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Sabato, 24 Febbraio 2024
DELIVERY

In bici da Parigi a Bruxelles: la protesta dei rider contro Deliveroo & Co.

Lavoratori europei contestano i criteri dell'Ue sulla gig economy. Denunciano: "Meccanismo per stabilire se siamo dipendenti o meno è favorevole alle piattaforme"

Quattrocento chilometri in bici tra Parigi a Bruxelles. Li percorreranno otto rider provenienti da diversi Paesi per richiamare l'attenzione sui loro diritti e sulle insoddisfacenti condizioni cui sono soggetti i lavoratori delle piattaforme online. La data di arrivo prevista è mercoledì 8 novembre, il giorno in cui è previsto l'avvio dei negoziati a tre delle istituzioni dell'Unione europea su questo tema. Il messaggio che intendono lanciare è chiaro: la normativa discussa finora non basta. Il meccanismo, criticano i lavoratori, avvantaggia giganti come Deliveroo e Uber, ma risulta troppo oneroso per i singoli rider.

Ricordo per un rider morto su strada

L’iniziativa è stata organizzata dalle organizzazioni RidersXDerechos (Spagna), La Maison des Livreurs (Belgium), Riders Collective (Austria), FD SUD Commerces et Services (Francia) e la federazione delle cooperative di messaggeri per biciclette CoopCycle. L'8 novembre arriveranno a Bruxelles e terranno una commemorazione per ricordare Sultan Zadran, un corriere morto a febbraio in un incidente stradale. Il giorno seguente davanti alla sede della Commissione europea si terrà anche una manifestazione intitolata "Non lasciare che Uber faccia la legge".

Norma europea

Sono circa 28 milioni le persone in tutta Europa che lavorano tramite applicazioni su smartphone che permettono di ordinare e ricevere direttamente beni a casa. Si tratta di consegnare pasti, come anche di offrire un passaggio o eseguire attività online. Tra le piattaforme più in voga ricordiamo Deliveroo, Glovo o UberEats. Quale sia il rapporto di lavoro che intercorre tra l'azienda che crea l'applicazione e coloro che offrono materialmente il servizio stanno provando a stabilirlo i legislatori europei. Nella cosiddetta gig economy, dopo anni di vuoto legislativo, l'Unione europea si è decisa a concordare una normativa comune. Si tratta in sostanza di "stanare" i lavoratori dipendenti, che queste piattaforme spacciano per partite Iva che operano in autonomia. La normativa non riguarda solo i rider, ma anche gli autisti e i lavoratori domestici che prestano servizi tramite le piattaforme.

Inversione dell'onere della prova

A giugno di quest'anno, dopo estenuanti trattative, i governi dei 27 Stati membri hanno trovato un accordo in merito alla proposta varata dall'esecutivo europeo. La novità principale riguarda l'inversione dell'onere della prova per ottenere un contratto da dipendente nei casi in cui viene riconosciuta l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato. Secondo le nuove regole verranno fissati sette criteri che serviranno a stabilire il tipo di rapporto di lavoro (autonomo o non). Tra questi ci sono "limiti massimi sulla quantità di denaro che i lavoratori possono ricevere; restrizioni sulla loro capacità di rifiutare il lavoro; regole che ne disciplinano l'aspetto o il comportamento". Se il lavoratore ritiene che almeno tre di questi criteri sono soddisfatti potrà richiedere un contratto da dipendente ai gestori della piattaforma. È qui che scatta l'inversione dell'onere della prova: non sarà il dipendente a dover far valere le proprie ragioni, ma "spetterà alla piattaforma digitale dimostrare che non esiste alcun rapporto di lavoro (subordinato, ndr) secondo la legislazione e la prassi nazionale", aveva spiegato in una nota il Consiglio degli Stati membri.

Meccanismo troppo costoso

I criteri stabiliti non soddisfano però le organizzazioni dei rider. In un'intervista al giornale Brave New Europe, Camille Peteers, una rider di origine francese diventata una delle principali attiviste sindacali del Couriers Collective di Bruxelles, ha dichiarato: "Pensiamo che ci dovrebbe essere un meccanismo che consenta di riclassificare correttamente i lavoratori delle piattaforme, andando oltre l'attuale situazione di lavoro autonomo fasullo. Questo meccanismo sarebbe finalmente in grado di fermare le decisioni giudiziarie caso per caso sullo status giuridico dei lavoratori delle piattaforme". Secondo Peteers questo processo è troppo lungo e costoso per i lavoratori, risultando invece comodo per le piattaforme che hanno a disposizione ben altre risorse.

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