popolare". Ma le organizzazioni umanitarie britanniche non sono d'accordo, e chiedono che i visti non discriminino tra chi ha legami famigliari nel Regno Unito e chi non li ha. Secono la Immigration Law Practitioners' Association, la politica britannica nei confronti dei rifugiati in fuga dalla guerra è "frammentata" e sta causando "confusione, incertezza, ulteriore angoscia e impedimenti all'accesso in sicurezza nel Regno Unito per un gruppo di persone già vulnerabile". 

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