Oltre 5 milioni di rifugiati in Turchia e Libano. L'Uganda ne ospita più di tutta l'Ue

Al via a Ginevra il Forum mondiale sui migranti in fuda da guerre e persecuzioni. Tra gli obiettivi, trasformare in azioni concrete il Global compact firmato un anno fa all'Onu

Un bambino in un campo rifugiati dell'Onu

Ci sono circa 26 milioni di rifugiati in tutto il mondo, di cui oltre un quinto si trova concentrato in tre soli Paesi: Turchia, Libano e Uganda. Per dare loro assistenza, servirebbero almeno 10 miliardi di dollari su scala globale, ma finora i finanziamenti raccolti a livello internazionale si fermano a 4 miliardi. E' anche da questi numeri che parte il primo Forum mondiale dei rifugiati che si sta svolgendo a Ginevra, in Svizzera, sotto l'egida dell'Onu.

Sono i numeri di un'emergenza mondiale che è sull'orlo del collasso, nonostante le promesse solenni fatte con la Dichiarazione di New York per i rifugiati e migranti del 2016, siglata sulla scia della crisi che investito l'Europa nel 2015. E ribadita un anno fa con il Global compact, il patto dell'Onu che mira a creare una gestione globale dei flussi di richiedenti asilo e che è stato siglato da 164 Paesi, con il voto contrario degli Usa e l'astensione di alcuni Stati europei, tra cui l'Italia e l'Austria. 

Il Forum di Ginevra punta adesso a concretizzare questi documenti. Anche perché negli ultimi anni, gli impegni degli Stati più ricchi nel ricollocamento dei rifugiati sono stati ridimensionati: se nel 2015 erano stati reinsediati circa 126mila rifugiati, nel 2019 ci si è fermati a 54mila. “I leader mondiali hanno promesso solennemente con la Dichiarazione di New York che ci sarebbe stata una migliore condivisione delle responsabilità nella protezione e nell'assistenza ai rifugiati e agli sfollati - dice Jan Egeland, segretario generale del Norwegian Refugee Council - Da allora, i confini si sono chiusi per le famiglie in cerca di protezione, le quote di rifugiati sono state ridotte e i Paesi poveri ospitanti hanno trovato scarso sostegno internazionale. Il Forum deve invertire questa tendenza e salvare un sistema di rifugiati sull'orlo del collasso", ha aggiunto.

La situazione per molti rifugiati sta quindi peggiorando. La mancanza di finanziamenti e sostegno sta costringendo uomini, donne e bambini in fuga a finire nelle maglie del lavoro minorile e della prostituzione. I confini chiusi stanno spingendo le persone a intraprendere viaggi sempre più pericolosi. E quello che colpisce di più è come le grandi economie elevino muri sempre più alti, lasciando a Paesi emergenti o più poveri il compito di far fronte alla grande massa di rifugiati. La Turchia, per esempio, ospita 3,7 milioni di rifugiati, il Libano 1,5 milioni e l'Uganda 1,3 milioni. "L'Uganda da sola sta proteggendo più rifugiati rispetto al numero totale di persone che sono arrivate in tutta l'Unione europea, la Svizzera e la Norvegia messe insieme durante la cosiddetta crisi del 2015. Il Paese dovrebbe essere applaudito per il modo in cui ha accolto i rifugiati, ma gli applausi da soli non daranno da mangiare a chi ha lo stomaco vuoto”, dice ancora Egeland. 

Se Usa, Ue e Australia, solo per citare tre esempi, si chiudono sempre più a riccio dinanzi alle pressioni migratorie, occorre almeno far cassa comune per aiutare chi ha il maggior peso di rifugiati sulle spalle. "Veniamo da un decennio segnato da esodi che ha visto aumentare drammaticamente il numero di rifugiati", ha dichiarato l'Alto commissario delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr), Filippo Grandi, che aggiunge: "Al Forum di Ginevra dobbiamo orientare gli sforzi da profondere nel prossimo decennio al fine di sviluppare ulteriormente quanto appreso finora e di agire per sostenere i rifugiati nonché i Paesi e le comunità che li accolgono. Questo Forum rappresenta un'opportunità per testimoniare il nostro impegno collettivo per implementare il Global compact sui rifugiati e supportare le aspirazioni degli Obiettivi di sviluppo sostenibile a non lasciare indietro nessuno", ha aggiunto.

Tra gli obiettivi del Forum, oltre a impegni per "l'assistenza finanziaria, tecnica e materiale" dei rifugiati, ci sono anche "modifiche alle normative e alle politiche volte a consentire una maggiore inclusione dei rifugiati nelle società, posti per i reinsediamenti e il ritorno in condizioni sicure e dignitose" e l'aumento dei contributi dal settore privato. Non a caso, segnala l'Unhcr, più di 100 imprese e fondazioni saranno presenti a Ginevra e "sono pronte a sottoscrivere impegni negli ambiti occupazionale, finanziario e di altre forme di assistenza".

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